Il settantesimo della Liberazione

Non ho mai creduto che questa – per me la festa più alta e importante dell’anno – sia una festa “di tutti” e “per tutti”.
Oggi è festa solo per chi ha liberato l’Italia dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista.
Oggi è festa solo per chi ha creduto, e continua a credere, che l’antifascismo sia un valore da tramandare e difendere.
Oggi è festa solo per chi ha creduto, e continua a credere, nella sacralità dei principi della Costituzione, che dell’antifascismo è lo specchio e il risultato più tangibile e autorevole.
Oggi è festa solo per chi crede veramente nella democrazia, nel pluralismo, nella laicità dello Stato, nella diversità come risorsa, nell’integrazione come ricchezza, nella solidarietà come dovere.
Oggi è festa solo per chi veramente ripudia la guerra, la sopraffazione, la violenza, il razzismo.
Per questo ho sempre detestato – e continuo a detestare – la maggior parte delle celebrazioni ufficiali del 25 aprile, quelle celebrazioni che anche oggi si terranno in ogni dove, dalle stanze di Stato fino al più piccolo dei comuni. Celebrazioni intrise della più misera ipocrisia, dove orrendi personaggi in qualità di ministri, assessori e consiglieri comunali, si approprieranno di valori che puntualmente e ogni giorno disconoscono, fanno a pezzi e prendono a calci.
Per questo oggi la vera festa è fuori da lì, fuori dalle stanze ufficiali, nelle strade, tra la gente che ancora conosce e riconosce il significato autentico della Liberazione.
La festa di tutti noi per cui TUTTO L’ANNO è il 25 aprile.

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