L’11 settembre di Salvador Allende

La data odierna, 11 settembre, oltre ad evocare il recente crollo delle Twin Towers a New York, è pure anniversario del tragico colpo di stato militare cileno ad opera del generale Pinochet, che nel 1973 rovesciò il governo socialista, democraticamente eletto, Salvador Allende.
Salvador Allende vinse le elezioni presidenziali del 1970, battendo sul filo il candidato conservatore Tomic, mentre più staccato nei consensi risultò il democristiano Alessandri.
L’importanza capitale delle elezioni del 1970, con il Cile (come l’intero sudamerica del resto) sempre in precario equilibrio tra dittatura e fragile democrazia, fu sottolineato da una mobilitazione generale della popolazione, in particolare delle fasce meno abbienti che sostenevano la colazione di sinistra di Allende, vista come ultima e irripetibile occasione per cambiare radicalmente l’intera società cilena.
La mobilitazione di massa coinvolse in prima linea anche gli artisti.
Fu proprio in occasione delle elezioni del 1970 che Sergio Ortega, leader del gruppo musicale cileno Quillapayùn, compose la canzone El pueblo unido jamàs serà vencido, che fece da colonna sonora, come una sorta di inno elettorale, alla vittoria di Allende e ai suoi tre anni di presidenza.
Cosa successe dopo, è storia tristemente nota.
Le riforme intraprese da Allende, quella agraria (esproprio delle terre e delle miniere senza risarcire le compagnie statunitensi che ne esercitavano il monopolio), scolastica (istruzione laica, pubblica e obbligatoria) e sanitaria su tutte, portarono prima alla rottura dell’alleanza tra la coalizione socialista e quella democristiana (la rottura con la Chiesa Cattolica si consumò soprattutto sul terreno della riforma scolastica), e successivamente all’alleanza di fatto della Chiesa e dei cristianodemocratici con la destra militare.
Nonostante la riduzione di inflazione e disoccupazione, nonostante il miglioramento delle drammatiche condizioni di vita delle fasce sociali più deboli e soprattutto nonostante la crescita di consenso della coalizione socialista nelle elezioni parlamentari del 1972, Allende si trovò politicamente isolato e assediato da un’opposizione sempre più feroce, composta da cattolici e destra reazionaria.
Fallito un primo tentativo di golpe militare il 22 agosto 1973, fu direttamente il Parlamento, nelle figure dei rappresentanti della forza di destra del Partito Nazionale e dei cristianodemocratici a invocare l’intervento militare, per reindirizzare l’attività del governo sul terreno della Legge e della Costituzionalità.
Il tutto, nonostante il governo di Allende non avesse compiuto alcun atto incostituzionale.
Così, con l’appoggio del Partito Nazionale e della Chiesa Cattolica, nonché con l’appoggio determinante degli USA, che già dal 1970 cercavano di rovesciare Allende, l’11 settembre del 1973 le forze militari comandate dal generale Pinochet cinsero d’assedio la Moneda, il palazzo presidenziale, attaccandolo da terra e bombardandolo con dei caccia aerei di fabbricazione britannica.
Salvador Allende morì nel corso dell’attacco. Ancora controversa e oscura la vera causa della morte, in quanto non è mai stato chiarito se il presidente si sia suicidato o se sia stato assassinato dalle truppe di Pinochet.
In ogni caso, all’alba del 12 settembre si era già instaurata una giunta militare guidata dallo stesso Pinochet, che nel giro di ventiquattr’ore assunse il potere assoluto sciogliendo definitivamente le opposizioni.
Fu l’inizio di una delle più feroci e spietate dittature del ‘900, destinata a concludersi soltanto nel 1989.
La repressione fu immediata e durissima. Oltre 130.000 persone nei tre anni successivi furono arrestate, torturate, stuprate e fatte sparire.
I più fortunati, riuscirono a scampare agli arresti e alle torture prendendo la via dell’esilio.
Tra questi, i gruppi musicali dissidenti dei Quillapayùn, che trovarono asilo politico in Francia, e degli Inti-Illimani, che si rifugiarono in Italia.
El pueblo unido, da quel momento, divenne l’inno per eccellenza per il ritorno della democrazia in Cile. E, vista la sua immediata diffusione internazionale e la grande impressione che suscitò ovunque il golpe alla Moneda, l’inno simbolo della libertà dei popoli in tutto il mondo.
E a noi oggi, 11 settembre 2014, ci va di riascoltarla e di ricantarla.
Oggi, 11 settembre 2014, non ci rassegniamo a invocare giustizia e libertà.
Dedicata a tutti voi, per la vida que viendrà… 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *