Sposati e sii sottomessa

Oggi veniamo a Sposati e sii sottomessa sapere, dalle colonne dei principali quotidiani, che palpeggiare sul luogo di lavoro le parti intime di colleghe non consenzienti, non costituisce reato.
A stabilirlo è stata la sentenza del Tribunale di Palermo, che ha assolto il 65enne Domenico Lipari, impiegato all’Agenzia dell’Entrate, denunciato da due colleghe per, appunto, palpeggiamenti e molestie. Assolto non per non aver commesso il fatto (Lipari ha sempre confermato di aver palpeggiato le due donne), ma proprio perché “il fatto non costituisce reato”. Motivazione della sentenza: “il gesto è da ritenersi come inopportuno e immaturo atteggiamento di scherzo”.
No, non ho fatto alcun errore di battitura, è andata proprio così: il Tribunale ha ritenuto un 65enne “immaturo”.

Contemporaneamente, a Latina, una donna di 42anni è stata denunciata dal marito e rinviata a giudizio per “maltrattamenti in famiglia”. Nello specifico, i maltrattamenti consisterebbero nel fatto che la donna “non effettuava con regolarità le pulizie di casa” e “non preparava la cena al marito”. Il processo, in questo caso, deve ancora iniziare, ma dal rinvio a giudizio veniamo a sapere che una donna può finire in tribunale – e rischiare una condanna da due a sei anni – se non prepara manicaretti al consorte e non gli fa trovare ogni giorno la casa linda e splendente.

Per entrambi i casi, sui social, pioggia di truci commenti di maschi entusiasti.
Per la storia di Palermo, cito in ordine sparso: “e che vuoi che sia una pacca sul culo”; “poi ste troie vengono a lavorare vestite in un modo che le palpate te le tirano via dalle mani”; “tutta sta storia per una tastata di tette”; “la sentenza è giusta: ste donne hanno rotto il cazzo”. E via dicendo.
Per quella di Latina, sempre in ordine sparso: “io avrei fatto di peggio, l’avrei ammazzata”; “era ora”; “si merita quindici anni, sta stronza”. Cito anche due commenti di donne: “del resto è venuta meno al suo compito”; “il marito ha soltanto voluto riconoscere un suo diritto sacrosanto”.

Intanto, ci ricorda un bellissimo articolo di Michela Murgia apparso oggi su “Repubblica”, dall’inizio del 2016 contiamo una vittima ogni tre giorni per femminicidio. Tra le tante, la donna morta a Catania strangolata dal marito davanti al figlio di quattro anni, la ragazza incinta di nove mesi e ridotta in fin di vita dal compagno che le ha dato fuoco, la donna che proprio ieri è stata decapitata dal marito. Su di loro, il silenzio.
Per non contare le innumerevoli vittime di stupro, sulle quali no, non regna il silenzio. Regna al contrario il dubbio. Il dubbio strisciante, nell’opinione pubblica, che sia colpa loro, delle vittime: troppo discinte, troppo provocanti. Troppo donne.

Nel primo pomeriggio di sabato scorso, al Circo Massimo, durante il Family Day, al momento clou della manifestazione, è salita sul palco la giornalista, scrittrice e blogger Costanza Miriano, autrice del best-seller “Sposati e sii sottomessa”. Un libro che esorta le donne di tutto il mondo a riprendere il proprio ruolo naturale, che è quello, appunto, di totale sottomissione all’uomo: “Rassegnati, ha ragione lui – scrive l’autrice – obbediscigli, sposalo, fate un figlio, trasferisciti nella sua città, perdonalo, fate un altro figlio”.
Il libro ha venduto 150mila copie. Vale a dire lo stesso numero di copie che otteniamo sommando cinque (cinque!) recenti pubblicazioni che denunciano la violenza sulle donne, si interrogano sul ruolo delle donne e, soprattutto, denunciano lo strisciante e incredibile maschilismo che ancora permea la nostra società: “Ferita a morte” di Serena Dandini, l’antologia “Questo non è amore” edita da Marsilio, “Regina Nera” di Matteo Strukul, “Sebben che siamo donne” edita da Derive&Approdi e “Mia per sempre” di Cinzia Tani.
Dal palco del Family Day, la Miriano ha gridato: “Riprendiamoci questo ruolo che stiamo dimenticando per emanciparci, torniamo a essere vere donne capaci di accoglienza, e se lo faremo i nostri uomini torneranno a essere capaci di grandezza”.
L’hanno applaudita, entusiasti, due milioni di persone. Un numero imprecisato l’ha applaudita da casa. Nessuno, a quanto risulta, si è scandalizzato.

Chissà perché l’opinione pubblica insorge contro la “segregazione” e la “sottomissione” della donna solo quando si parla di Islam.
Forse sarebbe il caso, noi uomini per primi ma anche molte, moltissime (troppe) donne, ogni volta che denunciamo il velo, le lapidazioni, l’orrenda, spietata e inaccettabile condizione in cui l’intero universo femminile viene tenuto in tantissime aree del mondo, ci ricordassimo di guardare anche tra le pieghe del nostro amato “mondo libero”.
Un mondo che, spesso e volentieri, si rivela paritario solo formalmente. Ma che nella pratica resta ferocemente e spietatamente machista e maschilista.
E sarebbe il caso di cambiarlo davvero, questo nostro amato “mondo libero”.
Cambiarlo una volta per tutte.
Sono stanco di vergognarmi per essere un uomo.

Riccardo Lestini

‪#‎resistenzeRiccardoLestini‬

10 thoughts on “Sposati e sii sottomessa

  • Pingback:“Sposati e sii sottomessa”: critiche, recriminazioni e note a margine – riccardo lestini

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  • 20/08/2016 at 16:32
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    ahahahahahaaha certo che come fantasy non è tanto male, peccato che nella realtà le cose vadano molto ma molto diversamente, la femmina pggi giorno è troppo protetta, fanno bene i musulmani a prenderle a randellate! 😀

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  • 21/08/2016 at 08:21
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    Non so come mai sia condivisa da una mia amica sul mio diario questa notizia di febbraio, che riguarda una sentenza che già conoscevo. Ho comunque letto l’articolo sulle molestie alle donne nell’ambiente di lavoro e noto (purtroppo immagino in buona fede, dato il tono dell’ articolo, ma proprio per questo è ancor più preoccupante) che anche lei come la maggior parte della stampa italiana, non ha perso occasione di utilizzare immagini sessiste.
    Perché una donna sulla scala con le sue belle gambe nude? Perché una donna in abito nero decisamente sexy?
    Perché non le manacce di un sessantacinquenne sul sedere vestito di una impiegata che cerca di fare il suo lavoro?
    È anche da qui che si può iniziare a cambiare mentalità, nella speranza di raggiungere davvero la parità tra uomini e donne.

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  • 21/08/2016 at 11:27
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    Ma uno scherzoso cazzottino nei denti ai palpeggiatori è reato?

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  • 21/08/2016 at 13:41
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    d’accordo su tutto, ma non sull’ultima riga che mi sembra proprio ridicola.
    Perché allora io mi vergogno di appartenere alla razza umana (con le sue guerre e ingiustizie) e non vedo l’ora che una bomba atomica distrugga l’umanità

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  • 22/08/2016 at 08:37
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    E che dire delle madri alle quali tolgono i figli perchè denunciano maltrattamenti in famiglia … è sufficiente la relazione di una CTU che afferma che sono VISIONARIE???? Altro che Medioevo …

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  • 22/08/2016 at 09:45
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    Indipendentemente dal contenuto dell’articolo è veramente ora di smettere di mostrare immagini che riportano alla violenza sulle donne, anche quando si scrive “contro” la violenza. Ci sono studi molto interessanti su questo. Siamo sicuri che fosse necessario per scrivere di molestie sessuali l’immagine di una vittima? Analizziamo la prima: non si vede il volto, lei lo nasconde, evidentemente in una situazione di prostrazione. E’ sulle scale? rotolata giù perchè qualcuno l’ha spinta? C’è sempre qualche parte del corpo nudo o semi-scoperto, al limite della pornografia, in questo caso due belle gambe giovani in primo piano. Chi sta guardando questa ragazza?, il suo violentatore?. Non è MAI uno sguardo che parte dalla donna, anche vittima, ma è sempre dalla parte di chi osserva la vittima. Se vogliamo mostrare una molestia sessuale, perchè non mostriamo un volto maschile violento che si avvicina? Cioè lo sguardo della donna che lo subisce. o una donna seduta in un ufficio di Polizia mentre denuncia (che già trasmetterebbe un’immagine diversa della vittima). invece, donne accasciate, distrutte, incapaci di rialzarsi…. NO BASTA, io non leggerò più niente che utilizza queste immagini. Capisco e sono felice delle sue ottime intenzioni di denuncia, ma la invito a riflettere anche su questo. Quando scrive di noi, trasmetta anche visivamente un punto di vista diverso, perchè le immagini, a volte, parlano di più di tante parole. Grazie per l’attenzione

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  • 24/08/2016 at 08:55
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    Caro signor Lestini,
    Ho letto il Suo articolo ‘Sposati e sii sottomessa ‘ ( è arrivato oggi nel mio profilo, grazie alla condivisione di un’amica). Le scrivo per ringraziarLa per la chiarezza e l’intelligenza di quanto ha scritto. Ho letto anche gli altri articoli in risposta al triste popolo di FB, tanto pericoloso quanto decerebrato, e mi è proprio piaciuto!
    Con stima.
    R. Giugni

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