Cose inutili che mi fanno felice

– Quelle sere senza pretese, che esci quasi per caso, che anzi non dovevi proprio uscire. E tutto quel che accade è una specie di miracolo.
– Sapere che l’intera discografia di De André, compresi inediti e rarità, è presente nel tuo pc in formato mp3, in copia nel tuo hard disk esterno, nei cd allineati uno accanto all’altro sulla tua scrivania, in un cofanetto
limited edition che ti hanno regalato anni fa per Natale e pure in vinile. In verità in vinile mancano “Tutti morimmo a stento” e “Volume tre”, più i 45 giri del periodo KARIN, ma sapere che prima o poi li avrai è lo stesso una gioia infinita.
– Al cinema, quando capisco dalla prima scena che il film mi piacerà.
– Le donne alte coi capelli neri, che quando sorridono sanno essere fatali e dolcissime al tempo stesso.
– Quando inizio a scrivere e sento sotto pelle quella sensazione devastante di necessità e urgenza, e già so che mi fermerò soltanto dopo molte ore.
– L’ultima riga dell’ultima pagina di un romanzo che mi è piaciuto, e quella sensazione di stordimento in cui resto per un’ora abbondante dopo averlo chiuso.
– Tutti i locali dove mi conoscono, e quando entro sanno già cosa prenderò.
– Uscire dal cinema dopo aver visto un film in cui gli attori fumano di brutto e, finalmente, accendermi una sigaretta.
– Uscire dal cinema assieme a un’altra persona dopo aver visto un film che è piaciuto a entrambi e mettersi a parlarne, anche se non è un vero dialogo, perché ognuno parla con se stesso, sottolineando le scene che gli sono piaciute e le emozioni che gli hanno suscitato.
– Il modo in cui le donne si accendono una sigaretta. Non il modo in cui fumano, ma il modo in cui accendono, che è assolutamente sublime e completamente diverso dal modo in cui lo fanno gli uomini.
– Quando conosco una donna che mi piace molto e inizio a frequentarla e poi arriva quella sera, quel momento pazzesco in cui capisco che posso baciarla, in cui i suoi occhi dicono che fra un istante ci baceremo. Proprio quello: l’attimo fuggevole e inequivocabile prima del primo bacio.
– Quando qualcuno, alla stazione, mi chiede se quel treno fa quella fermata e io so rispondergli con assoluta certezza.
– Quando il treno riparte dopo che senza un motivo apparente si è fermato in mezzo al nulla.
– Dal treno, vedere all’improvviso il lago Trasimeno dopo la galleria di Terontola, se vengo da Firenze, o dopo quella di Magione, se vengo da Perugia.
– Pescare come obiettivo al Risiko la distruzione delle armate di qualcuno, indipendentemente da chi sia quel qualcuno.
– Vincere le partite di Trivial.
– Gli sms con scritto ‘buonanotte’, che dio solo sa quante altre cose significano.
– La voce registrata della metropolitana di Berlino.
– Il suono della mia voce mentre dico ‘vale a dire’
– Il modo in cui le ragazze assunte dai negozi nel periodo natalizio fanno i pacchetti.
– Il rumore della pallina da tennis sulla terra battuta.
– Sapere che ogni anno, a febbraio, ci sarà il festival di Sanremo, anche se le canzoni non mi piacciono.
– Quando una donna che dorme nel mio letto s’infila una mia maglietta.
– Il rumore e il fumo che fa la padella sotto il getto d’acqua fredda dopo che ci hai appena cotto la carne.
– Le cameriere dei pub o dei ristoranti che ti sorridono sinceramente.
– In autobus, quando entra il controllore e io non trovo il biglietto. Lui già scuote la testa e proprio mentre sta tirando fuori il blocchetto delle multe io trovo il biglietto, glie lo mostro e lui va via quasi deluso.
– A scuola, ogni volta che i miei ragazzi fanno un sorriso.
– Giocare a pallone, tirare in porta e centrare il palo. Non so per quale strana perversione, ma centrare il palo mi dà un senso assurdo di onnipotenza, superiore forse a quello di fare gol. Se poi il palo è interno, è orgasmo puro.
– Più o meno a metà febbraio, al mio paese, quando l’Anna rimette fuori sedie e tavolini al chiosco.
– La visione del gelato dell’Anna, anche quando non lo mangio.
– Le donne con la gonna sopra i leggins.
– Le donne con i leggins dentro gli stivali.
– Quando una donna che conosco poco e mi piace mi dice “ci sentiamo presto”. E non c’è ombra di circostanza nel tono della sua voce.
– Andare all’edicola della stazione prima di prendere il treno e scoprire che è uscito il nuovo numero di Dylan Dog.
– L’Inter che batte il Milan senza meritarlo.
– Rileggere un vecchio Dylan Dog di cui non ricordo assolutamente niente e poi, improvvisamente, più o meno a metà o a tre quarti della storia, ricordarmi tutto. E leggere lo stesso fino alla fine.
– Il giorno in cui il famoso critico *** prese in mano il mio romanzo e dopo averne letto rapidamente, davanti a me, le prime dieci pagine mi disse “quest’incipit è assolutamente splendido, lasciamene una copia, lo leggo immediatamente e domani stesso ti scrivo una recensione sul quotidiano ***”. Io gli lasciai il romanzo, passarono i mesi ma di una recensione su *** firmata *** nemmeno l’ombra. Un anno e mezzo dopo, per puro caso, lo rincontrai. Lui mi riconobbe e divenne rosso di vergogna, perché del mio romanzo non aveva letto nemmeno una riga e non ci aveva nemmeno pensato a scrivermi una recensione. E vi assicuro che vedere il famoso critico *** andare in imbarazzo per causa mia, bè, non ha davvero prezzo.
– Canticchiare per strada, soprattutto la mattina, “Grazie dei fiori bis” di Renzo Arbore ai tempi di ‘Indietro tutta’, specie il pezzo in cui dice ‘fanno la ri la ri-ma amore e cuore’.
– Andare a letto subito dopo aver cambiato le lenzuola.
– Tirare fuori dall’armadio un cappotto che non metto dall’inverno scorso e trovare nella tasca interna dieci euro spiegazzati.
– Svegliarmi prima del suono della sveglia e realizzare che ho ancora un po’ di tempo per dormire, anche solo cinque minuti.
– Avere voglia di una ciambella al cioccolato, pensare di averle finite e scoprire che invece ne è rimasta ancora una.

– Le donne alte coi capelli neri, che quando sorridono sanno essere fatali e dolcissime al tempo stesso.
– L’odore del caffè mentre sta venendo su nella moka, specie se la caffettiera è tutta per me.
– Bere un bicchiere di rum fuori da qualsiasi orario ragionevole e sensato per bere rum.
– Il primo film che vai a vedere dopo l’estate, a settembre, quando il cinema odora veramente di cinema e le poltroncine sanno veramente di poltroncine.
– Scoprire che in seconda serata c’è un qualsiasi documentario sugli anni ’70 in Italia.
– Le donne che ballano le pizziche salentine a pochi centimetri di distanza da me.
– Carlo Lucarelli quando inizia le puntata di ‘Blu Notte’ dicendo ‘Se fosse un film…’, e poi poco dopo aggiunge ‘Ma tutto questo non è un film…’.
– Quando una mia ex urlava sconsideratamente ogni volta che litigavano, e io le dicevo ‘per favore non urlare’ e lei mi rispondeva ‘non sto urlando’, e lo diceva urlando. L’adoravo.
– Da piccolo, quando avevamo solo un Super Tele per giocare e poi d’improvviso arrivava un bambino con un Tango.
– Comparare le sigarette al Duty Free.
– Fare una cazzata micidiale e rimediare senza che nessuno se ne accorga.
– Quando non ho voglia di fare una cosa, poi quella cosa salta e non è per colpa mia.
– Lamentarmi quando una cosa che non volevo assolutamente fare è saltata non per colpa mia.
– Passeggiare senza una meta per ore a Firenze.
– Sapere a memoria tutte le puntate di Twin Peaks e citarle sapendo che in pochissimi sanno cosa diavolo sto citando.
– Ogni anno, a scuola, spiegare “Chiare fresche e dolci acque” di Petrarca.
– Quel giorno che la mia ex compagna andò dall’estetista ma per sbaglio si era portata via nella borsa delle carte che mi servivano urgentemente, così sono dovuto andarle a riprendere ed ero incazzato nero, perché gli studi delle estetiste mi mettono a disagio; però poi l’estetista aveva un viso gentile e mi ha fatto entrare e la mia ex compagna era distesa a pancia in sotto e si è voltata e aveva un volto luminoso come un torrente e mi ha sorriso e in quell’istante l’ho amata come non mai.
– Tutti i film, serial e fiction biografici, anche quelli brutti.
– Quando una donna che mi piace indossa una di quelle maglie che lasciano scoperta una sola spalla.
– Sapere che sono a conoscenza di un segreto che nessuno mai deve sapere.
– Avere la certezza che ogni anno, al concerto di capodanno, l’orchestra viennese suonerà “La marcia di Radetzsky”.
– Le donne incinte, specie quando lo annunciano alle amiche.
– Quando dormo in un letto che non è il mio, quel momento di confusione e smarrimento appena mi sveglio, che non capisco subito dove mi trovo.
– Quando sono testimone di qualcosa e la polizia mi fa delle domande. Questa non la so davvero spiegare, ma mi fa felice lo stesso.
– D’estate, quando si mangia fuori, in un giardino o in un terrazzo, e d’improvviso viene giù un acquazzone pazzesco e inatteso che scatena una corsa furibonda dentro casa. Lo so che non è una cosa così bella, però nei film accade spesso e quando accade nella vita reale io mi esalto.
– Ripulire il desktop del pc organizzando tutti i documenti sparsi in cartelline ordinate.
– Quando una donna che dorme nel mio letto si addormenta prima di me, si rannicchia nel suo lato e poi, d’improvviso, nel sonno, inizia ad agitarsi cercando la mia mano.
– Quando piove forte e io non ho mai l’ombrello e qualcuno mi dice ‘ma perché non porti mai l’ombrello?’
– Quando riaccompagni a casa una donna che frequenti da poco e ti piace da impazzire, la baci e poi la guardi sparire nel portone, e te ne vai tutto euforico, con quell’euforia spaventosa che si ha solo dopo i primi baci.
– Avere una scusa inattaccabile per non fare qualcosa.
– Da bambino, ogni volta che Mazinga faceva il culo ai cattivi.
– Riascoltare, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, la sigla di Mazinga, specie il ritornello che dice “Ha la mente di Tezuya ma tutto il resto fa da sé, non conosce la paura né sa il dolore che cos’è, lotta cade e si rialza e sempre vincerà…”.
– Aggirare il limite di 72 minuti di Megavideo.
– Le gambe delle donne, specie la piega delle ginocchia.
– I bambini sotto i cinque anni, quando ridono per delle cose che non capiscono.
– Le donne che hanno soprattutto abiti a tinte scure.
– Quando cambia l’ora, da legale a solare e viceversa, e c’è sempre qualcuno che chiede ‘ma l’orologio va messo un’ora avanti o un’ora indietro?’.
– Passeggiare ricostruendo mentalmente le tattiche adottate da Napoleone nella battaglia di Austerliz.
– Quando c’è una giornata programmata da tempo, con tanto di orari e spostamenti preordinati. E poi succede qualcosa indipendente dalla volontà di chiunque che fa saltare tutto, completamente, e bisogna improvvisare.

– Le mani delle donne che sbucano fuori improvvisamente dai maglioni di lana con le maniche lunghe.
– I concerti di Francesco Guccini, quando prima che inizi noi aficionados sappiamo tutti con quale pezzo attaccherà, ma c’è quel momento, quando si spengono le luci e lui appare al centro del palco con la chitarra, in cui ci chiediamo lo stesso ‘e se stavolta cambia pezzo d’apertura?’. Poi parte la musica e invece no, non ha cambiato nemmeno stavolta. È sempre “Canzone per un’amica”. E siamo tutti felici.
– I concerti di Francesco Guccini, quando verso la fine attacca “L’avvelenata” e tutti scattano in piedi ben sapendo che lui smetterà di cantare tuonandoci addosso “A sedere!!!”. E tutti ci metteremo a sedere ridendo.
– I concerti di Francesco Guccini, quando alla fine attacca “Dio è morto” e tutti scattiamo in piedi, ma stavolta lui non dice niente e restiamo in piedi anche per il pezzo successivo, che è “La locomotiva”. E poi finisce il concerto.
– Le donne quando passeggiano lungomare in primavera o in autunno, con i pantaloni o con le gonne lunghe, ma con i piedi scalzi e tenendo le scarpe tra le dita.
– Ricordarmi senza tentennamenti i nomi dei sette re di Roma, in ordine cronologico.
– Vuotare un posacenere stracolmo.
– Andare al cinema da solo di pomeriggio, e poi uscire e passeggiare a lungo con un film addosso mentre Firenze si svuota e tutti vanno a cena.
– Uno dei primi giorni del liceo, quando non conoscevo nemmeno uno dei miei nuovi compagni di classe, e ce n’era uno che non so perché, ma aveva la faccia di uno nato il 7 dicembre, e quando glie lo dissi lui rimase di sasso e confessò di essere veramente nato il 7 dicembre.
– Raccontare ai figli dei miei amici l’Odissea.
– Le donne che non portano gli occhiali, il giorno in cui le vedi leggere o scrivere con addosso una montatura da riposo. E gli sta da dio…
– Quando una donna dorme nel mio letto e la mattina dopo le faccio il caffè mentre ancora sta dormendo.
– Passeggiare ripassando mentalmente tutte le capitali che ho visitato nella vita.
– Scambiare opinioni sui massimi sistemi via mail con emeriti sconosciuti.
– Non avere nemmeno un omonimo su facebook.
– Trovare una scusa inattaccabile per non travestirmi a carnevale.
– Andare a una festa da carnevale senza essere mascherato, dove incontri sempre qualcuno che ti dice “Perché non ti sei mascherato?”, e tu ricicli, ogni anno, la stessa identica battuta di risposta: “No…no…sono mascherato da carabiniere in borghese…”
– Quando qualcuno mi chiede di leggere a voce alta una poesia.
– Riguardare, rigorosamente da solo e per la milionesima volta, la scena de “Il Postino” in cui Troisi registra i suoni della natura e poi piangere, tutte le volte, quando registra il battito del cuore di Pablito.
– Vantarmi di non usare pigiami.
– Non aver mai smesso di desiderare di portarmi a letto Margot, la fidanzata di Lupin.
– Quando non riesci a ricordare esattamente i contorni del viso di una donna con cui sei uscito per un breve periodo tanti anni fa, ma ricordare perfettamente il sapore dei suoi baci e l’odore della sua pelle.
– Ascoltare segretamente canzoni imbarazzanti e confessare a me stesso, con grande godimento, che mi piacciono da morire. E che a volte, addirittura, mi commuovono.
– Andare a casa delle coppie felici e godere di gioie rubate e non mie.
– Al ristorante, far finta di intendermi di vini. E sempre, ci cascano tutti (ma dopo aver pubblicato questa cosa, non più).
– Camminare stando attento a non centrare le righe tra una mattonella e l’altra.
– Tutte le volte che qualcuno cucina un piatto speciale e si preoccupa di metterne via un pezzo per farmelo assaggiare.
– Le donne che si mordono il labbro inferiore.
– Le donne quando tirano fuori dalla borsa una bottiglietta d’acqua e ne bevono un sorso.
– Riguardare su youtube la sigla di Lamù e ricordarmi esattamente quando, da bambino, ho capito per la prima volta di essere un maschio.
– Rincontrare una donna che quando ero ragazzino mi snobbava e mi trattava con sufficienza e accorgermi che invece adesso, da adulti, mi trova interessante. Se poi la donna in questione da ragazza era molto bella e con gli anni si è imbruttita, è l’apoteosi. Dalla gioia posso pure offrire da bere al primo amico che incontro.
– Quando mi sveglio la mattina e, facendomi il caffè, penso a quella donna e sento un qualcosa d’indefinibile addosso e in quell’attimo capisco che sì, mi sono davvero innamorato.
– L’espressione stupita, riconoscente e quasi incredula delle signore alla posta o in qualsiasi altro luogo pubblico quando gli tengo la porta per farle passare prima.
– Avere la certezza che, prima o poi, tornerò a giocare a Subbuteo.
– Quando sto per fare l’amore con una donna per la prima volta, che sento quel senso vago ma inconfondibile di paura e smarrimento, e allora capisco che sì, è davvero importante.
– Tutte le volte che in treno o in macchina passo per Torrette di Fano e non mi fermo e non posso fermarmi. E sospiro. Sospiro di brutto.

– Certe sere malinconiche e solitarie, quando mi arrotolo sul divano e mi guardo una commediola americana romantico-sentimentale, e la trama è sempre quella, tipo lui e lei si incontrano e si innamorano, ma poi un equivoco fa saltare tutto e litigano e s’insultano e si lasciano, e lei alla fine decide di partire e lui la insegue all’aeroporto e la becca per un pelo e la convince a rimanere e si baciano sulle note di qualche classicone strappalacrime. E vissero felici e contenti. E io mi commuovo pure. E il giorno dopo, a mente fredda, penso sempre: “ma tu guarda sti americani….al cinema sanno fare alla perfezione anche le puttanate!”.
– Ai concerti di Elio e le Storie Tese, durante l’esecuzione di “Tapparella”, urlare a squarciagola e con spaventosa convinzione “Forza Panino! Forza Panino!!”. Se la frase è pure accompagnata dal battito delle mani, la gioia si triplica.
– Riprendere in mano per la milionesima volta un libro di poesie di Rimbaud e ripetere tra me e me che senza dubbio è stato il più grande poeta di tutti i tempi, come se lo avessi appena scoperto e realizzato.
– Vedere Javier Zanetti (oh capitano, mio capitano) che a trentotto anni suonati brucia ancora ragazzini di vent’anni sulla fascia.
– Riguardarmi su youtube quelle interviste in cui Mourinho prende per il culo il mondo intero e fa imbestialire tutti quanti, interisti esclusi.
– Quelle mattine in cui riesco a fregare la sveglia e a svegliarmi in anticipo e ho addosso una tale energia che mi scaravento subito fuori casa. E piazza della Signoria è ancora deserta.
– Prendere il treno per Genova e vedere dal finestrino quegli squarci di mare azzurrissimo tra le volte della galleria. E sempre ripensare a quel viaggio dell’agosto 2002, quando dall’emozione non riuscivo nemmeno a parlare.
– Il modo in cui le donne si passano i capelli dietro l’orecchio.
– Le donne che usano le matite come fermacapelli.
– Le donne che pensano di non essere femminili. E invece lo sono in un modo così immenso da farti tremare le gambe.
– Vantarmi di non aver fatto il militare. E soprattutto che non l’avrei mai fatto nemmeno sotto tortura.
– Mandare un sms a una donna che mi piace da impazzire, aspettare una risposta che tarda ad arrivare e sentire la paranoia che sale sottile ma inesorabile. E poi, ore dopo, quando ormai mi sono rassegnato e non aspetto più risposta, vedere che il messaggio è arrivato, leggerlo e pensare che per una risposta simile valeva la pena aspettare anche cinque giorni.
– Ascoltare “Dream a little dream of me” dei Mamas and Papas cinque o sei volte di fila.
– Ripassarmi mentalmente gli schieramenti politici di tutte le fasi della Rivoluzione Francese, e provare uno strano e poco spiegabile piacere quando divido i “brissottini” dai “girondini”.
– Essere nato lo stesso giorno di mio padre.
– Quando a teatro dietro le quinte arriva il tizio addetto e ti dice “un minuto e faccio il buio in sala”. E c’è quell’attimo di vuoto e terrore, quell’attimo vertiginoso di adrenalina che scorre a velocità supersonica. Quello insomma: l’attimo prima di andare in scena.
– Quando una donna che dorme nel mio letto si mette una mia maglietta.
– Tutte le volte che rivedo, in tv o in internet, la registrazione del concerto di Fabrizio De André al teatro Brancaccio di Roma del 14 febbraio 1998. E tutte le volte penso ‘c’ero…cazzo c’ero!!”. E pure in terza fila…

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