Cose inutili che mi fanno incazzare

– Quando al telegiornale dicono “ci vediamo dopo la pubblicità per gli aggiornamenti”, e quando tornano in onda dicono SEMPRE “non ci sono altri aggiornamenti, a domani”
– Non riuscire a rassegnarmi al fatto che non ci siano aggiornamenti
– La riproduzione automatica di You Tube
– I tubetti di dentifricio ancora pieni schiacciati nel mezzo
– Non avere nella mia rubrica il numero di telefono di Juliette Binoche
– Quando qualcuno parlando di politica dice “loro” (“perché loro…”, “è colpa loro…” e via dicendo)
– Tutte le volte che a proposito di Pinocchio c’è qualcuno che dice “balena” invece di “pescecane”
– Quando qualcuno prova a spiegarmi la differenza tra IOS e Android e io puntualmente non capisco un cazzo
– Quelli che dicono “fa caldo” quando fa caldo e quelli che dicono “fa freddo” quando fa freddo. Me compreso, quando lo dico
– Quando in un film visto al cinema un personaggio accende una sigaretta e io non posso fumare
– La voce di Daniela Santanché
– Le canzoni dei film della Disney
– Mary Poppins
– Quando alle previsioni del tempo usano l’espressione “fenomeni temporaleschi”
– Quando nei telefilm americani dicono “accompagnatelo in cella”
– Il fatto che se Robespierre non avesse mandato a morte Danton e Desmoulins forse le cose sarebbero andate diversamente. Inutile, non mi rassegno
– Il fatto che in “Nuovo Cinema Paradiso” Elena arrivi in ritardo e Totò non l’aspetti e lasci il paese per sempre senza rivederla mai più. Inutile, non mi rassegno
– Gli stivali bianchi
– Quando nei film lui e lei stanno benissimo insieme e poi uno dei due fa la cazzata di tradire l’altro. Non riesco a sostenerlo.
– Ogni volta che vado a un concerto di De Gregori e non suona “Cercando un altro Egitto”
– In fila alla posta quando stanno servendo il numero A145 e io ho l’A146. Quello finisce e l’impiegato va via, poi ritorna e il tabellone inizia a servire il C234. E io capisco che dovrò aspettare un’altra mezzora.
– Quando in certi film si scopre che era tutto un sogno
– Il fatto che dopo il ritiro di Zanetti la fascia di capitano dell’Inter sia andata a Ranocchia
– Tutte le volte che quando si parla di capelli mi dicono “va be’, tu hai i riccioli, non puoi capire”
– Tutti quelli che credono e diffondono notizie palesemente false su Facebook
– I cocomeri che non fanno craaaaak quando li apri in due
– La nuova pubblicità del Voltaren
La parola “trasgressivo”, in ogni contesto
– L’esistenza delle infradito (non posso farci niente, mi irritano)
– Quando qualcuno mi dice “perché tu sei fatto così” senza spiegare come
– Il tabellone della stazione che segnala un ritardo di cinque minuti (reggo molto meglio sessanta minuti di ritardo, i cinque mi mandano fuori di testa)
– Quando spiego qualcosa a qualcuno e quel qualcuno intercala la spiegazione ripetendo “chiaro”
– Quando vado a fare la spesa al Conad e alla cassa mi chiedono “Ha la tessera?” e io non ce l’ho
– Dimenticarmi puntualmente di fare la tessera Conad
– Accettare di parlare a un convegno e pentirmi quando ormai è troppo tardi
– Accettare di intervenire a un’iniziativa politica e pentirmi quando ormai è troppo tardi
– Accettare di partecipare a un incontro letterario tra scrittori e pentirmi quando ormai è troppo tardi
– Ogni volta che *** scrive l’ennesimo libro uguale agli altri e puntualmente vende centinaia di migliaia di copie (il nome che si nasconde dietro gli asterischi lo può capire solo il mio amico Giuseppe Gori Savellini)

