Nessuno pensa ai precari della scuola

Stasera i telegiornali – i principali quotidiani, nelle loro testate on line, lo stanno facendo già ora – dedicheranno qualche minuto allo sciopero della scuola e alle relative manifestazioni.

Tutti, o quasi tutti, parleranno degli scontri di Napoli e Milano, di studenti fermati dalla polizia, di una bandiera del PD bruciata a Torino.

Qualcuno, molti, forse moltissimi, approfondiranno la questione chiedendosi perché, che senso abbia potuto avere un altro sciopero contro la Buona Scuola alla luce di ben 500 euro erogati a ogni docente di ruolo per la sua formazione e a un piano straordinario di assunzioni che, proprio in questi giorni, ha stabilizzato quasi 50mila ex precari.

Tutti, o quasi, risponderanno che i docenti sono incontentabili, una categoria di viziati, e in molti, moltissimi, metteranno in evidenza come la partecipazione a questa giornata di mobilitazione, rispetto all’80% del 5 maggio, sia stata a dir poco irrisoria. E magari in molti dedurranno che i professori si sono convinti che sì, la Buona Scuola era davvero buona.

Probabilmente il dibattito, on line e in tv, proseguirà ancora per un po’.
E verranno riproposte le solite tematiche che hanno tenuto banco l’anno scorso: il preside manager, il comitato di valutazione, gli albi territoriali, i criteri di spesa dei 500 euro, le nuove regole della mobilità… e tutto si dissolverà in miriadi di pulviscoli inconsistenti, in rivendicazioni certo legittime, ma troppo spesso individualistiche e prive di una visione di insieme della scuola che vorremmo, prive di una visione unitaria di base su una lotta da condurre contro lo stupro alle fondamenta stesse della scuola pubblica.
Tutti avranno ragione e nessuno avrà torto, oppure nessuno avrà ragione e tutti avranno torto, a seconda dei punti di vista. In ogni caso tutto rifluirà nel pantano di un quotidiano claudicante e agonizzante.

Il tutto trascurando completamente, ignorando in maniera pressoché assoluta, l’aspetto più tragico, ingiusto e paradossale generato dallo tsunami Buona Scuola, senza spendere nemmeno una parola in quella che dovrebbe essere, nella scala di urgenze delle situazioni da risolvere circa l’attuale funzionamento dell’istruzione, il primo problema da affrontare, la priorità assoluta: i precari.

Nessuno dirà, mentre le fonti governative e la stampa – sia quella compiacente sia quella volutamente distratta – celebrano la fine del precariato scolastico, che restano decine di migliaia di precari che per anni (per anni, sottolineato tre volte) hanno servito più che degnamente lo Stato, allo Stato hanno donato pezzi incalcolabili della loro esistenza, in possesso di requisiti di abilitazione pari agli altri, oppure non in possesso degli stessi per pure questioni anagrafiche, spesso addirittura con più esperienza di molti che hanno usufruito del piano straordinario di assunzioni, dallo stesso piano sono stati tagliati fuori per decisioni non solo discutibili, non solo arbitrarie, ma completamente paradossali.
E che rischiano di essere per sempre tagliati fuori dall’insegnamento.

Nessuno dirà che oggi, in piazza, c’erano loro. Soprattutto loro. E che a Roma – piazza dove non sono avvenuti scontri e quindi ancor meno interessanti per la logica perversa che mescola sensazionalismo e volontà criminale di celare e nascondere – una loro delegazione, priva di riferimenti partitici o sindacali, è stata ricevuta dal MIUR per discutere della loro assurda situazione.

Nessuno – in un mondo vittima della stessa stortura viziosa dei sindacati, per cui si pensa esclusivamente ai diritti di chi il lavoro fisso lo ha già – parlerà di loro.
Non si parla degli invisibili.
Non si parla dei precari.
Loro, per fortuna – e oggi ne è stata la dimostrazione, ci sono ancora e ancora continuano contro ogni censura a far sentire la loro voce.

La mia penna, e non solo, è con loro, convinta prima di tutto che sia la battaglia più urgente da combattere, tutti quanti, nessuno escluso, indipendentemente dalle situazioni personali e individuali di ognuno.
E che solo un’azione unitaria, che sappia oggettivamente affrontare tutte le nefandezze contenute all’interno di questa riforma omicida, possa produrre qualcosa di concreto.
Se non la migliore scuola possibile, almeno una scuola giusta.

Riccardo Lestini, docente di ruolo “ante” riforma

‪#‎resistenzeRiccardoLestini‬

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *