45mila euro per cancellare una tortura

Ferite lacero contuse al capo di circa 10-12 centimetri.
Circa sessanta ecchimosi – provocate da colpi inferti a “corpo morto” – sparsi lungo tutto il corpo della vittima.
Ustioni dirette dovute all’impatto con candelotti lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo.
Lesioni interne alla milza e al fegato.
Dentatura saltata nella sua interezza.
Lesione alle vertebre.
Perforazione polmonare.
Oltre 500 persone “deportate” in caserme adibite a carceri temporanee senza possibilità di conferire con i propri avvocati, senza possibilità di avvertire i familiari dell’arresto, senza alcuna registrazione. Oltre 500 essere umani “desaparecidos” dalle 24 alle 48 ore.
Donne minacciate di stupro con i manganelli, donne sfottute e insultate per avere le mestruazioni. Pearcing all’ombelico strappati via a mani nude.
Uomini manganellati ai testicoli.
Obbligo di saluto fascista.
Fratture rimosse con le mani.
Ferite lacero-contuse ricucite senza anestesia e senza alcun disinfettante.
Donne e uomini tenuti in piedi per oltre 12 ore.
Minacce di morte e di esecuzione sommaria.
Ripetuti e reiterati pestaggi di gruppo.

Potrei continuare ancora a lungo. Per ore, forse addirittura per giorni. Ma mi fermo qui: penso di aver reso abbastanza bene l’idea.
Questa carrellata degli orrori non è né un bollettino di guerra, né il resoconto di qualche golpe sudamericano né, tanto meno, un estratto di qualche cronaca medievale. Si tratta semplicemente di alcune tra le atrocità commesse dalle forze dell’ordine all’interno della scuola Diaz e delle caserme di Bolzaneto e Forte San Giuliano quasi quindici anni or sono, nel corso del G8 di Genova del luglio 2001.
Prima che qualcuno me lo chieda: no, non è quello che hanno raccontato i manifestanti, ma quanto hanno accertato e provato, nell’ordine: 1) le indagini; 2) tutti i gradi di giudizio della giustizia nel corso dei relativi processi; 3) la Corte europea di Strasburgo.

Di conseguenza, parlare di “tortura”, appare quasi scontato. E infatti, di tortura in piena regola hanno parlato sia i tribunali italiani che quello europeo. Eppure, nonostante questo, non solo non si è arrivati – in quindici anni – a una effettiva condanna dei responsabili, ma – nel caso specifico della tortura – non è stato nemmeno possibile emettere una sentenza.
I motivi, nell’ordine: 1) la caduta in prescrizione dei reati effettivamente contestabili; 2) la totale riluttanza delle forze dell’ordine a collaborare; 3) l’assenza del reato di tortura dall’ordinamento giuridico italiano (di nuovo, prima che qualcuno me lo chieda: no, non sono mie opinioni, ma quanto effettivamente accaduto).

È proprio per questo che, esauriti i gradi di giudizio, le parti lese hanno inoltrato ricorso a Strasburgo, per denunciare l’assenza del reato di tortura nell’ordinamento italiano e per chiedere che tale reato venga effettivamente punito.
Una sentenza, quella di Strasburgo, a dir poco esemplare: la legislazione penale italiana è stata giudicata inadeguata e lo Stato italiano è stato esortato a fare piena giustizia sui fatti di Genova.

In un mondo normale, nonché in un mondo civile, davanti a sentenze così nette sia della giustizia nazionale ordinaria sia di quella straordinaria europea, davanti a una così clamorosa evidenza, un governo ne prenderebbe semplicemente atto e riparerebbe il danno. In una parola: introdurrebbe il reato di tortura e punirebbe i responsabili. Perché qui non stiamo parlando semplicemente di fare giustizia su un singolo avvenimento vergognoso e passato: stiamo parlando di futuro, un futuro in cui, se non si interviene, qualsiasi tortura – fisica o psicologica – in Italia non potrà mai essere punita come tale.

Ma evidentemente, non siamo né in un mondo normale né in un mondo civile. L’attuale governo Renzi, davanti a tutto questo, pensa all’escamotage della “conciliazione amichevole”, vale a dire un risarcimento che, se le parti offese ritengono soddisfacente e la Corte europea si dimostra d’accordo, il caso viene chiuso. Per sempre. E per sempre, oggi come domani, eventuali torture, abusi e soprusi rimarranno privi di sanzioni adeguate.
E la “conciliazione amichevole” che il governo Renzi propone per evitare di introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento, è pari a euro 45mila. Una linea di completa continuità con i governi precedenti, quello Berlusconi prima e quello Prodi poi, che su questa storia specifica hanno letteralmente fatto i salti mortali per evitare di affrontare la questione della tortura.

Perché?
Perché fa così paura introdurre il reato di tortura nell’ordinamento legislativo italiano?
Perché un’opinione pubblica che armata di forconi chiede la castrazione chimica per gli stupratori, pene terribili e giustizialismo inflessibile per tutto e tutti, tace da quindici anni davanti a questa vergogna?

Per i danni agli edifici, alle vetrine, alle strade e alle macchine provocati a Genova in quei giorni, lo Stato italiano fissò il risarcimento danni da chiedere ai “no global” in 2,5 milioni di euro.
Oggi, per le lesioni fisiche subite, offre 45 mila euro alle vittime di torture, soprusi e pestaggi indiscriminati di ogni genere.
Allora rileggiamo quell’elenco riportato a inizio articolo. E chiediamoci: quanto vale l’integrità fisica di una persona? Quanto vale una testa? Quanto vale una vita?

‪#‎resistenzeRiccardoLestini‬

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