– Il fatto che in televisione non c’è più “L’almanacco del giorno dopo”
– Baricco in televisione che spiega cosa c’è scritto nei suoi libri.
– Tutte le volte che su Facebook e su internet in genere attribuiscono la poesia “Lentamente muore” a Pablo Neruda.
– Il fatto che Niccolò Ammaniti sia indiscutibilmente uno dei miei scrittori contemporanei preferiti ma che, nonostante questo, ogni volta che devo scrivere il suo cognome non mi ricordo se ci sono due enne o una sola (a proposito, stavolta ho scritto bene?)
– Quando vado a comprare un paio di scarpe, mi chiedono il numero, io dico “41”, loro rispondono che il 41 è finito e mi dicono se voglio provare il 40 o il 42. Ma perché fanno così?
– Tutti quelli che ti parlano a un centimetro dalla faccia.
– Quando rincontro gente che frequentavo ai tempi del liceo o dell’università e che poi ho completamente perso di vista e loro mi dicono “Ma non sei cambiato per niente, sei sempre uguale”. E io non capisco mai se è un gran complimento o la peggiore delle offese.
– Il giovane Montalbano.
– I piccoli taglietti fatti inavvertitamente con il rasoio (se porto la barba da quando ho 19 anni, questo è uno dei motivi)
– Alla Coop, vedere lo scaffale della Coca Cola pieno di bottiglie con l’etichetta personalizzata. Non bevo Coca Cola, ma mi fa incazzare anche solo vederle
– Quelli che mandano un sms con scritta una domanda così secca da costringermi a rispondere solo “sì” o solo “no”.
– Quando scendi dal treno o dall’autobus e ci sono sempre quelli che vogliono salire prima che tu sia sceso.
– Avere la televisione accesa nell’altra stanza, fare capolino, guardare verso lo schermo e apprendere sconsolato che no, non è Crozza. È proprio Renzi, quello vero.
– Avere la televisione accesa nell’altra stanza, fare capolino, guardare verso lo schermo e apprendere sconsolato che no, non è il documentario di Rai Storia sul nazismo. È solo quel coglione di Salvini.
– La moda hypster.
– Quando ci si conosce da poco, pochissimo, ma è chiaro come il sole che a lei piaccio mentre lei a me non lo so ancora, e lei per un puro gioco di seduzione inizia a chiamarmi per cognome. Soprattutto il fatto che per colpa di questa cosa al novantanove per cento non ricambierò il suo interesse e la sua attenzione.
– Tutte le volte che qualcuno dice “Venezia è bella ma non ci vivrei”
– L’esistenza degli slip da uomo
– I quarantenni vestiti da ragazzini.
– Le quarantenni vestite da ragazzine.
– Quei bracci da applicare agli smartphone per farsi i selfie.
– La parola selfie.
– I selfie.
– Tutti quelli che pagano una persona per i lavori domestici e quando ne parlano in pubblico la chiamano genericamente “la donna”.
– Tutte le volte che qualcuno usa il termine “gap”.
– Il termine “tempistica”, in qualsiasi contesto.
– Quando c’è una donna a cui piaccio e lei non piace a me e dover ammettere, quando le passa la cotta, che mi dispiace. Parecchio. Ma proprio parecchio.
– Tutte le frasi del cazzo attribuite erroneamente a Jim Morrison
– Le foto in cui vengo male.
– Mettermi a guardare uno splendido film a notte avanzata e accorgermi, a metà film, di aver finito il tabacco
– Mettermi a scrivere la sera tardi, andare avanti senza fermarmi e poi, a notte fonda, accorgermi di aver finito il tabacco
– Scendere dal treno e accorgermi di aver finito il tabacco
– In generale, finire il tabacco
– Decidere di andare a cena fuori, passare un tempo consitentemente lungo a decidere dove andare, finalmente scegliere, chiamare per prenotare e scoprire che quella sera quel ristorante è chiuso. E non è che mi incazzo perché è chiuso… la cosa che mi fa davvero incazzare è che bisogna andare a cena fuori lo stesso. In un altro posto.

– Quelli che ti rincontrano dopo dieci e passa anni e battendoti una pacca sulla spalla col sorriso a trentadue denti ti dicono: “Ma sei sempre uguale! Non sei cambiato di una virgola! Ma come cazzo fai?”, in un modo che sembra un complimento, ma che in realtà è il peggiore insulto del mondo.
– Quelli che rispuntano fuori improvvisamente dal nulla e per alcuni giorni ti tempestano di telefonate e messaggi perché vogliono e devono vederti, come fosse una questione di vita e di morte. Tu accetti spostando dodici impegni e loro all’ultimo momento ti mandano un sms con scritto “scusa, ho avuto un imprevisto, sarà per la prossima volta…ciao, un abbraccio”. E non si fanno più sentire.
– Quelli che dicono “io se va avanti così mica lo so dove andremo a finire…”
– Quelli che usano più d’una volta in un’unica conversazione l’aggettivo “trasgressivo”
– Quelle che, dopo un mese (o anche più), ti dicono “sai, quando ti ho detto ‘non sono sposata’, non dicevo esattamente la verità…”
– Quelli che dicono “Venezia è bella ma non ci vivrei”. No, non quelli che lo dicono in maniera sincera, pensandolo veramente. Intendo proprio quelli che lo dicono ironicamente, per scherzare sui luoghi comuni.
– Quelli che dicono “è più bello il libro del film”
– Quelli che alla fine di uno spettacolo, mentre grondi di sudore e non senti più le gambe, ti dicono “che culo…tu mica lavori, tu ti diverti e basta”
– Quelli che abbracciandoti e prendendoti sottobraccio ti dicono a gran voce “devi farlo tu, tu sei il più adatto, tu sei il migliore, tu sei l’unico”, ed è fin troppo evidente che ti stanno incastrando nel peggiore dei modi possibili.
– Quelli che mentre stai rantolando di disperazione non rinunciano a dirti “io te l’avevo detto”
– Quelli, ma soprattutto quelle, che le cerchi e non rispondono. Smetti di cercarle e dopo un po’ ti accusano “sei sparito”. Tu cerchi di spiegare “ma non mi hai più risposto…”, e loro implacabili: “Appunto, non ti ho risposto più….se non era un messaggio chiaro questo!”
– Quelli che dicono “io non sono razzista, però… ”
– Quelli che dicono “io sono di sinistra, però…”
– Quelli che dicono “Sean Connery è più bello adesso che da giovane…”. Vedi capitolo “Venezia è bella ma non ci vivrei”.

-Quando la cerniera, specie quella di un giaccone o di una giacca a vento, è nuova, perfettamente funzionante e io non riesco ad allacciarla e a tirarla su (e poi magari arriva qualcuno dal nulla e ci riesce in mezzo secondo)
-Quando la cerniera è nuova e perfettamente funzionante si incanta senza motivo
-Quando la cerniera è nuova e perfettamente funzionante e si impiglia in un micro lembo di tessuto e non sale e non scende e io non so come risolvere l’inghippo (e poi magari arriva qualcuno dal nulla e ci riesce a occhi chiusi)
-Quando la cerniera si rompe e smette di funzionare
-Generalmente, le cerniere
-Il finale de “Il dottor Zivago”… non quello del libro, ma quello del film… che poi sono assolutamente identici, ma nel film mi fa incazzare di più
-L’uso delle sigle, qualunque esse siano e soprattutto essere costretto ad usarle. Nel senso che io non sopporto dire INPS o ASL, e non dico Istituto Nazionale della Previdenza Sociale o Azienda Sanitaria Locale solo perché passerei da psicopatico e mi internerebbero, ma giuro che vorrei tanto farlo…
-Il termine “apericena”
-Il neologismo “aperitivare”
-L’abbreviazione “ape” in luogo di “aperitivo”
-Il non poter abolire gli aperitivi dalla faccia della terra, visto cosa tocca dire e sentire nel proporli e nell’organizzarli
-Quelli che tornano da un vernissage e dicono “sono stato a un VERNICE”, e così facendo pretendono che tu li consideri intellettuali e artisti d’avanguardia
-Quelli che dopo aver letto Jodorowsky sentenziano con aria greve “capolavoro” senza aggiungere altro… e così facendo pretendono che tu li consideri intellettuali e artisti d’avanguardia
-Gli artisti e gli intellettuali d’avanguardia
-Quando giustifichi il testo e Word ti fa gli spazi a cazzo di cane. E non c’è verso di sistemarli
-Tornare a casa con una vescica che scoppia e una sete tipo quaranta giorni nel deserto… e rimanere indeciso se prima bere o prima andare al bagno… e soffrire oltre ogni umana immaginazione
-Premere inavvertitamente il telefono e far partire quella cazzo di voce di Siri
-Il fatto che ogni volta che pubblico questi elenchi, nel momento stesso della pubblicazione mi ricordo di non aver inserito almeno dieci punti più importanti di questi

‪#‎universiRiccardoLestini‬

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