Lestini in Serie A – stagione 2015/2016 – Il girone d’andata

15esima giornata

Orbene amici fraterni ed emeriti sconosciuti, come dice e ricorda l’amico Andrea Scanzi ogni tanto smettere gli abiti del cronista serioso e dell’intellettuale impegnato è cosa buona e giusta, e mentre parlare sempre di cazzate è da cerebrolesi, farlo ogni tanto rinfresca la mente e alleggerisce l’animo. Indi per cui, dopo i celebri “Lestini a Sanremo” e “Lestini ai mondiali” (in attesa di “Lestini agli europei”), andiamo a parlare del nostrano campionato di calcio, sparacchiando qua e là cifre, voti, pronostici e commenti più o meno a casaccio.

LA SERIE A 2015/2016, a quindicesima giornata completata, direi che si merita un voto alto. Anzi, altissimo. Ora, è vero che a parte la Fiorentina (big match esclusi), il Napoli (piccoli match esclusi) e qualche quarto d’ora romanista nelle prime tre giornate, non è che ci stia offrendo questo bel gioco. Anzi, diciamo che il gioco bello e spettacolare sta alla serie A come l’etica e la serietà giornalistica stanno a Barbara D’Urso, ma un campionato così, ancora senza padrone, dove non c’è capolista che duri – soste a parte – più di quindici giorni, con le prime sei squadre in appena sette punti, è emozionante ed entusiasmante come altre poche cose al mondo. Abituati da anni a cavalcate trionfali e solitarie o al massimo a volate a due, una roba del genere ci diverte alquanto, piuttosto e anzicheno.
Di conseguenza, voto: 10 e lode.

LA LOTTA PER LO SCUDETTO si prende pure lei, logicamente, il massimo dei voti cum laude.
Ma qui, oltre che svotacchiare, divertiamoci ad analizzare.

Partendo dalla capolista. L’Inter si è ripresa la vetta vincendo “stranamente” per 1-0, ma a differenza degli altri 674 risultati di misura della stagione stavolta lo ha fatto addirittura giocando bene (e attenzione, dalle parti della Pinetina il bel gioco non è una rarità: da cinque anni a questa parte è più facile sentire cose sensate dalla bocca della Santanché che vedere l’Inter produrre venti minuti di bel calcio), dominando (vedi parentesi precedente) e trasformando Handanovic in puro spettatore (qualcosa di molto simile al miracolo di San Gennaro). E il tutto dopo quella sconfitta al San Paolo che avrebbe potuto affossare il morale nerazzurro e, soprattutto, con i pezzi più pregiati di una rosa discreta (sottolineiamo discreta e nulla più, visto che a nostro avviso l’unico fenomeno presente da quelle parti continua a essere Mancini), vale a dire Icardi e Perisic, in vacanza permanente, al momento più adatti per il torneo di beach soccer a Torrette di Fano che per la lotta scudetto. Se questi (e altri) disgraziatamente si svegliano e se la squadra continua a giocare bene (e soprattutto ad avere il culo che ha avuto finora), non solo in Champions ci va di sicuro, ma rischia addirittura di vincere lo scudetto. Voto: 7.

Il Napoli, invece, che fino a quarantott’ore fa si sarebbe preso un 10 e lode (forse anche un 11), si merita un votaccio. Non è schizofrenia né eccesso punitivo: è che con quella squadra lì (è nettamente l’organico migliore, e oltretutto ci gioca l’unico “over the top” presente nel campionato italiano, Higuain), che ha dimostrato di saper giocare in quella maniera là e che oltretutto si è appena presa la vetta, simili passi falsi non sono ammissibili. Per vincere lo scudetto servono – oltre che gioco, calciatori di qualità e allenatore bravo – anche (forse soprattutto) mentalità vincente, carattere e palle quadrate. Qualsiasi squadrone che si sarebbe trovato al posto del Napoli ieri (penso, che so, alla Juve di Lippi, al Milan di Capello o all’Inter di Mou), il Bologna se lo sarebbe asfaltato senza tante storie. Invece l’impressione è che ieri il Napoli avrebbe perso pure contro gli allievi della Buggianese. La vetta, i complimenti, le lodi, possono dare alla testa e fare il braccino corto. È quello che è successo al Napoli, segno che la testa non c’è. E segno che sono i peggiori nemici di loro stessi nella corsa allo scudetto. Voto: 5.

La Fiorentina, tornata seconda dopo aver preso a schiaffi l’Udinese, continua a mostrare un calcio che si gioca sul monte Olimpo tra un sorso d’ambrosia e l’altro, con un Paulo Sousa direttore d’orchestra dionisiaco che dispensa agli occhi gioie pure ogni domenica. Il miglior calcio del campionato senza ombra dubbio. Per questo, come è nella miglior tradizione del bel gioco puro, non vinceranno un cazzo. Ma saranno bellissimi fino alla fine. Voto: 9.

La Roma è alle prese con i soliti problemi che si porta dietro da una ventina d’anni: è la Roma. Voto: 4.

La Juve invece è tornata ufficialmente la Juve. Il che vuol dire che è tornata a far paura, ma a far paura di brutto. Poche finezze e tante ciabattate, ma una concretezza e una solidità pazzesche, specie in queste ultime due trasferte contro il Palermo e la Lazio. Poca roba direte voi, le suddette Lazio e Palermo, ma più che il cosa conta il come, e il come della Juve, torno a ripetere, fa paura. Vedi quel che ho scritto sopra a proposito del Napoli: la Juve ha proprio quella mentalità e quella autorevolezza che al momento manca ai partenopei. E con un Napoli col braccino, un’Inter non propriamente gigantesca, una Fiorentina troppo bella e poco concreta e una Roma che è, appunto la Roma, la Juve rischia di recuperare molto presto lo svantaggio accumulato.
Anzi, mi spingo oltre: se oggi come oggi avessi due soldi da scommettere su chi a maggio sarà campione d’Italia, probabilmente li spenderei proprio sulla Juve. Ora lo so che gli amici juventini, leggendo, si saranno messi in massa le mani nelle rispettive mutande, ma tranquilli, non lo dico per gufare, lo dico perché lo penso sul serio. E tranquilli anche gli anti juventini: io notoriamente con i pronostici non ci azzecco mai… vi ricordate i mondiali del 2014? Tipo quando scrissi che l’Olanda avrebbe battuto la Spagna 5-1 e la partita finì esattamente 5-1?
Ecco, appunto.

Per concludere, un paio di considerazioni e un appunto su domenica prossima:
1.Il grande Paolo Maldini torna a parlare lamentando l’assenza di persone davvero competenti nel mondo del pallone. A parte la particolare situazione del Milan in cerca di se stesso da cinque anni come un sessantottino sotto acido in India, basta vedere come stanno andando le squadre – Samp in testa – che hanno cercato la svolta nel cambio di allenatore. Ma in una federazione guidata da Tavecchio, caro Paolo, cosa ti aspetti?
2.Domenica l’Inter capolista va a Udine, campo dove tradizionalmente perde 99 su 100 (e la volta che non perde, pareggia). Le altre, si sfidano in un affascinante doppio scontro diretto da brivido, con Napoli-Roma e Juventus-Fiorentina.
Il Sassuolo, mia vera candidata allo scudetto, ne potrebbe finalmente approfittare.

Buon lunedì a tutti!

#lestiniinseriea


L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DI ROBERTO DONADONI – 16esima giornata

Italo Calvino sosteneva come la Leggerezza fosse non solo il principale, ma proprio l’unico vero antidoto contro la pietrificazione e l’opacizzazione del mondo. In accordo più che assoluto con il grande scrittore e osando traslare il divin concetto al barbaro pallone, apriamo la nostra finestra del lunedì dedicata al calcio dicendo che il più grande e bell’antidoto al tetro e opaco mondo pallonaro odierno sia Roberto Donadoni.
Snobbato dai più, addirittura deriso da alcuni, generalmente ritenuto allenatore “da squadrette”, quest’uomo – dopo che l’anno scorso ha impartito al mondo una, ahimè inascoltata, lezione di etica morale con la vicenda del Parma – si è preso in punta di piedi un Bologna a pezzi e inguardabile, portandolo in poco più di un mese dall’ultimo posto a metà classifica. Su questo, che non è un miracolo ma è il frutto delle sue capacità, si continua a tacere: in un pallone fatto di urla e personaggi volgari da rotocalco, la leggerezza di quest’uomo garbato, serio, onesto e capace, è qualcosa di insostenibile. Tempo fa prese un’Italia mediocre e orfana di alcuni tra i principali protagonisti dell’epopea berlinese, la portò ai quarti di finale dell’Europeo e costrinse la Spagna dell’età dell’oro del tiki taka ai calci di rigore: fu cacciato in malo modo come l’ultimo degli incapaci e venne richiamato in tutta fretta Lippi come salvatore della patria. Sappiamo tutti come andò a finire.
Per noi, il buon Roberto, è oggi il volto migliore del calcio italiano. Voto: 10 e lode.

Massimo Maccarone, il vecchio Big Mac, con una barbetta fatta quasi esclusivamente di peli bianchi, ieri ha segnato una doppietta e servito un assist. E’ lui il volto più rappresentativo dello splendido Empoli di Giampaolo, tre vittorie consecutive, il miglior calcio della domenica e una classifica da lotta per l’Europa. Voto: a Big Mac, a Giampaolo e a tutto l’Empoli, 10.

Attenzione alla Juventus, scrivevamo lunedì scorso. Poche finezze e tante ciabattate ma sta tornando, solida e incazzosa come sempre. Sta tornando e fa paura.
Ecco, la Juve è ufficialmente tornata. Sei vittorie di fila e quarto posto, appena sei punti dalla vetta. Avesse avuto un avvio deprimente come quello bianconero qualsiasi altra squadra, non ne sarebbe mai uscita. Ma come mentalità vincente e organizzazione la Juve, lo si voglia o no, è avanti anni luce a chiunque. Per tutto questo, da queste parti continuiamo a vederla – oggi ancor di più – come la favorita al titolo.
Voto: 8,5.

L’Inter, anche negli anni di grazia, a Udine è solita sfoderare prestazioni ridicole e imbarazzanti. Non a questo giro: stavolta i nerazzuri sbranano i friuliani con la calma e l’autorevolezza dei campioni, 4 pappine 4 rifilate senza nemmeno versare troppe gocce di sudore.
Certo, se l’Udinese avesse avuto dei difensori veri e non l’allegra compagnia degli acrobati sbronzi del Circo di Merano, il risultato sarebbe stato meno rotondo. Ma resta il fatto che l’Inter ha giganteggiato in ogni zona del campo per tutta la partita, granitica e massiccia. Insomma, per farla breve, anche se dalle parti della Pinetina continuano a tenere il profilo bassissimo e se l’Olimpo degli esperti pallonari continua a titubare su questo primato (l’organico è pur sempre quello che è, di sicuro inferiore a quello di Napoli, Roma e Juve), siamo alla sedicesima giornata, sta squadra ha subito appena 9 gol, è prima in accenno di “mini fuga”, gioca bene e ha il morale a mille. Inutile nascondersi dietro il proverbiale dito e obbligatorio parlare di corsa al titolo.
Però attenzione perché, come dire, sento puzza di 5 maggio.
Voto: 8.

Tra ninnole e nannole sabato mattina c’è stato il sorteggio di Euro 2016. Voto ZERO ASSOLUTO a tutti i giornalisti pallonari che hanno scritto, e continuano a scrivere, delle difficoltà del girone capitato agli azzurri. Finiamola con le stronzate e diciamo le cose come stanno: difficilmente poteva andare meglio di così e se non si passa il primo turno sarà una catastrofe epocale.
Voto al culo del sorteggio: 7.

Bella e impossibile continua a essere la Fiorentina. Impossibile nel senso che ci pare quasi impossibile che la squadra possa concretamente concorrere per lo scudetto. Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: questi qua giocano TROPPO BENE. Talmente bene che, nelle partite che contano, beccano puntualmente zero punti. Tranne l’exploit a San Siro contro l’Inter di inizio stagione, hanno perso contro tutte le prime della classe, segno che, purtroppo, bel gioco e scudetto sono solo lontani parenti. La partita di ieri a Torino contro la Juve, è stata in questo senso una specie di teorema.
Voto: 6.

Napoli, un punto in due partite. Come la Fiorentina il Napoli non fa più risultato, ma a differenza della Fiorentina ha pure cominciato a giocare di merda. Segno che gli attrezzi del mestiere per reggere la pressione di una piazza in ebollizione, che vuole lo scudetto ora e subito e a tutti i costi, non abitano ancora nello spogliatoio di Sarri.
Se si continua così, anche la Champions può diventare un miraggio.
Voto: 5

Il Milan continua ad aggirarsi per i campi della Serie A come fossimo ancora in agosto al Trofeo Birra Moretti. Eppure, pur non essendo chissà quale portaerei, in un campionato così incerto nell’ammucchiata lassù in cima ci potevano stare pure i rossoneri. Ma la sostanziale differenza tra il Milan e le prime cinque, sta nel fatto che dalle parti di Milanello una società non esiste più, o meglio esiste ma è in una specie di sbronza perenne, dove quotidianamente si fanno scelte poco comprensibili di cui si pentono all’istante e che non sostengono come dovrebbero. Il risultato è che Mihajlovic, a cui hanno comprato 18 attaccanti e mezzo difensore, è più solo dei guerrieri giapponesi nelle Filippine.
Mi ricorda, tragicamente, l’Inter di Gasperini.
Voto: 4

Antico e vintage per tradizione, le maratone di Sky e di Mediaset Premium mi mettono a disagio. Continuo a preferire la radio e Tutto il Calcio Minuto per Minuto, Novantesimo e la Domenica Sportiva. Per nostalgia e non certo per convinzione, visto che mamma Rai ogni domenica offre spettacoli sempre più imbarazzanti.
Ieri, in collegamento dal San Paolo di Napoli, Amedeo Goria dopo aver sbagliato completamente la lettura della formazione della Roma, restituisce la linea allo studio dicendo: “e comunque oggi è il 13 dicembre, auguri a tutte le SANTE LUCIE”.
Voto: 0.

#lestiniinseriea

———————————————————————

IL SENSO DI BIG MAC PER LA BIRRA – 17esima giornata

La puntata prenatalizia di questo spazio pallonaro è (quasi) completamente occupata&fagocitata da due splendide storie opposte e complementari, agli antipodi, come si suol dire.
Da una parte c’è uno splendido uomo di 36 anni. E a 36 anni, si sa, di solito dal calcio ci si ritira o si pensa seriamente di farlo, specie gli attaccanti che, dopo vent’anni passati a prendere botte da difensori caricati come pitbull in calore, a quest’età a malapena si reggono in più. Non certo lui però, il vecchio Big Mac, quel Massimo Maccarone di cui avevamo già parlato la settimana scorsa. Ora quest’uomo qui, alla tenera età qui sopra rammentata, non solo di smettere non ci pensa proprio, ma pare giocare meglio di quando di anni ne aveva 20. Un’altra doppietta per l’indomito capitano del magico Empoli di Giampaolo, quattro gol in due partite per lui e quarta vittoria di fila per la squadra. Ma al di là di questi numeri da capogiro, la cosa che ci piace di più è quel che è successo dopo la partita: come si fosse appena giocata una partitella tra amici al campo della parrocchia, Big Mac ha invitato tutti, amici e non, in un pubbettino di Empoli offrendo caraffe di birra per festeggiare l’impresa. Ora magari da queste parti (vale a dire le mie) peccheremo un pochino di romanticismo e idealismo, ma pensare a un bomber di serie A che improvvisa una festicciola tra amici in un pub di provincia a suon di birra invece che andare nel locale vip e ordinare tre bocce di champagne e quattro veline, ci piace da morire. Ci piace la gente vera. Sarà per questo suo essere splendidamente vero, sarà per questo suo genuino divertirsi senza drammi che il calcio italiano a Big Mac l’ha sempre sfanculato in malo modo. Noi, da par nostro, anziché sfancularlo, ribadiamo il voto di sette giorni fa aggiungendoci la lode.
Voto a Big Mac: 10 e lode (e la lode, si sappia, è grande come una casa).
Unico rimpianto: non essermi trovato a Empoli sabato sera e non aver partecipato alla festa.

Dalla parte opposta, per tutt’altri motivi, un’altra storia che ci piace tanto. Vale a dire la condanna per corruzione al tandem Blatter-Platini, sanzionati con ben OTTO ANNI di squalifica. Finalmente, il criminale Blatter e il suo delfino, quelli che sono riusciti negli ultimi vent’anni a rendere il calcio più schifoso e corrotto di quanto non lo fosse già (fino a renderlo l’orrido specchio di un’economia mondiale globalizzata nel peggiore dei modi) fino alla follia di portare i mondiali del 2022 in Qatar (ma tra criminali evidentemente ci si capisce al volo), se ne vanno a casa. Per sempre.
Voto al nostro personale godimento: 10 e lode.
Voto ai due: 0.

