Lestini a Sanremo – edizione 2016 – la cronaca e i voti del Festival sera per sera

I VOTI DELLA PRIMA SERATA

Niente da fare. La kermesse sanremese continua a esercitare, immutata e immutabile, una forza d’attrazione violenta e assolutamente perversa sul sottoscritto, fin dalla tenera età (sarà per questo che sono cresciuto così smodatamente e spudoratamente stonato?). Così, per l’ennesimo anno consecutivo (la prima volta fu, e non sto scherzando, per il giornalino delle medie, l’anno in cui – c’era ancora il muro di Berlino – vinsero Oxa-Leali con “Ti lascerò”), eccomi a redigere il quotidiano diario di bordo della settimana. E, come un tossico navigato e irrecuperabile, a mormorare mentre scrivo: “questo è l’ultimo anno, poi smetto” (lo dico più o meno dal ’94).
Ordunque procediamo.
In sintetica premessa ripeto più o meno quanto detto l’anno scorso: lo show messo insieme da Carlo Conti, almeno leggendo la serata d’esordio come proiezione di ciò che ci aspetta, è trito e triste, monocorde e noioso, con imbarazzanti punte di squallore. In due parole: fa decisamente cagare. Tra i peggiori Festival della storia sia in quanto a canzoni in gara, sia in quanto a spettacolo (e non è facile piazzarsi bene in questa classifica, se si pensa che tocca misurarsi con edizioni del calibro di quelle della Ventura, di Mike Bongiorno spalleggiato dalla Marini e di Antonella Clerici… ma insomma, il concittadino Conti, in quanto a bruttezza, se l’è cavata egregiamente).
Detto ciò, andiamo con voti e giudizi.

CANTANTI IN GARA (in ordine di apparizione)

LORENZO FRAGOLA – Prodotto in laboratorio come la pecora Dolly, nel senso di perfetta creatura da Talent, ennesima riproduzione seriale della formula “Marco Carta”, e cioè: giovane-viso pulito-bravo ragazzo-core de mamma, voce pulita che si arrampica senza problemi sui toni alti ma stile asettico che non ha ben chiaro il senso del verbo “interpretare”, canzone con testo che è un copia/incolla di frasacce da bacio Perugina prese e assemblate a caso, arrangiamenti inesistenti. In due parole: probabile che vinca il Festival. Clonato. Voto: 3,5.
NOEMI – La ragazza, lo abbiamo sempre detto, ci piace. Bella voce, per niente banale e pure discreta interprete. Anche il pezzo che presenta, scritto per lei da Marco Masini, non è proprio da buttare. Certo, ci sono passaggi nel testo che fanno rabbrividire più del corridoio dell’Overlook Hotel di “Shining” (come si fa a scrivere ancora “Va’ dove ti porta il cuore”?? come????) e gli arrangiamenti sono facili e banalotti (in ogni caso è Masini, non Roger Waters), ma nella disastrosa media generale della serata, spicca (il che è tutto dire). Il problema però è proprio l’interpretazione di Noemi: un incubo disastroso, stecche a ripetizione che manco io sotto la doccia. Emozione? Canzone fuori dalle sue corde? Chissà… da risentire. Al momento, bocciata. Voto: 5.
DEAR JACK – Gesugiuseppeemaria…. oh questi? Un manipolo di sbarbatelli che, tra una partita alla Play Station e l’altra, cercano di innovare un repertorio palesemente anni ’40 con letali emulazioni di mode vocali recentissime. Praticamente, Nilla Pizzi che imita Tiziano Ferro. Un incubo. Voto: 1.
CACCAMO&IURATO – Lui, talmente sobrio da scivolare quasi nell’anonimato. Lei, incastonata a forza in un improbabile vestito anni ’80, stile Marisa Laurito ai tempi di “Indietro Tutta”. La canzone: lui e lei si amano, ma non si capiscono, forse perché parlano linguaggi diversi. Ovvero: trottolino amoroso du-du-du-da-da-da-da versione terzo millennio. E, come aggravante, il fatto che sti due hanno il feeling sentimentale di due sconosciuti arrapati che chattano su Skype. E il carisma di un criceto impaurito durante un temporale. Voto: 3.
STADIO – Stile palesemente “vascheggiante” (cosa ovvia, visto che il 70% delle hit di Vasco le ha scritte proprio Curreri) per un tema ricorrente dell’italica canzone: i figli visti dai genitori. Interpretazione pulita e dignitosa (almeno gli Stadio, che cazzo), ma la canzone non è un granché. Testo banale e privo di poesia, melodia e arrangiamenti assemblati alla bell’e meglio. Insomma, “Chiedi chi erano i Beatles”, “Donna bambina” e “Generazione di fenomeni” erano tutta un’altra storia. Mezzo punto in più per rispetto. Voto: 5,5.
ARISA – Se non canta, presenta, se non presenta, canta. Insomma, nel dubbio su quale dei due ruoli sia il male minore per la nostra sopportazione, non c’è verso di liberarsi di lei. Si presenta con un look che è l’esatto anello di congiunzione tra un porno-soft anni ’80 e l’opuscolo pubblicitario delle scuole del Sacro Cuore. La canzone, è un mistero. Nel senso che non ci si capisce un cazzo. Di cosa parla? Della nonna? Del bisogno di spiritualità? Della voglia di mollare tutto e andare in campagna? La musica, la solita. Ovvero: letale. Ma per carità… Voto: 4.
ENRICO RUGGERI – Sia chiaro, niente di trascendentale. E “Il mare d’inverno”, “Quello che le donne non dicono” e altri super brani dell’Enrico nazionale sono tutt’altra musica. Ma in questa pietosa e penosa valle di lacrime, il pezzo di Ruggeri è l’unico – e sottolineo l’unico – a contenere i requisiti minimi e indispensabili per essere una canzone vagamente ascoltabile. Gli arrangiamenti sono semplici, ma almeno ci sono. Il testo non è Shakespeare, ma è pulito, sensato e azzecca pure due-tre belle immagini. Insomma, questo rock semplice ed energico, che pure dimenticheremo tra dieci giorni, è l’unico vero progetto musicale presente sul palco. Ottima l’interpretazione. Boccata d’ossigeno. Voto: 6,5.
BLUEVERTIGO – Su di loro, croce e delizia di molti miei “giovedì universitari” di gioventù, avevo riposto tutte le mie speranze della serata. Errore fatale. Morgan canta come se fosse reduce da un’operazione alle tonsille riuscita malissimo, il brano ha un testo orrendo e un sound che sembra addirittura fare il verso a una boy band. Solo che loro hanno cinquant’anni. Unica nota positiva: almeno loro, a differenza del 90% degli artisti della serata, sanno suonare. Delusione cocente. Voto: 4.
ROCCO HUNT – Nelle intenzioni della direzione artistica, sarebbe il brano “scomodo” e “di rottura”, quello che affronta tematiche attuali e scottanti. Nella pratica, un coglioncello sbarbato che saltella qua e là può vomitando frasi a caso a ripetizione. In sostanza, Gigi D’Alessio in versione finto rap di ancor più finto impegno sociale. Voto: 1.
IRENE FORNACIARI – Le premesse non erano delle migliori. Come se il figlio di Mina si presentasse al Festival con una canzone intitolata “Se telefonando” o il figlio di Vasco con un brano intitolato “Vita Spericolata”, la Fornaciari arriva con un pezzo che si chiama come una hit del padre plagiatore. Lei è brava ma il brano, che affronta un tema difficile e complesso come quello dei naufragi dei migranti, non è all’altezza delle pretese. Fumosa. Voto: 5.

OSPITI

LAURA PAUSINI – in questo disastro di canzonacce e rimpianto di karaoke in riviera, la Pausini, ovvio, giganteggia. Un affronto anche solo paragonarla con tutto il resto. Solo che… 1) piange… perché piange sempre sta donna?; 2) vorrebbe dire qualcosa sulle unioni civili di cui è risaputa paladina, ma siamo al Festival, siamo su Rai Uno e sono solo le dieci di sera, quindi non può parlare… a questo punto meglio tacere, ma lei preferisce dire lo stesso qualcosa esibendosi in una supercazzola che, a mio avviso, è già leggenda: “i simili si proteggono e non si dividono”; 3) Carlo Conti, dal museo feticista di Sanremo rispolvera la giacca che la Pausini indossava quando con “La solitudine” (“Marco se n’è andato e non ritorna più…” e via dicendo… ) vinse il Festival… ora, perché la Pausini nel ’93 si vestiva come Capitan Harlock??? Voto: 5,5.
ELTON JOHN – farci sentire Elton John che canta al piano “Your Song” alle ore 23, dopo 120 minuti di musica catastrofica, è oggettivamente sleale. Come farci vedere un dribbling di Maradona dopo aver visto i quarti di finale della Coppa Amatori del Mugello. Voto: ti piace vincere facile.
ALDO, GIOVANNI e GIACOMO – ripropongono un pezzo vecchio di venticinque anni. Eppure è uno dei momenti migliori della serata. Salvezza. Voto: 7.

PRESENTATORI

CARLO CONTI – già detto nella premessa: lo scorso Festival è stato uno dei peggiori della storia e questo promette altrettanto. Come direttore artistico assembla un cast di concorrenti a dir poco deprimente; come autore imbrocca solo il “blob” iniziale (un montaggio dei 65 vincitori della storia del Festival, una carrellata quasi commovente di storia italiota), ripropone il meccanismo letale delle battutacce da Bagaglino pronunciate da comici inguardabili nascosti tra il pubblico e, soprattutto, dopo essere riuscito nel miracolo di chiudere l’esibizione dei big entro la mezzanotte (non succedeva da vent’anni), spreca tutto allungando la brodaglia con altri 40 interminabili minuti in attesa di una inutile classifica provvisoria. Voto: 3.
VIRGINIA RAFFAELE – L’attrice è un fenomeno, ma questo lo sapevamo già. L’imitazione della Ferilli è irresistibile. Dieci minuti. Tutta la sera, sinceramente, annoia. Sprecata. Voto: 5,5.
MADALINA GHENEA – Oggettivamente bellissima, come sostenere il contrario? Per di più, pure spigliata e a suo agio. Purtroppo siamo alle solite: Conti la fa stare sul palco sì e no otto minuti scarsi e la fa parlare ancor meno. Pare proprio impossibile rinunciare allo stereotipo della bella&muta. Regresso. Voto: non pervenuta.
GABRIEL GARKO – A parte le pose da Big Jim e lo sguardo ammiccante continuamente in camera, l’attore (attore?) è apparso gonfio, imbolzito, tracagnotto, lento e impacciato. Forse l’emozione. O forse è semplicemente Gabriel Garko. Voto: 1

A domani!

#lestiniasanremo


MENO MALE CHE GARKO C’E’ (i voti della seconda serata)

Seconda serata sanremese e, in linea generale, ci tocca sostanzialmente confermare quanto scritto ieri: tra i peggiori festival della storia. Di positivo c’è che, almeno, rispetto al disastro del debutto, il livello delle canzoni è leggermente più alto e si nota, nella scaletta, una parvenza di ritmo. Poco altro.
Ma andiamo nel dettaglio.

CANTANTI IN GARA (in ordine di apparizione)

GIOVANI – si inizia, evviva con una bella sorpresa. Anzi, due. Nel senso che le due prime artiste che si esibiscono nella categoria “giovani” sono davvero brave e presentano pezzi interessanti. Surreal-pop quello di Chiara Lo Iacovo (a cui diamo un bel 7,5, anche per la bella interpretazione), impegnato e crudo quello di Cecile (a cui diamo un 7 tondo). Peccato che in finale ci va solo una delle due: vince, con merito, la Lo Iacovo. Da dimenticare gli altri due: Irama (voto 3) e Ermal Meta (voto 3,5)… a parte che… chi cazzo glie li sceglie sti nomi d’arte del menga?? Poi, più che giovani, paiono scongelati dall’età pre-Modugno… il vecchio più vecchio mascherato di fresca giovinezza. Vale a dire: renziani. Da dimenticare.
DOLCENERA – questa donna, che è brava e pure bella (ma parecchio bella, non come Nina Zilli che l’anno scorso mi ha mandato al manicomio, ma si difende bene), seduta al piano trasmette una carica seducente davvero forte… il pezzo pare dignitoso, e anche se il testo non pare granché (è necessario riascoltarlo), sfodera una prestazione che in questa valle di lacrime spicca all’istante. Classe e mestiere. Voto: 6,5.
CLEMENTINO – sia chiaro, siamo davanti a un ennesimo finto rap, con spruzzate di pop melodico (roba già fatta e già vista dagli Articolo 31 e dai Gemelli Diversi), ma il testo è buono, la performance coinvolgente e l’uso non macchiettistico del dialetto ci piace. Incoraggiante. Voto: 6.
PATTY PRAVO – mio dio… mio dio… più che un critico musicale, per giudicarla ci vuole un egittologo. Tirata fino a ottenere l’effetto mummificazione, a stento riesce ad aprire la bocca. Per di più non azzecca una nota che sia una… forse il brano è pure bello, ma con lei così conciata diventa insostenibile. Patty, ti ho voluto tanto bene… ma vederti così è uno strazio. Voto: 4.
VALERIO SCANU – no, no, no… Scanu nooooo!!!!! Già il pezzo è orrendo, ma poi… come lo canti, diosanto come??? Interpretare no??? E tutte ste note alte, sti saliscendi… insomma, non te l’ha detto nessuno che NON sei Massimo Ranieri??? Voto: 3.
FRANCESCA MICHIELIN – domanda numero 1: perché è vestita come un personaggio del Mago di Oz??; domanda numero 2: chi è? che ci fa tra i big?. Detto questo, i titoli sono importanti, creano aspettativa, danno un’idea… e se tu figlia mia mi arrivi con il titolo “Nessun grado di separazione”, io mi aspetto un pezzo alla Battiato su Leibniz e l’indissolubilità delle monadi… e invece mi propini la solita cazzata. Pretenziosa. Voto: 3,5.
ALESSIO BERNABEI – anche questo, chi minchia è? Vengo a scoprire che trattasi dell’ex frontman dei Dear Jack. Ora dico io: aver fatto parte dei Dear Jack ti permette l’accesso ai big? Mah… Comunque, il pezzo in assoluto più brutto (e ce ne vuole diosanto): arrangiamenti a cazzo di cane, testo da denuncia. Per di più lui balla come un coglione imitando Montella quando faceva l’aeroplanino. Uccidetelo. Voto: 0.
ELIO E LE STORIE TESE – per correttezza dovrebbero essere considerati a parte. Musicalmente troppo superiori, decisamente fuori categoria. Non siamo ai livelli geniali&celestiali della ” Canzone mononota”, né al sublime caustico della “Terra dei cachi”. Ma questi, santiddio, pure orfani del genio musicale di Rocco Tanica, suonano, suonano di brutto. Il pezzo è un dadaismo irresistibile, unico brano al mondo fatto di soli ritornelli che toccano, e irridono, tutti i generi musicali esistenti. Mostruosi, Frank Zappa è qui e suona a Sanremo. Voto: 8.
NEFFA – l’interpretazione è sottotono, ma il pezzo è dignitoso e il testo interessante. Di questi tempi, un’eccellenza. Voto: 6.
ANNALISA – vista, rivista, stravista. Ennesima canzone d’amore insulsa affidata a un’interprete bravina ma priva di grinta, anima e appeal. Aridatece Milva. Pietà. Voto: 4,5.
ZERO ASSOLUTO – il loro nome coincide con il mio giudizio. Cos’altro posso aggiungere? Insostenibili. Voto: 2.

OSPITI

EROS RAMAZZOTTI – fuori forma e troppo in posa, l’Eros nazionale propone un medley così così. Ma quei pezzi, lo si voglia o no, sono stampati indelebili dentro di noi. Quando attacca a cantare: “nato ai bordo di periferia dove i tram non vanno avanti più”, le persone che costringo a stazionare a casa mia da due giorni per assecondarmi in questa follia, si risvegliano e fanno partire il coro. Folclore. Voto: 6.
NICOLE KIDMAN – brava, certo. Bella, pure. Ma ‘zzo ci fa qui a Sanremo? E ‘zzo di domande le fa quel deficiente di Conti? Voto: inutile.
NINO FRASSICA – surreale e irresistibile nella doppia intervista con Garko. Peccato fosse mezzanotte e mezzo e nessuno l’abbia visto. Sprecato. Voto: 7.

PRESENTATORI
CARLO CONTI – per il giudizio generale vedi quanto scritto ieri. Ma se la prima sera era ingessato e contenuto, ieri ci ha messo molto di suo peggiorando la situazione. Disastrosa l’intervista alla Kidman. Disgustoso nel cercare l’applauso con lacrime facili e disgrazie esibite. Voleva il Festival della Nazione e ci sta riuscendo. Osceno. Voto: 2.
MADALINA GHENEA – che è bella lo abbiamo capito, che ha una presenza da urlo. Se è brava o no non lo sapremo mai, visto che la relegano al ruolo di donna in vetrina senza farla mai parlare. Voto: non pervenuta.
VIRGINIA RAFFAELE – con la Ferilli ieri sera ci aveva un po’ annoiato. L’imitazione della Fracci invece, è un capolavoro. Cavallo di razza. Voto: 7.
GABRIEL GARKO – catastrofico, disastroso, non ne azzecca una. Involontariamente comico e ridicolo, va a finire che non aspettiamo altro che vederlo comparire e sparare l’ennesima cazzata. Memorabile quando consegna i fiori a Nicole Kidman: “sono più emozionato di quando ho sceso la scala”. Standing ovation e meno male che GARKO c’è. Voto: a seconda dei punti di vista, o 0 o 10.

A domani!

#lestiniasanremo


I POOOOOOOHHHHH!!!! (i voti della terza serata)

Ecco che arriva la serata tradizionalmente dedicata alle cover. E, come da molti anni a questa parte, musicalmente la più alta e la più interessante. Dovremmo essere contenti? No, neanche per sogno. È l’ennesimo specchio della caduta libera della musica italiana: cover band ovunque, dalle sagre ai talent, dai palasport a Sanremo, e l’originalità affossata per sempre. Amen, andiamo coi voti.

GIOVANI
Pronti via. Parte Miele, brava e crepuscolare, ma troppo ingessata e costruita (voto: 6), contro Gabbani, una autentica forza della natura, spontaneo ed energico (voto: 7). Vince Miele, ma la votazione si intoppa ed è tutto da rifare. A questo punto vince Gabbani, Miele fa ricorso e chiede l’ammissione in finale. Parapiglia e accuse di brogli (ancora quest’anno mancavano… ). La seconda sfida, non se la caga nessuno. Vince comunque Mahamood (classico con punte di originalità, voto 6) sul banalissimo Leonardi (voto: 5).

LE COVER

DEAR JACK – un mistero la loro presenza tra i big, forse un mistero la loro stessa esistenza. Provano a rifare “Un bacio a mezzanotte”. Il risultato è la suoneria di un Nokia del ’98. Ridicoli. Voto: 1.
CACCAMO-IURATO – dopo il disastro di lunedì, specie la Iurato, si riprendono con un’interpretazione senza intoppi. Ma la cover di Pino Daniele è senz’arte né parte. Scialbi. Voto: 5.
ROCCO HUNT – disastroso con il suo pezzo, offre una bella cover del super classico “Tu vuo fa l’americano”. Bella anche se
gli manca l’anima, ma quella non si compra mica al mercato. Voto: 5,5.
NOEMI – sceglie ” Dedicato ” di Fossati, e fa bene. Pezzo completamente nelle sue corde. Per di più la ragazza è in forma e trascina il pubblico. Voto: 7.
ZERO ASSOLUTO – propongono una versione da incubo del cartone animato “Goldrake”, quanto di più lontano dal loro target. Forse non sono idioti, ma semplicemente masochisti. Terrificanti. Voto: 1.
PATTY PRAVO – non ha più voce, il viso è la maschera di Tutankhamon. Così mummificata può addirittura permettersi di fare la cover di se stessa. Per qualcuno commovente, per me solo deprimente. Voto: 4.
BERNABEI – per cantare ” A mano a mano” hai due strade: o seguire la rauca sofferenza di Cocciante, o la malinconia lunare di Rino Gaetano. In alternativa puoi farla tua. Ma lui è Bernabei, ex frontman dei Dear Jack, e comunica lo strazio di amori falliti con l’intensità della voce registrata del 187. Oltraggioso. Voto: 1.
DOLCENERA – fa sua “Amore disperato” con grinta, leggerezza e sensualità. Bella e brava (usciamo?), tra le migliori. Voto: 7,5.
CLEMENTINO – rischia il suicidio. O meglio, rischia che io lo uccida, visto che non tollero cover di De André che non siano fatte dalla PFM. Invece, sorpresa, sfodera un “Don Raffaé” da applausi. La migliore cover della serata. Voto: 8.
ARISA – ma un po’ di interpretazione… un po’ di personalità… no?? Ah v
be’, è Arisa. Tutto squallidamente da copione. Voto: 4.
FRANCESCA MICHIELIN – “Il mio canto libero” eseguito come la sigla dei puffi. Battisti allo Zecchino d’oro. Agghiacciante. Voto: 3.
ELIO E LE STORIE TESE – mi ripeto: fuori categoria. Talmente over da permettersi la cover della quinta di Beethoven. Sublimi. Voto: 9.
NEFFA – cover pulita, senza fronzoli e nelle sue corde. Regolare. Voto: 6.
VALERIO SCANU – Scanu canta Battisti. E io non posso bestemmiare. Ingiustizia. Voto: 1.
IRENE FORNACIARI – vedi Neffa, uguale uguale. Voto: 6.
BLUEVERTIGO – col vintage che tanto piace a Morgan cercano di tamponare la catastrofe di lunedì. Ci riescono a metà. Fuori forma. Voto: 5.
LORENZO FRAGOLA – nel cantare la “Donna Cannone” ha la stessa credibilità che potrei avere io come testimonial di un campionato di sollevamento pesi. Sacrilego. Voto: 1.
ENRICO RUGGERI – cover de “A canzucella” interessante e non banale. Esperienza. Voto: 6,5.
ANNALISA – per cantare “America” della Nannini ed essere credibili occorrono: anima graffiata, dosi massicce di vita vissuta e quintali di sensualità. Annalisa miagola, è uscita dall’asilo e ha la forza seduttiva di un coniglio nano alla fierucola di Natale. Inascoltabile. Voto: 1.
STADIO – bellissima e struggente versione de “La sera dei miracoli” di Dalla. Vincono il premio per la miglior cover della serata. Meritato, pure se a nostro avviso ce ne sono state di migliori. Voto: 7,5.

OSPITI

I POOH – poco da dire. Arrivano loro e l’Ariston, letteralmente, viene giù. Carlo Conti non deve nemmeno chiamare l’applauso, durante il loro medley c’è una standing ovation di un quarto d’ora, tutti si abbracciano e cantano nella più totale spontaneità. Mah… forse aveva ragione il Compagno Antonio, quel personaggio interpretato da Fassari ad Avanzi: il vero simbolo della storia d’Italia, di quel magma che resta immutabile in ogni cambiamento, l’essenza stessa del paese sono proprio i Pooh. Che lo si voglia o no. Voto: sono molto confuso.

PRESENTATORI

CARLO CONTI – vedi i giudizi delle giornate precedenti. In aggiunta: forte degli ascolti da record ogni giorno è più tronfio e gonfio d’orgoglio, arrogante e prepotente. Voto: 1.
VIRGINIA RAFFAELE – ogni sera più brava, l’imitazione della Versace è già leggendaria. Voto: 8.
MADALINA GHENEA – sempre più muta e vestiti sempre più trasparenti. Forse stasera arriverà direttamente in tanga e, domani, nuda. Voto: mah… non pervenuta.
GABRIEL GARKO – sempre più imbranato e fuori luogo, ormai il gioco più in voga di Sanremo 2016 è bullizzarlo a più non posso. Lo fa chiunque salga su quel palco, tecnici compresi. È ufficialmente il nostro idolo. Voto: 10.

A domani!!
#lestiniasanremo


PROMOSSI E BOCCIATI (i voti della quarta giornata)

Sanremo penultimo atto. Prima serata senza scene di psicosi collettiva nazional-popolare (leggi: Pausini-Ramazzotti-Pooh), con l’attenzione tutta risucchiata dal sadismo dell’eliminazione di cinque big.
Ma andiamo nel dettaglio.

GIOVANI

La vera notizia clamorosa è che per la prima volta da circa vent’anni, una classifica ufficiale rispecchia più o meno i gusti del sottoscritto. Quarto arriva il trascurabilissimo e insulso Ermal Meta (con un nome così figlio mio, che ti aspetti??, voto: 3); terzo
Mahmoud, appena appena decente (voto: 5,5); seconda la Lo Iacovo, a nostro modesto avviso straordinaria, brava e originale (voto: 8); vince Gabbani, bravo e divertente (voto: 7). Vittoria – per una volta santiddio – meritatissima… certo, preferivamo la Lo Iacovo, ma mica si può avere tutto dalla vita…

I BIG ELIMINATI

Come già detto se ne vanno in cinque (ma uno verrà ripescato dal televoto). In un Sanremo di così rara bruttezza, con così tante brutte canzoni, scegliere i più brutti tra i brutti, era sinceramente impresa ardua. Ma tant’è. Ci salutano:
– DEAR JACK, segno che la giustizia divina esiste e ogni tanto fa il suo dovere. Questa oscena banda di Teletubbies, già è stata miracolata per il fatto di esistere… farli arrivare in finale, pareva francamente eccessivo. L’incubo, visti i gusti masochisti del pubblico, è che vengano ripescati. Voto: 1.
ZERO ASSOLUTO – sbarazzarsi in un colpo solo dei Dear Jack e degli Zero Assoluto può indurmi a pensare che dio esista davvero. Dopo aver cantato Goldrake come fosse Candy Candy, l’eliminazione equivale a uno sconto di pena: andavano giustiziati. Voto: 1.
IRENE FORNACIARI – canzone pretenziosa, non all’altezza del tema. Ieri oltretutto canta pure male. Il resto lo fa il fatto che questa donna al pubblico sta oggettivamente sui coglioni. Va a casa, anche se molti avrebbero meritato l’eliminazione più di lei. Voto: 5.
NEFFA – peccato, era tra i pochi ad avere un pezzo accettabile. Per il ripescaggio, tifiamo lui. Voto: 6.
BLUEVERTIGO – a dir poco disastrosi, un pezzo orrendo che con il loro repertorio fa letteralmente a pugni, scritto coi piedi ed eseguito peggio. Morgan finisce per avere lo stesso destino di Balotelli nel calcio e di D’Alema in politica: per anni annunciato e atteso come il grande genio inespresso che, prima o poi, sboccerà… e invece alla fine si rivela per quel che realmente è: una pippa. Voto: 3.

I BIG IN FINALE

ANNALISA – canzone scialba, monotona, inutile. Tragicamente sanremese. E ovviamente tra le favorite. Voto: 4,5.
ROCCO HUNT – continuano a fare salti mortali per venderci questo pezzo banalotto suonato da schifo come “brano impegnato” e “di rottura”. L’unica rottura è quella di palle nell’ascoltarlo. Voto: 1.
CACCAMO/IURATO – un punto in più perché, a differenza di lunedì, la Iurato è un po’ più presentabile, nell’interpretazione e, forse soprattutto, nel look. Per il resto, il solito trottolino amoroso aggiornato all’età digitale. Noia mortale. Voto: 4.
ENRICO RUGGERI – non un capolavoro, ma un rock semplice, onesto e ben suonato. Boccata d’ossigeno tra tante tragedie. Voto: 6,5.
FRANCESCA MICHIELIN – titolo inutilmente alla Battiato per una gigantesca stronzata alla Arisa. In più, solita domanda: chi cazzo è sta qua? Voto: 3,5.
ELIO E LE STORIE TESE – già detto ma lo ripetiamo volentieri. Altra categoria, impossibile considerarli di questa gara. Al secondo ascolto il pezzo piace ancora di più: un surreal dada a metà tra Queneau e Magritte. Superbi. Voto: 8,5.
PATTY PRAVO – farla cantare per la terza sera di fila è qualcosa di molto simile all’accanimento terapeutico. Impossibile capire il valore della canzone. Voto: 4.
BERNABEI – il peggiore in assoluto… oltre al fatto che il pezzo, riascoltandolo, diventa ancora più brutto, lui continua a ballare come un coglione. Peggio del compagno di classe imbarazzante alle feste delle medie. Uccidetelo. Voto: 0.
VALERIO SCANU – lo sai come si fa a lanciare acuti che spaccano i timpani in ritornelli melodici e strappalacrime, cantando testi da due soldi e al tempo stesso essere grandi, credibili, convincenti e commoventi? Bisogna chiamarsi Massimo Ranieri. Tu ti chiami Valerio Scanu, e il risultato è un saggio di Natale delle scuole medie. Osceno. Voto: 1.
NOEMI – avevamo avuto il sospetto lunedì, oggi confermiamo: lei brava, canzone più o meno decente, ma non è il suo pezzo. Completamente fuori dal suo stile. Peccato. (resta comunque la favorita dei pronostici… se vediamo le brutte, potremmo pure tifare per lei) Voto: 5,5.
STADIO – il pubblico, forse ancora stordito dall’emozionante cover di Dalla, chiede addirittura il bis. Il pezzo è in ogni caso così così, ma Curreri è più in forma di lunedì e nel complesso, visto anche il resto, finisce tra i migliori. Voto: 6.
ARISA – scrivevamo due giorni fa come in questa canzone non ci si capisca una mazza… così mi concentro oltre misura per afferrare il senso, ma a fine esecuzione mi tocca confermare: non ci si capisce un cazzo. Che poi a me spesso le cose assurde piacciono, sono un fan di Lynch… ma lei, appunto, non è Lynch. È Arisa… e ho detto tutto. Per di più continuano a darla tra le favorite. Mistero. Voto: 3
LORENZO FRAGOLA – canzone vuota, misera, inutile. Interprete tanto carino quanto scialbo. Lo stesso spessore artistico di baby puffo. Ovviamente tra i possibili vincitori. Voto: 3.
DOLCENERA – il testo è così così, ma l’arrangiamento è buono e la sua interpretazione è buona. Inoltre, anche se non c’entra, lei è sempre più bella. Ma tanto bella… mezzo punto in più dettato da tempesta ormonale. Voto: 6,5.
CLEMENTINO – poche cose le odio come il finto rap di ascendenza Articolo 31… eppure questo pezzo ha un che di irresistibile, e al secondo ascolto mi piace ancora di più. Voto: 7.

OSPITI

ELISA – l’unico ospite italiano con un notevole spessore musicale. E infatti il pubblico non la caga di striscio. Ottima quando canta, quando parla un po’ meno… la preferivamo in modalità giovanil-lisergico piuttosto che nella recente versione mamma new age. In entrambi i casi non si è mai capito un cazzo di quel che diceva, ma alla prima maniera faceva più ridere. Voto: 7.

PRESENTATORI

CARLO CONTI – vedi commento delle serate precedenti. Solo che ogni giorno lo sopporto di meno. Aggravante di giornata: aver invitato quel coglione di Brignano. Voto: 0.
VIRGINIA RAFFAELE – strepitosa nell’imitazione di Belén. Da sola regge tutta la baracca, stoica. Voto: 8.
MADALINA GHENEA – come da copione, sempre più nuda. Qualcuno si aspetta il porno per il finale. Voto: non è nostro costume valutare i manichini.
GABRIEL GARKO – metà del mio cervello in metà del suo corpo e sarei padrone dell’universo. Idolo inconsapevole. Voto: 10.

A domani!!

#lestiniasanremo


IL GRAN FINALE (i voti dell’ultima sera)

Sanremo, ultimo atto. Cala il sipario sull’interminabile maratona del 66esimo Festival della canzone italiana con una serata in cui, tra le poche note veramente positive della settimana, tutti i pronostici della vigilia se ne vanno beatamente a puttane. Ma inutile perderci in preamboli: andiamo immediatamente nel dettaglio.

LA CLASSIFICA FINALE

16)IRENE FORNACIARI – miracolata dal ripescaggio, se ne resta buona buona in ultima posizione senza disturbare. Tante pretese (portare il tema dei naufragi dei migranti a Sanremo) per una canzoncina sfocata e senza mordente. Voto: 5.
15)DOLCENERA – qualcuno, nei pronostici, la dava sicuramente sul podio; per qualcun altro era il pezzo migliore in gara; per noi, un brano traballante (blues? gospel? pop sperimentale? cosa?) con un testo confuso, reso però convincente da un’interpretazione potente e intensa. Per di più, ogni volta che la ragazza si spiaggia sul pianoforte e attacca a cantare, cantano pure i nostri ormoni: dettaglio non da poco ai fini della valutazione. In ogni caso, visto quel che passa il convento, penultimo posto assai incomprensibile. Voto: 6.
14)ALESSIO BERNABEI – si presenta vestito come il clarinettista di Raul Casadei alla sagra del tortello di Novellara e, nonostante i nostri consigli, continua a ballare come un idiota per tutta la durata della sua orrenda canzone. Peggiore in assoluto, non doveva nemmeno arrivare in finale. Non doveva proprio partecipare. Miracolato. Voto: 0.
13)VALERIO SCANU – una canzone? No, questi sono gargarismi col Tantum Verde avariato. Insopportabile. Voto: 1.
12)ELIO E LE STORIE TESE – in questo caso la posizione in classifica non conta. L’abbiamo detto da subito che loro erano completamente fuori gara (anche se il premio per il miglior arrangiamento glie lo dovevano dare). L’assurdo, geniale e monumentale travestimento da Kiss completa il capolavoro. Fanno più spettacolo loro in cinque minuti che Carlo Conti in cinque sere. Troppo in tutto e per tutti. Voto: 9.
11)ANNALISA – data tra le favorite, a sorpresa scivola addirittura nella parte bassa della classifica. Niente di scandaloso, la canzone era vuota e insipida ma, visto il resto, punizione un po’ eccessiva. Voto: 5.
10)ARISA – altra favorita scaraventata a sorpresa a fondo classifica. Molti si sono indignati e molti si sono sperticati a lodare la “voce miracolosa” di Arisa. Ok, mettiamo pure che questa donna abbia effettivamente una voce miracolosa (ma a me sinceramente dà più emozione il rumore della grattugia elettrica), il testo di questa canzone è un affronto alla decenza, al punto da far sembrare “alta poesia” le rime scritte da Masini per Noemi. Voto: 3.
9)ROCCO HUNT – ennesimo favorito della vigilia, ennesimo nulla di fatto. Canta con tutta l’energia di cui dispone, con una generosità a tratti encomiabile. Peccato che il brano faccia davvero cagare e che riesca a banalizzare argomenti complessi più di una puntata intera di “Quinta Colonna”. Voto: 2.
8)NOEMI – con un brano dignitoso ma – l’abbiamo detto e ripetuto – assai fuori dalle sue corde, ieri la brava Noemi ha gettato il cuore oltre l’ostacolo sfoderando una grande interpretazione che ha nascosto le magagne delle altre sere. L’avremmo voluta sinceramente sul podio. Peccato. Voto: 6,5.
7)CLEMENTINO – inspiegabilmente, questo brano ci piace. E il ritornello è irresistibile. Qualche sbavatura nell’esibizione di ieri, dettata dalla smania di strafare. Per il resto, tra i migliori. Voto: 6,5.
6)PATTY PRAVO – capisco “l’operazione WWF” a salvaguardia delle specie in via d’estinzione… però insomma, che Patty Pravo è storia della musica incarnata lo sappiamo da soli, ma ha stonato orrendamente con voce rotta e sfiatata per quattro sere di fila… quindi: cosa sarebbe tutto sto bisogno di lodarla, incensarla fino a darle un immeritatissimo Premio della Critica? Rispetto? A nostro avviso no, è l’esatto contrario: umiliazione. Da segnalare: prima dell’esibizione parte il videomessaggio di “in bocca al lupo” da parte di Loredana Bertè. E mentre la Bertè con addosso un cappellaccio tirato giù fino al naso biascica cose incomprensibili, sul palco la Patty, che manco s’è accorta che è partito il video, tamburella col dito sul microfono bofonchiando: “la la la, non funziona…”. Praticamente, lo spot di una clinica psichiatrica. Voto: 4.
5)LORENZO FRAGOLA – il sottoscritto, temendo il peggio, lo aveva dato favorito. In ogni caso il pischello sfiora il podio. Sanremesissimo (vale a dire trito e ritrito, insipido e a tratti letale), ha pure il carisma e la personalità di Ciccio di Nonna Papera. Per carità. Voto: 3,5.
4)ENRICO RUGGERI – dell’intera classifica, questo bel piazzamento è quello che ci fa più piacere. Allo stesso tempo il brano più semplice e più dignitoso di tutto il Festival. Stile, classe ed esperienza. Voto: 7.
3)CACCAMO/IURATO – niente da fare… i vari Minghi/Mietta, Baldi/Alotta e compagnia bella, a Sanremo hanno fatto più scuola del maestro Manzi. I duetti melensi, dove “lui la ama ma è un po’ così mentre lei lo ama ma ha un po’ paura però col coraggio tipico delle donne crocerossine lo capisce e lo salva e lo cambia e allora lui si scioglie ma mica si capisce bene com’è che va a finire sta storia ma in ogni caso viva l’amore”, vincono sempre. Matematica. Voto: 4.
2)FRANCESCA MICHIELIN – ????? seconda????? e perché???? Unica spiegazione: si è presentata sul palco dell’Ariston vestita da Principessa Leyla e il pubblico, convinto di vedere un altro capitolo della saga di Star Wars, ha abboccato. Incomprensibile. Voto: 3,5.
1)STADIO – vittoria a sorpresa, ma fino a un certo punto. Dopo la super cover di Lucio Dalla, si è capito che il pubblico era dalla loro parte. E il brano – che pure ripropone per l’ennesima volta il tema sfruttatissimo di babbi e figliole – è cresciuto nel tempo: prima esibizione piena di incertezze, poi Curreri ha preso coraggio e ha sfoderato performances sempre più convincenti. Dai su, la canzone non è granché, però siamo contenti che abbiano vinto gli Stadio. Almeno, se dio vuole, sono musicisti veri. Voto: 6,5.

GLI OSPITI

PIERACCIONI&PANARIELLO – sì ok, abbiamo capito, voi due e Conti siete amici d’infanzia. Ma la prossima volta, per la rimpatriata, vedervi direttamente a casa vostra no? Ci potete almeno pensare? Battutine trite, banali e noiose. Voto: 4.
BOLLE – leggerezza scultorea, soavità incarnata. Un ossimoro vivente. Voto: 8.
CRISTINA D’AVENA – forse il vero Partito della Nazione è lei, visto che nessuno come lei mette d’accordo tutti, ma proprio tutti… dalla destra caciarona e spendacciona che ha sempre amato le feste a tema con tanto di coriandoli e trenini, fino alla sinistra snob che pensa sia tremendamente chic riabilitare il vintage-trash. A me sta storia deprime di brutto. Voto: 2.
RENATO ZERO – medley da brivido… poi però attacca a parlare e non rinuncia al personaggio che interpreta da vent’anni a questa parte: l’insostenibile “don Zero”. Media tra i due estremi. Voto: 6.

PRESENTATORI

CARLO CONTI – no, il Sanremo che ha messo in piedi non ci è piaciuto. Lui soprattutto, a tratti ci ha addirittura disgustato. Arrogante, banale, finto buonista, piagnone, noioso, monocorde. Cerca di compiacere tutti e il risultato è l’assenza totale di personalità. Certo, in quanto a “show” nudo e crudo, leggermente meglio dell’anno scorso (ma il merito è tutto della Raffaele)… per le canzoni invece, dio ce ne scampi e liberi. Voto: 2.
MADALINA GHENEA – oltre al fatto che il ruolo della bella statuina ci fa ribrezzo in sé, è necessario sottolineare che, non solo in bravura, ma anche in bellezza è stata surclassata dalla Raffaele. Voto: 4.
VIRGINIA RAFFAELE – che è un fenomeno, che le sue imitazioni sono superbe, l’abbiamo detto e ridetto. Ieri, tolta la maschera, abbiamo pure scoperto che è bella da togliere il fiato, più bella della Ghenea. Se questo transatlantico messo peggio del Titanic non affonda, è solo merito suo. Voto: 9.
GABRIEL GARKO – proviamo e riepilogare: cinque minuti dopo essere miracolosamente sopravvissuto a un’esplosione mortale, è stato scaraventato su un palco davanti a milioni di persone senza essere né un presentatore né un valletto e forse nemmeno un attore; nello spazio di un niente è stato trasformato da sex symbol a zimbello d’Italia, e tutti, dal sindaco del più piccolo paese montano della Val d’Aosta fino all’ultimo neonato di Ragusa, per una settimana intera si sono divertiti a prenderlo per il culo; come se non bastasse, ieri sera lo hanno vestito come il cameriere di un matrimonio burino nella bassa Ciociaria. Chiunque sarebbe crollato. Lui no: stoico, è rimasto in piedi. Idolo. Voto: 10 e lode.

TWEET E POLITICA

Chiudiamo con un extra. Come spesso accade, durante il Festival, molti politici non rinunciano a dire la loro e ad esprimere opinioni su cantanti e via dicendo. Abbiamo selezionato, a tal proposito, il podio della settimana:
-al terzo posto il PRESIDENTE TOTI, che in Tweet “illuminante” ci tiene a precisare: “IN OGNI CASO SANREMO E’ IN LIGURIA”. Grazie Presidente, senza la sua illuminazione non ci saremmo mai arrivati.
-al secondo posto SALVINI: impossibilitato a sparare luoghi comuni e puttanate varie, visto che nessun immigrato ha compiuto crimini conclamati nelle ultime trentasei ore, si attacca a Sanremo per recuperare i consensi perduti e su Facebook tuona: “A SANREMO CI VA ELTON JOHN A FARE LO SPOT ALLE UNIONI CIVILI E NOI DOVREMMO PAGARE IL CANONE?”. Veramente Elton John si è limitato a cantare e a rispondere, imbarazzato ma sempre signorile, alle domande del cazzo di Carlo Conti…
-vince, e come ti sbagli, Gasparri. Senza motivo apparente, improvvisamente twitta: “PURE I POOH SCAPPATI DALL’OSPIZIO DIVENTANO CONFORMISTI (e quando mai i Pooh sarebbero stati antisistema?? ndr). ORA TUTTI A NANNA CON LA BADANTE”. Da antologia la replica di Facchinetti jr, alias Dj Francesco: “A TE NEANCHE LA BADANTE TI SOPPORTA”.

Ebbene, anche per quest’anno abbiamo finito.
Lo dico dal ’94, ma forse questa volta è vero: è l’ultimo anno che lo faccio…. a meno che… non segua il consiglio della mia amica Anna e l’anno prossimo me ne vada direttamente a Sanremo a farvi la diretta minuto per minuto…
Chissà. Intanto, grazie per avermi seguito!!!

#lestiniasanremo

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *