Quando scrive una donna

Rileggo, per l’ennesima volta, brani di Elsa Morante, passi da “La Storia”, “L’isola di Arturo”, “Il mondo salvato dai ragazzini”… una mia selezione per dare inizio a quest’anno scolastico. Brani che certo conosco benissimo, ma è di libri infiniti che stiamo parlando, che anche alla millesima lettura continuano a dire e a dare cose nuove e sconosciute.
Me li rileggo allora, li scruto, li seziono, ne parlo con i ragazzi… poi penso: quei particolari, quei dettagli, quelle piccole cose illuminate di luce propria che prorompono dalle pieghe delle frasi fino a farsi gigantesche…. la disperata, accorata, amorosa attenzione per l’universo…. il saper cogliere l’intero fluire del mondo nelle trascurabili piccolezze di un gesto appena accennato, di una strada nascosta, di un foglio dimenticato su una panchina.
Certo è di libri giganteschi che stiamo parlando.
Ma indipendentemente dal valore dell’opera e dal valore di chi la scrive, succede questo, quando scrive una donna.
Quando scrive una donna c’è una attenzione miracolosa per il mondo, per dettagli infinitamente grandi nella loro infinita piccolezza, dettagli-scorci-gesti-minuzie che un uomo non coglierebbe mai. O anche se li vedesse, anche se li cogliesse, non li scriverebbe mai.
Non lo so perché. Forse perché gli uomini la vita sanno raccontarla, mentre le donne sono in grado di crearla.
Ed è forse questo immane potere uterino a rendere, in quelle pagine, la vita così vera e così miracolosa in ogni singolo minimalismo, in ogni singola parola.

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