Chi ha vinto le elezioni?

Nell’abile gioco delle parti “Prima Repubblica style”, dove pirandellianamente a seconda del punto di vista tutti hanno vinto e tutti hanno perso, gli organigrammi di partito sostenuti dalle tv generaliste e dai principali quotidiani nazionali raccontano di una tornata elettorale terminata con un risultato quasi tennistico di 5 a 2 a favore del centrosinistra.
In realtà, un’analisi appena un po’ più approfondita di questo superficiale referto da medagliere olimpico, rivela una realtà diversa e ben più complessa del semplice (e semplicistico) 5-2 da titolone a effetto.
Per esempio, il Veneto. Giusto attribuire la vittoria del Veneto a un qualcosa denominato “centrodestra”, come esistesse ancora la coalizione che fu, il Pdl che fu e via dicendo? Sarebbe a mio avviso più giusto, e più onesto, dire che in Veneto ha (stra)vinto la Lega di Salvini, che gli altri partiti collegati al carroccio (Forza Italia in testa) sono risultati completamente ininfluenti ai fini del risultato, così come infinfluente è stata la spaccatura a destra di Tosi.
In Toscana discorso molto simile. Ha (stra)vinto il Pd di Rossi, una vittoria totale e a man bassa che contiene anche altre importanti indicazioni. Anzitutto che “un qualcosa a sinistra del Pd” è ancora molto più simile a un Godot che a un reale cantiere politico: il 6% della lista di “sinistra-sinistra” SìToscana, in una terra storicamente fertile e felice per laboratori di questo tipo (leggi, tanto per dirne uno, Social Forum europeo), non può che essere un risultato deludente, segno che ancora questo “qualcosa a sinistra del Pd” è un’aggregazione a freddo, priva di contatti reali con il territorio e soprattutto priva di concreta progettualità. In secondo luogo, la Lega, che si afferma come secondo partito: la distanza dal Pd è siderale, ma con il 20% il partito di Salvini praticamente triplica i propri elettori in regione.
In Umbria (ri)vince il centrosinistra, ma con un distacco (considerando che stiamo parlando di Umbria) davvero esiguo. Ma al di là della forbice tra i due schieramenti, come possiamo leggere il dato umbro in ottica nazionale? Vince il Pd, certo, ma con l’appoggio di Sel che in parlamento siede all’opposizione. Il centrodestra tallona come in Umbria non era mai successo, ma con una coalizione che di fatto, a livello nazionale, non esiste.
Discorso da ripetere per la Liguria: vince il centrodestra, ma con una coalizione che mette dentro tutti, anch’essa inesistente a livello nazionale.
Di conseguenza, chi ha vinto le elezioni?
O meglio: come tradurre questi dati – se possibile – a livello nazionale?
Considerando che la prossima volta che andremo a votare per le politiche dovremo misurarci con l’Italicum, quindi con i risultati non delle coalizioni ma delle singole liste, azzardo qualche considerazione:

1) Pur non prendendo alcuna regione LE ELEZIONI SONO STATE VINTE DAL MOVIMENTO 5 STELLE. Primo partito in termini percentuali, in crescita ovunque, perde solo in due ambiti: quello dell’informazione e quello del pregiudizio (lo dico da non elettore del Movimento). Non avendo l’informazione “ufficiale” dalla propria parte, praticamente nessun quotidiano nazionale ha avuto il coraggio di soffermarsi adeguatamente (dove per adeguatamente si intende un titolo in evidenza – per capire di cosa sto parlando si dia un occhio alla prima pagina di Repubblica) su questa oggettiva e indiscutibile vittoria. Il pregiudizio poi, ovviamente interessato: qualsiasi risultato positivo dei pentastellati viene catalogato come “vittoria dell’antipolitica”. Mi sembra una frettolosa liquidazione assai sporca e assai superficiale. Parliamo comunque della prima forza d’opposizione del parlamento, di una realtà ormai radicata sul territorio da anni. Meriterebbero – i suoi rappresentanti e i suoi elettori – molto più rispetto e molta più attenzione.

2) Uno spazio “a sinistra del Pd” NON ESISTE. Di sicuro, ancora, nessuno è stato in grado non dico di costruirlo, ma nemmeno di progettarlo.

3) Il centrodestra “tradizionale”, guidato, battezzato, garantito ed egemonizzato da Silvio Berlusconi NON ESISTE PIU’.
Di sicuro Forza Italia è al collasso, altrettanto di sicuro il Nuovo CentroDestra è una forza di fatto mai nata (al momento esistente solo in virtù degli incarichi governativi nell’esecutivo renziano) e ugualmente di sicuro la “destra-destra” della Meloni resta una forza assolutamente marginale.

4) A destra ESISTE SOLO LA LEGA DI SALVINI. Sì, perché dopo i CinqueStelle, l’unico partito ad avanzare in maniera netta ed inequivocabile è proprio la Lega, che praticamente da sola stravince in Veneto e dappertutto incrementa (in alcuni casi triplicandoli) i propri consensi.

5) Il Pd, e di conseguenza il segretario/premier Renzi, tiene. Non vince (la sconfitta in Liguria pesa come un macigno), di certo non stravince come alle scorse europee (il “quasi” testa a testa in Umbria non era previsto, la vittoria di De Luca in Campania sarà comunque – e giustamente – fonte di imbarazzi e problemi a ripetizione. Nessun terremoto in vista, ma qualche temporale di certo sì, soprattutto in virtù di una legge elettorale che in un possibile ballottaggio, con questi numeri, potrebbe aprire scenari imprevisti e fino a qualche mese fa impensabili.

6) Per concludere, l’astensionismo. Tra quelli chiamati alle urne un italiano su due non è andato al voto. Credo non si possa non tenerne conto. Superficiale liquidare la cosa come generico “qualunquismo”. A parte che il non voto è un diritto sacrosanto, il malessere della “non rappresentanza” c’è, ed è palpabile. Una politica degna di questo nome avrebbe come minimo il compito di misurarcisi, misurarcisi davvero, non limitandosi al generico “il voto è un dovere” o “rinunci a esprimere la tua voce” ma dando risposte e progetti concreti.

A presto,

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