E, pour en finir, passiamo all’analisi della giornata. A conferma che questo campionato non ha precedenti nell’ultimo campionato e che non c’è proprio verso di dargli un padrone, ieri hanno vinto tutte – ma proprio tutte – le prime della classe, tranne la capolista Inter, accorciando fatalmente la classifica al punto che, alla sosta natalizia, ci troviamo con cinque squadre nel fazzoletto di tre punti. Una grande ammucchiata che può diventare uno spettacolo feroce e appassionante al momento della ripresa.
All’Inter, ancora in testa per un solo punto, sconfitta in casa da una delle squadri peggio messe del campionato, la Lazio, diamo inevitabilmente un votaccio. Per due motivi: il primo è per ostinarsi a non far fare una seria perizia psichiatrica a Felipe Melo, il secondo è per la leggerezza vista ieri in campo. Troppi brindisi prematuri fanno male e una squadra che vuol vincere lo scudetto non scende in campo – specie conoscendo il risultato positivo delle dirette concorrenti – come se si andasse al pranzo sociale dell’Arci in Pratomagno. Voto: 4,5 (a Felipe Melo, 3).
Il Napoli, pare, è tornato a essere il Napoli e la Fiorentina anche. Ma resta, su entrambe (soprattutto sul Napoli che, non ce ne vogliano i viola, ci pare tecnicamente più attrezzato per la lotta scudetto), una domanda grossa quanto una casa: sanno giocare bene e convincere solo quando sono a -4 dalla vetta e quindi non hanno pressioni di sorta, oppure dopo la sosta riusciranno a imporsi anche quando ci sarà da prendersi la vetta? Nel dubbio, a entrambe le seconde, voto intermedio: 6,5.
La Juventus ha calato il settebello. Noi lo si dice da quindici giorni e continuiamo a dirlo: in ottica scudetto, sono i più forti e i più attrezzati. Questione di testa, anzitutto. Inoltre, l’idea della rincorsa solitamente carica a mille. Unico punto a favore delle avversarie è la sosta, che può spegnere questo incredibile periodo di forma. Vedremo. Nel frattanto, voto: 9.
La Roma ospita un Genoa che, proprio insieme ai giallorossi, è tra le squadre più malconce della serie A. Ne esce fuori una partita di rabbia e orgoglio con tanto di abbraccio al sempre messo in discussione Garcia. Tre punti come ossigeno e l’idea di essere ancora in corsa. La sosta può mettere ordine e rimettere la squadra in carreggiata, anche se da queste parti le follie sono sempre all’ordine del giorno. Voto di incoraggiamento: 6.
Chiudiamo con il Milan. In teoria, con lo scivolone dei cugini, pure i rossoneri potrebbero essere tornati nel giro scudetto. In teoria, appunto. In pratica ci pare difficile. Anzi, l’esaltazione dopo la vittoria a Frosinone ci pare la più tipica reazione schizofrenica delle grandi squadre nelle annate no. Si starà a vedere. Nel frattempo, a noi, il Milan, fosse anche solo per l’isolamento in cui la società ha confinato il tecnico, continua a non convincere. Voto: 5.

Fine dei giochi e buon natale a tutti, ci si risente su questi schermi ad anno nuovo.
Ultimo appunto: tradizionalmente la ripresa dopo la sosta natalizia è una delle giornate più folli e imprevedibili della stagione. In una classifica così ingarbugliata, si spera, ci sarà da divertirsi.
Bonne chance, fanciulli!!

#lestiniinseriea

———————————————

IL RITORNO DI FANTANTONIO E LE PSICOPATOLOGIE DI QUAGLIARELLA – 18esima giornata

Lo so, sono un sentimentale. Un maledetto sentimentale. In genere dico, ma quando si parla di calcio ancora di più.
E impossibilitato a fare altro, metto al primo posto degli eventi importanti della giornata pallonara il ritorno di Fantantonio.
Chiedo scusa agli esegeti dell’etica e dell’integralismo morale, ma quando uno ha quei piedi lì – e li usa – io non capisco più niente, sento e vedo poesia dappertutto, le discese ardite e le risalite e pure le bionde trecce gli occhi azzurri e poi. Ergo, vedere Cassano – dato da tempo come clinicamente morto – giocare un derby in quel modo, fare quegli assist là e quei lanci lì, mi ha mandato in brodo di giuggiole.
E m’importa assai se l’Antonio in questione ha spesso e volentieri sperperato il suo genio preferendo la sregolatezza. Anzi, m’importa, nel senso che mi esalto ancora di più (sono un fan di George Best, per dire).

Secondo evento su cui accendiamo i riflettori – ma in negativo -, i problemi mentali di Quagliarella.
Ora, a me sta storia del non esultare il gol alle ex squadre avrebbe anche rotto gli zebedei. Un tempo forse aveva senso, tipo – che so – Batistuta dopo 69 anni in viola segna alla Fiorentina e non solo non esulta, ma piange pure, ci sta. Ma oggi, che tutti hanno giocato con tutti, che si cambia squadra praticamente ogni sei mesi… che senso ha? Va a finire che nessuno esulterà più per un gol. Se poi in questa situazione, già abbastanza assurda di suo, ci aggiungiamo follie allo stato puro, siamo a posto. Già anni or sono Materazzi si era distinto per non aver esultato dopo un gol contro il Bari (“è una squadra che ha allenato mio padre”), ma ieri Quagliarella è andato oltre: non solo non ha esultato… ma dopo il gol ha chiesto scusa (scusa!!!) ai tifosi del Napoli. Cioè, se io fossi stato un tifoso del Torino mi sarei incazzato a morte…
Si consiglia uno psicologo parecchio – ma parecchio – bravo.
Intorno a sta storia qua, una super perla targata Rai. A Molinaro (del Torino), in collegamento dal San Paolo, chiedono di commentare il gesto del suo compagno di squadra Quagliarella. E il buon Molinaro si prodiga in una autentica supercazzola di 6 minuti (perché dallo studio nessuno lo interrompe, perché???) in cui ripete circa 30 volte la stessa frase (“sappiamo che lui è felice quando la butta dentro”) condita da memorabili arrampicate sullo specchio (“quando uno vuole bene a uno squadra non è che non vuole bene a un’altra e i tifosi possono capire e devono esultare pure se uno non esulta capendolo”).
Se riuscite a reperire questa intervista, guardatela. Merita.

Terzo punto: crisi Milan. Ecco, noi ne parliamo al rovescio. Nel senso, il Milan è in crisi dall’inizio del campionato, non è una novità, squadra costruita male e tecnico detestato dalla dirigenza: c’è da aggiungere altro?
Ergo, più della sconfitta del Milan, parliamo della vittoria dello splendido Bologna. Noi lo diciamo da un mese e lo ripetiamo: ma che Donadoni allenatore è un fenomeno, cosa aspettiamo per scriverlo a nove colonne in prima pagina???

Infine… lassù in cima: niente di nuovo sul fronte occidentale. Tranne che l’ammucchiata è un po’ meno ammucchiata: a nostro avviso infatti, la Roma – che non sa più vincere e da mesi non sa più nemmeno giocare – si scolla e non pensiamo proprio possa tornare nella lotta.
Quindi, delle quattro intrecciate in soli tre punti, che dire?
– che l’Inter vince alla sua maniera contro la fotocopia del super Empoli pre natalizio e resta in testa… Senz’altro solida e concreta, ma le periodiche amnesie (leggi:Lazio) e soprattutto l’oggettiva superiorità delle altre tre (di gioco e di organico), fanno in modo che no, proprio non la vediamo da scudetto;
– che il Napoli è spudoratamente bello e forte, che se giocano il resto del torneo come il primo tempo di ieri addio a tutte le altre, che se Insigne continua a fare il Maradona segnando gol che sono pura elegia…. insomma, in teoria la squadra più completa, in pratica psicologicamente ancora non proprio da grande…. vedremo se e come crescerà in mentalità vincente;
– che la Fiorentina è pure più bella del Napoli, ma è meno forte… soprattutto con le dirette concorrenti fatica a esprimere questo gioco sublime e, soprattutto, non fa punti;
– che la Juve meno male ha avuto quell’avvio da incubo, altrimenti staremmo a commentare l’ennesima cavalcata solitaria. Solida, quadrata e vincente. Otto vittorie di fila. Basta? Di sicuro, per lo scudetto, tra le quattro, è la favorita (Napoli a seguire).

#lestiniinseriea


I DUBLONI, LA GNOCCA E LA TRASUMANAZIONE DI FERRERO – 19esima giornata

Alla fine di ogni girone d’andata, primo giro di boa della stagione pallonara, è praticamente obbligatorio tirare le prime somme, stilare bilanci e azzardare scenari futuri.
Eppure talvolta accadono eventi epocali in grado di stravolgere e sovvertire qualsiasi regola, qualsiasi protocollo, qualsiasi prassi giornalistica.
In questo caso, a costringerci a mettere in secondo piano e a far scivolare a fondo articolo l’analisi del campionato, è Massimo Ferrero. Il presidente della Sampdoria – unico caso in cui l’originale in quanto a surrealismo e comicità batte sei a zero l’imitazione di Crozza – ha infatti, sei giorni or sono, rilasciato la dichiarazione del secolo. Oggetto di discussione, il mercato in uscita della Samp e la possibile cessione di qualche pezzo pregiato. Chiamato a rispondere in proposito, il Ferrero nazionale ha risposto: “I nostri campioni non si vendono. Certo, se arriva qualcuno con i dubloni… (sic!!) E se arrivano coi dubloni (arisic!!) poi si sa com’è, è come con una bella donna, giri, giri, insisti, daje, daje e quella prima o poi la sgancia”.
Un inarrivabile capolavoro di sintesi che fa letteralmente impallidire tutto il resto (comprese le citazioni colte di un altro pezzo da novanta, Carlo Pellegatti, che giorni fa, ancora ubriaco per il cenone di capodanno e depresso per la crisi del Milan, lanciando un indovinello in studio si era paragonato alla principessa Turandot). Per inciso, l’altro ieri, chiamato a commentare le dichiarazioni del suo presidente, Montella in conferenza stampa ha continuato per dieci minuti a parlare di “dubloni” senza mai nominare la parola “soldi”. Sudditanza psicologica? No, riconoscimento del genio di Ferrero che, a questo punto, è a nostro avviso degno di essere trasumanto in pieno stile dantesco.

Dette le cose importanti, passiamo al superfluo e, scorrendo la classifica dal basso verso l’alto, diamo questi benedetti numeri del giro di boa.
NAPOLI, punti 41. Detto&ridetto, ma lo ripetiamo volentieri: l’organico più forte e il gioco migliore. Con una ciliegina sulla torta pesante come un macigno: Higuain, straripante, devastante e immarcabile, 18 gol su 19 partite e in assoluto il giocatore più forte della serie A. Non è Maradona, ma è decisivo come Maradona ai tempi d’oro. Cosa manca alla squadra di Sarri? Quel po’ di cinismo e cattiveria che contraddistinguono tutte le grandi. Per il resto, primo posto meritatissimo. Se la giocheranno fino alla fine (con la Juventus). Voto: 8,5.
JUVENTUS, punti 39. Quando dopo anni di vittorie una grande squadra incappa in un avvio come quello della Juve, di solito molla e si rassegna all’anno di transizione. La Vecchia Signora manco per sogno: 9 – dico 9! – vittorie di fila, secondo posto agganciato e vetta della classifica a soli due punti. Per sostanza e mentalità, collettivo e compattezza, non ha rivali, e lo scudetto se lo giocherà fino alla fine (con il Napoli). Una domanda: se non avesse avuto quell’avvio da incubo, a quest’ora di che staremmo parlando? Voto: 8,5
INTER, punti 39. Senza bisogno delle macumbe gufatorie del milanista Scanzi, noi lo dicevamo da settimane: non può durare. E infatti, non è durata. Organico limitato, in alcune zone del campo senza alcuna alternativa e assenza totale di rifinitori e costruttori di gioco. Appena è venuta meno la condizione atletica, l’Inter è crollata, ma vista la situazione di partenza – e pure quella oggettiva – ha fatto anche troppo in questo girone d’andata. L’obiettivo era la lotta Champions, e quella pare possa giocarsela. Certo, proprio bella da vedersi non è. Ma una squadra che oscilla tra primo e secondo posto per 19 partite non può essere nemmeno brutta. Conclusione? L’Inter è “un tipo”. Un tipo che non lotterà per lo scudetto. Voto: 6,5
FIORENTINA, punti 38. A tratti più bella del Napoli ma a volte più spericolata del Foggia di Zeman. In una parola: poetica. Inoltre, senza ricambi degni di questo nome e, soprattutto, senza alcuna traccia di mentalità davvero vincente, sempre pronta a crollare sul più bello. L’ambiente schizofrenico, oltretutto, non aiuta: qui a Firenze, in piazza e nei bar, si passa dalla certezza dello scudetto a quella della retrocessione nello spazio di un’ora. Ma starsene ancora lì, a soli tre punti dalla vetta, è comunque un risultato da urlo. Voto: 7
ROMA, punti 34. Mentre scriviamo dalle parti di Trigoria si sta decidendo il futuro di Garcia. Di solito, non pensiamo che i cambi in corsa dell’allenatore possano cambiare qualcosa. Ma la Roma almeno – “almeno” sottolineato tre volte – dieci punti li ha letteralmente buttati via per una gestione tecnica dell’ultima mezzora sucida, assurda, quasi sbronza. Poteva essere lassù a banchettare col Napoli e le altre e invece si trova tallonata dal Sassuolo: in tutto questo, il bel francese ha i suoi quintali di responsabilità. Voto: 5.
SASSUOLO, punti 31. Un tempo contro l’Inter perdeva 7 a 0. Oggi tiene, contiene e, al momento giusto, azzanna e porta a casa tre punti. La banda di Di Francesco non è né una favola né un miracolo, ma un capolavoro di bel gioco, organizzazione e scelte azzeccate. Solo il Napoli è stato battuto meno volte e, tra l’altro, ha pure una partita in meno. Meraviglia. Voto: 9.
EMPOLI, punti 30. Sull’Empoli e sul suo meraviglioso capitano Big Mac ho già versato fiumi d’inchiostro. Ieri è stata un’ulteriore conferma. Con Napoli e Fiorentina, il gioco più bello della serie A. Meraviglia parte seconda. Voto: 9.
MILAN, punti 29. Scavalcato in novanta minuti da Empoli e Sassuolo, con un tecnico mai voluto e in bilico dal 16 agosto, con una rosa assemblata malissimo, con una società che non si capisce dove andrà a parare (Mister B. dove cazzo è??), il Milan è al momento il più grosso fallimento del campionato. Al momento, su tutta la linea. Voto: 4.
LAZIO, punti 27. Il ruolo di castigagrandi (leggi: Inter e Fiorentina) le riesce benissimo. Il resto le riesce a volte così così e a volte per niente. Discontinua, altalenante, anonima. L’Europa, soprattutto, distante anni luce. Viste le ambizioni di partenza, un mezzo fallimento. Voto: 5.
CHIEVO, punti 26. Come il Molise in geografia. Tutti si dimenticano della sua esistenza ma c’è, è sempre lì, sereno e pacioso, tranquillamente a metà classifica, lontano dalla zona calda e sempre pronto a regalarsi soddisfazioni inattese, come la vittoria sul campo del Bologna, una delle squadre più in forma del campionato. Voto: 6,5.
ATALANTA, punti 24. Non è che all’Atalanta si possa chiedere tanto di più: oggettivamente, occupa una posizione che rispetta organico e aspettative. Ma le ultime prestazioni somigliano molto a un film di Dario Argento. Se non si riprende presto, attenzione: da queste parti della classifica, a precipitare si fa presto. Voto: 5.
UDINESE, punti 24. Stesso discorso dell’Atalanta: forse ci si aspettava qualche punto in più, qualche discontinuità in meno, ma di fatto sta dove deve stare. E Di Natale non è eterno. Voto: 5,5.
SAMPDORIA, punti 23. Smisurate ambizioni di partenza. Poi Ferrero – di cui abbiamo già parlato abbastanza – ha combinato il pastrocchio incomprensibile dell’esonero di Zenga (che stava lavorando bene) per prendersi Montella (che ha iniziato malissimo) e la squadra è colata a picco. Ma ha ritrovato un super Cassano e le ultime partite sembrano incoraggianti. Da rivedere. Voto: 5,5.
BOLOGNA, punti 22. Stecca di ieri a parte, dall’arrivo di Donadoni in poi una splendida realtà. Senza l’avvio da incubo, sarebbe dalle parti di Empoli e Sassuolo. Promettente. Voto: 6,5.
TORINO, punti 22. Ventura è un grande allenatore, ok. Il Torino ha una bellissima squadra, sempre ok. Resta il fatto che aveva aspirazioni d’Europa e si ritrova nella parte bassa della classifica. Perché tutta la stampa continua a parlare del grande Torino? Mah. Voto: 5.
PALERMO, punti 21. Potenzialmente sarebbe molto di più, ma quando hai un coglione come Zamparini al vertice è impossibile combinare qualcosa. Le psicosi del presidente fanno sembrare persone normali gente del calibro di Gaucci e Anconetani. Voto: 4,5.
GENOA, punti 19. Mica è facile far giocare una squadra che, mediamente, cambia dieci giocatori ogni sei mesi. Gasperini è bravissimo, ma fare più di così è davvero difficile. Voto: 5.
FROSINONE, punti 15. Esordiente assoluta in serie A, è lo specchio del suo allenatore: grintosa e generosa. Lotterà per la salvezza fino alla fine, siamo sicuri, ma i limiti sono chilometrici e, spesso, insormontabili. Voto: 5.
CARPI, punti 14. Vale quanto detto per il Frosinone, parola per parola. E anche il voto: 5.
VERONA, punti 8. Zero vittorie in diciannove partite è un numero che fa più impressione delle 9 vittorie consecutive della Juve. Dipendente da Toni – che, oltre ad aver saltato quasi tutto il girone d’andata è coetaneo dello scrivente – ha più di un piede e mezzo già in serie B. Voto: 4.

A lunedì!
#lestiniinseriea

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *