La donna vista dalla Luna

All’inizio la donna è semplicemente un altro essere umano. Certo più grazioso e aggraziato, un po’ più composto e un po’ meno rumoroso. Ma è inequivocabilmente un tuo simile. Perciò se hai una anche lieve propensione ad accettare una più sviluppata e profonda capacità di ragionamento e una più spiccata furbizia, rapportarsi con lei è cosa relativamente semplice. Molto semplice. Forse un po’ troppo semplice, perché finisci con l’illuderti che la vita sia una passeggiata e il risveglio, vale a dire la crescita, finisce per volgere inevitabilmente in tragedia.
È già alle elementari che la tua strada si divide inesorabilmente dalla sua, che diventate due rette parallele destinate a non incontrarsi mai. Mai più. Sulle prime la separazione è impercettibile e non pare così dolorosa. In fondo, pensi a otto anni, che te ne fai di una qualsiasi donna sulla faccia della terra che non sia tua madre? Che poi, pensi sempre a otto anni (qualcuno continua a pensarlo anche a cinquanta, ma per adesso lasciamo stare), la mamma mica è una donna. È una mamma, appunto. La tua, per di più. Quindi, si diceva, la separazione è sostanzialmente indolore. Piccoli segnali che non solo ti paiono irrilevanti, ma che se ti ci soffermi un attimo a riflettere ti convincono che sì, non vuoi minimamente avere a che fare con lei. Ad esempio non capisci questo suo atteggiamento nei confronti del lavarsi: non solo lo fa con regolarità e senza storie, ma pare farlo addirittura con soddisfazione. Tu pensi: è pazza.
Ma ripeto, sono pensieri brevissimi come l’infanzia, problemi di poco conto, che arrivano e se ne vanno nello spazio d’un niente. La tragedia vera arriva tempo dopo, esattamente QUEL giorno lì.
Penso abbiate capito tutti di quale giorno sto parlando. Trattasi di quel giorno imprecisato, o meglio quella mattina, alle medie, in cui hai la dimostrazione concreta dell’esistenza di forze soprannaturali. Sì, perché non c’è altra spiegazione: qualcuno, mostri, demoni, alieni o chissà chi, ha nottetempo rapito la tua ex compagna di giochi e la tua ex compagna di banco delle elementari sostituendola con… con che cosa? Santo cielo, cosa? Di sicuro non è più un essere umano, ma un’autentica esplosione di fianchi e forme d’ogni ordine e grado che non solo non sai esattamente cosa siano, ma che, soprattutto, ti mandano letteralmente fuori di testa per motivi che non riesci a capire. E, oltre a quell’esplosione vulcanica, è letteralmente impazzita: sorride, poi ti ignora, poi ti prende a schiaffi, poi piange, poi ride, poi non parla più, poi piange e così via, all’infinito. Improvvisamente senti addosso una smania incontenibile, un bisogno continuo di urlare, correre, sbattere la testa contro il muro. E la tragedia non è tanto nell’assoluta mancanza di comunicazione e comprensione che hai con lei, quanto nel fatto che con tutto quell’armamentario di forme tu non sai assolutamente cosa farci, ma vorresti assolutamente farci qualcosa. Il tuo tempo, ovviamente, lo passi esclusivamente con i tuoi amici maschi. Non perché li preferisci, è semplicemente l’istinto di sopravvivenza che ti protegge dalla pazzia in cui precipiti ogni volta che lei ti sta vicino.
Successivamente il problema di starle alla larga o meno non si pone più. È andata via, sparita, e se e quando torna a stento ti saluta. È andata insieme a uno più grande di te che, tu pensi, non ha i tuoi problemi, non è costretto a guardarla dalla luna e può tranquillamente guardarla dalla terra, da pari a pari.
Passa ancora tempo e tu, finalmente, capisci cos’è che vuoi da lei. Glie lo dici, ma evidentemente sbagli completamente i modi visto che nel peggiore dei casi ti molla uno schiaffo, nel migliore ti scoppia a ridere in faccia. In entrambe le opzioni sparisce e ti toglie il saluto, continuando a preferire quello lì, quello più grande. Così tu per riequilibrare il mondo, e soprattutto per riequilibrare te stesso, vai da un’altra lei, una di quelle appena esplose in forme e colori che hanno coetanei maschi che sbattono la testa contro il muro senza sapere che fare. Una di quelle che ancora non ha ben chiaro quali siano i modi giusti e di conseguenza le vanno bene pure i tuoi, sgraziati, animaleschi, primitivi, bestiali. La gioia dura lo spazio d’un niente, perché sei sempre lì, sulla luna, hai ottenuto la sua mano, i suoi baci sferraglianti d’apparecchio, ma non la sua anima, che resta un mistero insondabile e incomprensibile, tu pensi perché è troppo piccola, mentre in realtà, scoprirai dopo, se fosse più grande sarebbe molto peggio.
Ormai ragazzo, quando sai cosa vuoi e hai pure compreso l’abc dei modi socialmente accettabili per ottenerlo, capita che la raggiungi. Lei, intendo, quella di prima, quella che giocava con te nella prima infanzia, quella che hai visto esplodere improvvisamente, quella che poi ti ha riso in faccia e tu hai dovuto ripiegare su una più piccola. La raggiungi e, miracolosamente, diventa la tua fidanzata. Una fidanzata vera, ufficiale che però, sempre per la storia tragica e tristissima delle rette parallele, non capisci lo stesso e continui a guardare dalla luna. Poi tu sei un maschio, e visto che per le ragioni di cui sopra hai passato tutto il tuo tempo libero con altri maschi, il tuo cervello ha finito per essere una massa capace di tollerare pochi ed elementari movimenti, tipo che ogni cosa che supera il semplice su-giù o destra-sinistra ti manda in tilt, non capisci, dai di matto e l’unico modo che conosci per reagire quando la senti troppo donna (cioè quando non la capisci) è di essere troppo uomo (vale a dire troppo stronzo). Lei piange, poi ti perdona. Però ti dice cambia e tu rispondi cambierò. All’inizio cambi ma poi non la capisci e quindi ricominci a fare lo stronzo. Lei piange, ma ti perdona. Non ti dice cambia e tu non cambi. Così riprendi subito a fare lo stronzo e stavolta lei, che nel frattempo si è iscritta a un corso di autocoscienza, ti manda affanculo.
Tu, distrutto dai sensi di colpa e dalla complessità del femminismo, ti butti nel tuo periodo punk di vita al massimo sesso-droga-rock&roll fatto di serate al circolino fino alle tre di notte, di pisciate sbronze lungo la scarpata ferroviaria con altri sfigati tuoi coetanei e di pomiciate scroccate a darkettine ancora più sbronze.
Poi di colpo, una mattina, il tuo periodo di maschio-indipendente-e-maledetto, finisce. Ti senti finalmente uomo maturo, davvero pronto ad una relazione seria e duratura, a comprendere e a capire la complessità dell’universo femminile. Pronto a scendere dalla luna.
Quindi torni da lei. Ma lei non c’è più. La ragazzina piangente che sognava il principe azzurro e che ti ha mandato affanculo tra mille singhiozzi è scomparsa: al suo posto c’è una scafata di venticinque anni che, dopo aver avuto a che fare con almeno altre due teste di cazzo come te, ha deciso di smettere di credere all’amore e soprattutto di credere agli uomini, parla come fosse perennemente sul set di Thelma e Louise e ha gli stessi vestiti e gli stessi modi di fare di Janis Joplin.
Tocca a lei, adesso, la vita al massimo sesso-droga-rock&roll.
Ti saluta col medio sgommando via sulle note di “Cry Baby” e tu resti lì, sulla luna. E hai appena compiuto venticinque anni.

(continua?)

‪#‎universiRiccardoLestini‬

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