Cari “Compagni”…

Cari “compagni” (scusate, ma virgolettarvi è per me un imperativo morale) lasciatemi stare.

Parlo a voi, “compagni” del PD con cui, sin dalla vostra fondazione, sin dalla vostra nascita, non ho avuto mai niente da condividere, con cui, lo sapete, sono all’incirca alla stessa distanza di Plutone dalla terra. Inutile che continuiate a darmi del disfattista, di quello che “allora fai il gioco delle destre”, di quello che “allora fai da sponda al populismo”. Ho, vivaddio, un’altra storia rispetto alla vostra. Forse, con qualcuno di voi, ho una matrice comune, di sicuro – purtroppo – con alcuni di voi ho condiviso in passato battaglie e principi. Ma, tra i due, non sono io che ha gettato nella pattumiera ideali, lotte e valori. Quindi, tacete e lasciatemi stare.

Parlo anche a voi, “compagni” di “Nuova Sinistra”. Anche voi, lasciatemi stare, inutile che mi chiamiate. Non rispondo e non mi muovo da qui. Inutile fare il “grande strappo”, la “grande scissione indignata” dopo aver votato, per anni, le peggiori nefandezze renziane, quegli stessi abomini che hanno fatto, e continuano a fare, a pezzi la democrazia e la nostra costituzione. Inutile cercare affannosamente una verginità politica e ideologica quando avete trafficato nel fango più torbido. Non siete credibili. Tacete anche voi, lasciatemi stare.

E parlo infine a voi, “compagni” di Sel, che da anni oscillate tra sostegno al governo (con la solita logica del “minimamente accettabile”), tra un qualcosa “a sinistra” del PD (per ricordare, a chi?, a voi stessi?, agli elettori?, che comunque “sì, siamo sempre di sinistra) e tra l’occhiolino al Movimento 5Stelle (con la logica del cavalcare i loro successi), non per affermare qualcosa, ma solo e soltanto per salvare la vostra esistenza. Anche voi, tacete e lasciatemi stare.

A tutti voi, “compagni” virgolettati, ricordo che io, a differenza vostra, sono ancora di sinistra, che sono nato di sinistra e morirò di sinistra, nella più ampia, nobile, storica, vera e viscerale gamma di “credo”, ideali e valori che questo termine sottende.
Ricordo che io, a differenza vostra, uscito ormai da anni dal cosiddetto “attivismo attivo e diretto in politica” (a proposito, vi ricordate dove ero, da che parte stavo?), io politica continuo comunque a farla, ogni giorno, incessantemente, in primis commentando ogni ambito del nostro contemporaneo, et in secundis sostenendo e partecipando a singole battaglie “dal basso” (ho il pudore di non farne l’elenco). Che io non resto fuori dalla “politica attiva” per non sporcarmi le mani, visto che ogni giorno non ho paura di fare, a differenza vostra, nomi e cognomi, compromettendo – come succede puntualmente almeno da tre anni – il normale circolare dei miei spettacoli nei teatri che gestite, il normale circolare dei miei libri nelle librerie che comandate (inutile che diciate nulla, lo sapete meglio di me come stanno le cose).
E che infine, se ancora vi ostinate a chiamarmi, a tirarmi per la giacca e a far finta di non capire le ragioni del mio “esilio”, non posso far altro che, nel darvi il perché definitivo di tutto questo, citare Fabrizio De André:
“perché già dalla prima trincea ero più curioso di voi, ero molto più curioso di voi”.

Buonanotte,
Riccardo Lestini

‪#‎resistenzeRiccardoLestini‬

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