Servitori di Stato

Come già scritto giorni fa, al gioco “io l’avevo detto” e “tanto tu hai torto”, non partecipo, mi rifiuto. In primo piano metto sempre la riflessione, perché è di riflettere che ho bisogno, capire, non cedere alle semplificazioni da due soldi di situazioni troppo complesse.
Di certo ho le mie idee, come tutti. E come tutti ho il mio modo d’essere. Idee e modo d’essere che possono essere tranquillamente criticati e sono io il primo, davanti a critiche serie e costruttive, a fermarmi, ascoltare, interrogarmi a fondo.
Serie e costruttive, appunto. Quelle assurde e pretestuose no, quelle le rispedisco al mittente. Come quella di chi mi vorrebbe con scarso – o nullo – amor di patria, scarso o nullo attaccamento al nostro stato e ai nostri valori.
Assurda e pretestuosa visto che, faccio per dire, io lo Stato, senza bisogno di sbandierarlo di continuo ai quattro venti, lo servo da undici anni, ogni santo giorno, umilmente e seriamente, per quattro spiccioli, in un lavoro che – bene saperlo – non mi è capitato per caso né è arrivato per ripiego, ma che ho da sempre desiderato fare con tutte le mie forze e che con tutte le mie forze svolgo quotidianamente, proprio perché credo in quei valori – per me sacri – del nostro Stato sanciti dalla Costituzione.
Saluti a tutti.

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