Lestini ai Mondiali – Brasile 2014 – Ottavi e Quarti

Diario di bordo del cronista

giornate 17-18

  1. Enrico Varriale 17 giorni fa esordiva a notti mondiali dicendo: “il fattore campo non conta più”.
    Guardando oggi il tabellone degli ottavi scopriamo che si sono qualificate 6 europee su 15 e 8 americane su 8.
    Sempre Viva la Rai.
  2. Credo seriamente che il dramma di PINILLA sarà la base del mio prossimo romanzo…
    p.s.: forza CILE, che squadra fantastica!
  3. La meravigliosa telecronaca RAI. Al 110′ di Brasile – Cile:
    “le squadre hanno paura, a questo punto la palla è pesantissima… è una palla MEDICINALE”
    … ehm, forse volevi dire palla MEDICA????
  4. Visto che il mio idolo, cioè il CANNIBALE, è squalificato, stasera tiferò COLOMBIA.

giornata 19

  1. Il culo di Van Gaal è praticamente identico a quello di Arrigo Sacchi.
    Per questo è molto probabile che l’Olanda arrivi di nuovo in finale. E che perda un’altra volta…
  2. Quando ero giovane a Puerto Alegre si facevano e si pensavano incontri di altro genere. Oggi ci si gioca Germania – Algeria.
    La mia generazione ha perso. Sei a zero.
  3. Ho letto/sentito male oppure uno dei papabili per la panchina azzurra è GUIDOLIN???
    No, perché…. insomma… va be’, sto zitto.
  4. Tra poco Francia – Nigeria… sono impaziente…. ma mica per la partita: è che ogni volta che sento suonare la Marsigliese mi esalto al punto che perdo completamente la testa, e ho quei 10-20 secondi di smarrimento invasato in cui mi preparo seriamente a raggiungere gli altri compagni sanculotti per assaltare il palazzo delle Tuileries e arrestare Luigi XVI e Maria Antonietta…

giornata 20

  1. Caro Suarez, non si fa mica così.
    Cioè, tu non è che puoi mordere un collo bianco e succoso, diventare l’idolo di tutti noi rivoluzionari del terzo millennio e poi, di colpo, metterti a ritrattare su Twitter come se niente fosse.
    Ci hai delusi. Tremendamente delusi. E non è per il fatto di aver ritrattato in sé… è il come che ci ha sconvolti e costretti ad ammainare l’ennesimo vessillo rivoluzionario.
    Potevi, che ne so, dire “signori,scusate, ma ho un problema… vorrei non farlo ma appena vedo quei colli sporgere dalle magliette non resisto, è più forte di me e devo azzannarli… “. Potevi dire così e saresti stato il nostro eroe. Eroe rivoluzionario, spietato, sincero. Ti avremmo dedicato cortei e barricate in tutto il mondo.
    Invece no, diavolo porco. Vai a fare il peggior mea culpa possibile. Tiri in ballo la redenzione cristiana, la storia che la famiglia ti ha fatto capire l’errore e prometti che non lo farai più.
    Non lo farai più???? E a noi non ci pensi??? Ma possibile che a questo mondo, tutti i rivoluzionari diventano buoni samaritani da pacca sulle spalle nel giro di un bau???
    Insomma, il nostro Movimento Anti Buonismo da eroe ti elegge di colpo nemico pubblico numero uno, mentre Giorgio Chiellini, che ti risponde “tutto dimenticato”, è il numero due.
    Numero tre, quei guastafeste del Barcellona, che ti propongono un contratto con tanto di CLAUSOLA ANTIMORSO.
    Viva il Movimento Anti Buonismo!
    Via la Rivoluzione!
    p.s.: a parte le cazzate che scrivo, ma ci rendiamo conto??? la clausola antimorso…. io boh…

giornata 21

I Quarti di Finale – LESTatistiche o LESTauTISTICHE

Orsù che in lizza son rimaste 8-squadre-8, il giochino si fa serio e allora, ‘na volta tanto, famo pure noi almeno i criptoseri, dopo 20 giorni passati a sbrodolare minchiate. Che poi criptoseri, nel vocabolario lestiniano, vòle dire dar un po’ di sfogo alla mia parte autistica e maniacale, al Rino Tommasi che alberga in me piuttosto e anzicheno. Stiliamo così 2-statistiche-2 con tanto di numeri e curiosità, che oggi c’ho mica un cazzo da fare e risaputamente son pure discretamente pervertito.
Perciò:

8 SQUADRE, equilibrio continentale perfetto con 4 EUROPEE e 4 AMERICANE, cosa verificatssi – nelle 19 edizioni precedenti – solo UNA VOLTA, a Mexico 70 per la precisione. Quella volta l’equilibrio si conservò pure in semifinale (2 e 2) e in finale (1 e 1). A quei tempi là vinse il Brasile di Pelè, in finale con l’Italia. Il Brasile è in ballo pure a sto giro, con tutti i favori del pronostico di casa; l’Italia, viceversa, è già da tempo fuori in vacanza, fuori dalle colonne di Gazzetta-Corriere-Tuttosport e dentro quelle di Chi-DiPiù-eCompagniaBella.

Tanto per, si rammenta che nei 19 mondiali precedenti, solo DUE VOLTE la finale s’è giocata tra DUE AMERICANE, l’ultima volta – varda ‘n po’ te – proprio in Brasile nel 1950, dove i padroni di casa furono scoppolati e sfanculati dall’Uruguay con tanto di lutto nazionale a seguire. L’Uruguay, che ai tempi non schierava cannibali, vinse pure l’altra, 1930 a casa propria, contro l’Argentina.

OTTO VOLTE invece in finale son finite DUE EUROPEE e, pensa nu poco, la META’ delle volte l’ha vinte l’Italia (contro Cecoslovacchia, Ungheria, Germania e Francia), DUE VOLTE la Germania (contro Ungheria e Olanda), UNA VOLTA l’Inghilterra (contro i crucchi) e UNA VOLTA la Spagna (contro l’Olanda ai mondiali scorsi).

NOVE VOLTE infine hanno duellato AMERICANE ed EUROPEE, e solo DUE VOLTE ha vinto il vecio cuntinènt, nel ’90 i crucchi di Matthaeus rubando un rigore all’Argentina del Pibe, e nel ’98 i francesi contro il Brasile, ai tempi in cui Zidane con la testa ci colpiva il pallone e non Materazzi, e in cui la Nike prelevava Ronaldo dagli ospedali di Paris. Delle altre SETTE, CINQUE son Brasiliane (DUE contro l’Italia, poi Svezia, Cile e Germania) e DUE Argentine (Olanda prima e Germania poi).

Continuiamo poi, tanto oggi – davvero – c’ho mica un cazzo da fare…

(reprise)

Indi per cui, la si prosegue sta storia delle statistiche/autistiche, che mi garba e pure parecchio.
Si diceva, OTTO squadre superstiti.
Hai voglia a dire che è il mondiale delle sorprese… sì, mondiale delle sorprese sta ceppa, visto che su OTTO, ben QUATTRO (Brasile, Germania, Argentina, Francia) hanno già vinto il mondiale, e UNA (Olanda) pure se non ha mai vinto la finale l’ha già assaggiata TRE volte.
Ricapitolando in sintesi et in cifre, si evince che nel medagliere complessivo delle OTTO compagini gareggianti, balla qualcosa come:
UNDICI titoli mondiali (11/19, mica seghe), di cui 5 brasilengi, 3 tedeschengi, 2 argentengi e 1 francesengi;
DODICI secondi posti (12/19, mica n’artra vorta), di cui 4 deutsch, 3 orange, 2 carioca, 2 albiceleste e 1 gallico;
OTTO terzi posti, di cui 4 allemagni, 2 verdeoro, 2 transalpini;
CINQUE quarti posti, di cui 1 french, 1 brasil, 1 crucco, 1 olandesino, 1 belga.

Colombia e Costa Rica sì, quelle son sorprese, che ambedue raggiungono i quarti di finale per la PRIMA VOLTA nella storia.
I colombiani ce la fanno al QUINTO TENTATIVO, e finora il risultato maximo era stato un OTTAVO DI FINALE in Italia, nel 1990, quando furono sfanculati dal Camerun di Roger Milla, ma soprattutto dal suicidio del portiere goleador/narcotrafficante Higuita.
Il Costa Rica ce la fa invece al QUARTO TENTATIVO, e come la Colombia il risultato storico era stato fino adesso l’OTTAVO DI FINALE a Italia ’90, perso contro la Cecoslovacchia di Thomas Skuravy.

Il Belgio invece, ai QUARTI su UNDICI partecipazioni precedenti c’era arrivato UNA VOLTA SOLA, in Messico nell’86. Quella volta arrivò pure in semifinale, battuto 2-0 da una doppietta di DioScesoInTerraSuaMaestàImperatoreDiegoArmandoMaradona.

L’Olanda ai mondiali c’è stata meno del Belgio, DIECI volte compresa quest’ultima, ma il palmares è di gran lunga superiore. Tra le prime OTTO gli arancioni ci arrivano per la SESTA VOLTA. Nelle CINQUE precedenti, solo UNA volta è stata eliminata ai quarti, mentre delle altre QUATTRO, TRE volte son arrivati in finale (1974, 1978, 2010, tutte perse).

E veniamo alle altre quattro STRAtitolate.
La Francia, con questa, tocca quota QUATTORDICI partecipazioni e, compresa quest’ultima, arriva tra le prime OTTO per la SETTIMA VOLTA. Attention s’il vous plait… ai quarti sti qua han perso solo UNA VOLTA (1938 a casa loro contro l’Italia del Duce), nelle altre CINQUE occasioni, TRE semifinali e DUE finali (UNA vinta, 1998, e UNA persa, 2006).

L’Argentina è a SEDICI partecipazioni su VENTI, e raggiungo le prime OTTO per la DECIMA volta. Ma attenzione, i quarti di finale sono stati fatali alla selecciòn per ben CINQUE volte, TRE delle quali nelle ultime quattro edizioni (1998, 2006, 2010, le ultime due sempre contro la Germania, l’altra nei remoti 1966 e 1974). Nelle altre QUATTRO occasioni, quando hanno superato i quarti, sono SEMPRE arrivati in finale (due perse, 1930 e 1990, e due vinte, 1978 e 1986).

La Germania è a DICIOTTO partecipazioni su VENTI, e… RULLO DI TAMBURO, è arrivata tra le prime OTTO per ben DICIASSETTE volte su DICIOTTO. Pazzesco!! Incrollabili!!
Nelle SEDICI volte precedenti, si sono fermati qui solo QUATTRO volte (1962, 1978, 1994, 1998). DODICI volte sono andati avanti, guadagnando ben SETTE finali (TRE vinte, 1954, 1974, 1990, e QUATTRO perse, 1966, 1982, 1986, 2002).

Il Brasile è a VENTI partecipazioni su VENTI, unica nel suo genere, ma tra le prime OTTO c’è arrivata meno volte della Germania. Questa è infatti la SEDICESIMA volta. A questo punto si sono fermati CINQUE volte (1954, 1982, 1986 e nelle ultime DUE EDIZIONI, 2006 e 2010). DIECI volte sono andati avanti, raggiungendo SETTE FINALI (CINQUE VINTE, 1958, 1962, 1970, 1994, 2002, e DUE perse, 1950, 1998).

E per oggi basta, che sono stanchino….

giornata 22

LESTOrie MONDIALI: il Brasile

Dopo il Rino Tommasi, da oggi tocca dare spazio al Gianni Minà che vive dentro la mia testaccia dura e svarionata. Indi per cui si pigliano le otto aspiranti regine e vi si contano in breve le loro storie ai mondiali.
Si principia col Brasile, che mica è facile contarla in poco spazio la sua storia, che sti qua son gli unici a essersi fatti venti tornei su venti. Mica facile ma, via, ci si prova. Questi c’erano pure nel 1930, quando i mondiali all’incirca manco si sapeva che cazzo fossero, più che altro esistevano solo nella testa di quel folle di Jules Rimet e le europee un po’ li snobbavano e un po’, visto che il critico ’29 di merda era tutt’altro che finito, i soldi per andare fin laggiù in Uruguay ce l’avevano mica. Il Brasile c’era, tra le 13 partecipanti, c’era pure se poi non compicciò una mazza, sfanculato dalla Jugoslavia, vittoria inutile con la Bolivia e fuori al primo turno. E c’era pure nel ’34 in Italia, quando per ripicca furono le americane a snobbare la kermesse. C’era ma la storia mutò mica: formula a eliminazione diretta e fuori al pronti via 1-3 con la Spagna. Tutti a casa ancora una volta al primo turno. A sto punto però i brasiliengi cominciano a dire toda beleza sta minchia, s’incazzano in sostanza e nel ’38 in Francia ci vanno per vincere, o per meglio dire ci vanno sicuri di vincere, che ci avevano in squadra un fenomeno di nome Leonidas che le partite se le vinceva da solo. Ma com’è come non è soffrono peggio di CristoInCroce, e la prima partita la vincono con la Polonia in attesa d’invasione per 6 a 5, la seconda ai quarti con la Cecoslovacchia pure lei in attesa d’invasione (porteranno mica sfiga, sti brasiliengi?) 2 a 1 solo alla ripetizione. Ma alle sofferenze fanno mica caso, se ne strabattono beatamente pure che in semifinale t’incontrano l’Italia campione del mondo: son così sicuri di vincere che prenotano già i biglietti per la finale e si prendono il lusso di lasciare Leonidas in panchina. Epperò l’Italia fascista li sfancula di brutto e vince 2 a 1 col famoso rigore che, leggenda vuole, Meazza abbia tirato reggendosi i calzoncini sbrindellati per la rottura dell’elastico. Terzo posto di consolazione e di nuovo a casa a boccasciutta.
Allora quando i mondiali ripigliano dopo i travagli bellici, i verdeoro decidono di organizzarli e vincerli davvero. E a sto giro, 1950 a casa loro, pare che li vincano davvero senza troppi patemi, che all’ultima partita (non era una finale vera quella là, solo il last match di una formula del menga) gli basterebbe un pareggio con l’Uruguay. Ma son brasiliani, e un pari san difenderlo mica. Così sull’1 a 1, invece di melinare e traccheggiare, si buttano in avanti alla disperata come fossero sotto di due gol. E gli uruguengi, che son tosti e giocano all’europea, li infilzano come spiedini in contropiede con Schiaffino e Ghigghia e vincono partita e coppa. In Brasile è ‘na traggedia: suicidi di massa e lutto nazionale, che vallo un po’ te a capire com’è che vanno ste robe qua e quante cose le gente ci infila dentro un pallone del cazzo. Manco nel 54 in Svizzera gli va bene, che ai quarti incrociano la squadra più forte del mondo, che sarebbe l’Ungheria, che li piglia a schiaffi per 90 minuti e li rispedisce a casa a testa bassa e culo stretto. Allora per vincere sti cazzo di mondiali tocca aspettare il ’58 in Svezia, quando oltre ad avere sulla fascia sinistra SuaMaestàGenioESgregolatezza Garrincha e davanti due fenomeni come Didì e Vavà, gli sbuca fuori da sotto un cavalo un bimbo minchia, un minorenne nero nero che si chiama Pelè. E visto che se hai Garrincha, Didì, Vavà e Pelè e non vinci i mondiali un po’ stronzo lo sei, i mondiali li vincono a suon di fanfare e marcia trionfale, spappolando in semifinale la Francia di Just La Fontaine (uno che in cinque partite ti segna 13 gol, mica seghe) e in finale i padroni di casa della Svezia (che era quella di Grendal, Nordal e Liedolm, mica seghe ‘n’artra vorta), con un doppio 5 a 2 tanto per gradire. Ormai, scacciato il malocchio e rotto il ghiaccio, già che ci sono, ti vanno a vincere pure nel ’62 in Cile, sempre a man bassa, vincendo tutte le partite con almeno due gol di scarto, compresa semifinale coi padroni di casa e finale con la Cecoslovacchia. Da ovvi favoriti partono pure nel ’66 in Inghilterra, ma dopo due mondiali consecutivi vinti cominci inevitabilmente a stare un po’ sui coglioni a tutti, e visto che i brasiliani ci tengono parecchio a stare simpatici, stavolta non rompono le palle e se ne vanno fuori al primo turno, rispediti in Amazzonia dai colonizzatori portoghesi di Eusebio che li merdizza con un 3 a 1 secco e inappellabile. Solo una piccola parentesi, perché nel ’70 in Messico sti qua ti vanno a vincere il terzo mondiale senza troppe gocce di sudore. In semifinale si spupazzano l’Uruguay per 3 a 1, e in finale ti vanno a sfanculare 4 a 1 l’Italia, cotta e bollita dopo l’epica battaglia del 4 a 3 alla Germania e soprattutto schiava delle psicosi di mister Valcareggi, che ti sbatte Rivera e lo fa giocare gli ultimi sei minuti con tanto di epocale presa per il culo. Ma insomma, terzo mondiale e coppa Rimet portata a casa per sempre.
Poidè, s’apre un perioduccio amarognolo, che nel ’74 a casa dei crucchi (primo mondiale dopo 20 anni senza Pelè) arrivano quarti, ma stentando un po’ in tutte le partite e giochicchiando sanza infamia e sanza lode. Idem come sopra nel ’78 in Argentina, terzo posto ma senza mordere mai, tant’è che sti due mondiali qua in Brasile se li ricorda mica nessuno. La squadra per ri-vincere ce l’hanno nell’82 in Spagna. Ma che dico per ri-vincere, per stra-vincere. Sì perché se hai Junior, Eder, Socrates, Falcao e Zico fai paura pure al Pacciani, pure se punta hai una mezza sega come Serginho. E come da copione stra-vincono tutte le partite, e dopo un 3 a 1 sopraffino contro l’Argentina di Maradona e Passarella, arrivano al match per l’accesso in semifinale contro un’Italia che non s’incula nessuno, bastante un pareggio comodo comodo per di più. Solo che il pallone si sa ch’è rotondo, quindi copione già scritto manco per il cazzo e al Sarrià di Barcellona va in scena l’epica per eccellenza, con l’Italia che contro ogni logica che Cristo mette in terra, ti va a vincere 3 a 2, con 3-gol-3 di Pablito Rossi che fino ad allora s’era aggirato per i prati verdi come un’ameba timida e sfigata, più uno di Antognoni annullato per evidente ubriachezza del guardalinee. Brasile a casa e nuova tragedia stile 1950. Anche perché i campeon di quella squadra da sogno sfanculata dall’Italia, erano tutti già un tantinino in là con gli anni, e a Messico ’86 la storia è un po’ malinconica, passerella d’addio di tanti fenomeni e saluti ai quarti persi ai rigori coi francesi. Ancora peggio va nel ’90 in Italia, che lì a casa il Brasile ci torna agli ottavi dopo una partita pazzesca contro l’Argentina, dove per 80-minuti-80 i brasiliani giocano, tirano, pigliano pali, traverse, mentre los argentinos sostanzialmente la pelota manco la vedono. Solo che all’81esimo minuto la pelota finisce tra i piedi di DiegoArmandoUnoETrinoMaradona, che si scarta pure il Cristo di Rio, poi appoggia morbido per Caniggia che segna e buonanotte ai suonatori. Al che i brasiliani si rompono il cazzo, che vent’anni senza vincere vanno mica bene. Allora per Usa ’94 si cambia musica: in soffitta magie e colpi di tacco, centrocampo in mano a Dunga il picchiatore e gioco all’europea. Funziona. Boia se funziona. Senza troppi cazzi e giochi di prestigio, concreti come boscaioli del Monviso, vincono ‘na partita dopo l’artra, soffrendo e sudando, e arrivano in finale dopo un complicatissimo 1 a 0 contro la Svezia. All’atto conclusivo a Pasadena ribeccano l’Italia, come nel ’70. Ma stavolta è tutt’altro che ‘na passeggiata de salute. La partita è brutta che più brutta non si più: da ambo le parti si menano, si cagano addosso e morale della favola 0 a 0 e prima volta nella storia finale ai rigori. E si sa com’è che andò: Taffarel ipnotizza Baresi, Massaro e RobyAmoreMioBaggio (occazzodibudda che nostalgia) e quarto mondiale per il Brasile.
E nel ’98 i brasiliani ti si presentano in Francia ancora più forti e cazzuti, che là davanti hanno Ronaldo il Fenomeno, uno che ti spacca le difese in 77 pezzi e ti vince da solo come pochi altri nella storia sono stati in grado di fare. E il Fenomeno c’è, orco boia se c’è, e t’asfalta uno dopo l’altro gli avversari come fossero birilli impotenti. Almeno fino alla semifinale con l’Olanda, dove qualcosa in quella macchina perfetta che era Ronaldo s’inceppa e non gira più come prima. S’annebbia, il Fenomeno, s’ingrigisce, si va ai rigori, il Brasile si caga addosso di paura ma alla fine la spunta e va in finale. Solo che qui RonaldoPoveroCristo collassa poche ore prima della partita, fuga in ospedale e no, non può giocare mica. Ma c’è la Nike che mica sente cazzi, che quelli là si fan mica problemi a far cucire i palloni a bimbi di 5 anni, figurati se se li fanno con il SuperSponsorizzato che gli frutta miliardi a ogni foto che gli scattano agli scarpini. Così lo trascinano in campo a forza, ma il Fenomeno ha la faccia verde bottiglia e a stento si muove, il resto della squadra è sotto shock e la Francia li sfancula 3 a 0 senza manco un complimento. Nel 2002 in Giappone e Corea c’è sempre Ronaldo, che dopo quell’incidente viene da quattro anni che più tribolati nun se pole, due rotture al crociato e carriera a rischio chiusura anticipata. Ma c’è, il Fenomeno, e stavolta il lavoro di ruspa demolitrice di difese va avanti senza intoppi. Vince tutte le partite, il Brasile, e in quello che è il mondiale più strano della storia, con Turchia e Corea del Sud in semifinale, arriva in finale contro la Germania carico come mai. E i brasiliani ti vanno a vincere il quinto mundial con un 2 a 0 comodo comodo, doppietta del Fenomeno che si prende ricompensa del calvario privato, titolo di capocannoniere e tetto del mondo. Il 2006 a casa dei crucchi invece, sa un po’ di Messico ’86, vale a dire passerella d’addio per tanti campeon, Ronaldo compreso, e come in Messico saluti e baci ai quarti di finale con la Francia di ZinedineTestaDuraZidane. Replica nel 2010 in Sudafrica, dove i brasiliengi sbattono il muso ancora ai quarti, stavolta con l’Olanda di Robben e Snejder.
E s’arriva al 2014, a casa loro, dove ai quarti intanto ci son già arrivati e aspettano la sopresa Colombia.
Si starà a vedere…

LESTOrie MONDIALI: la Colombia

E andiamo un po’ a contare la MondialStoria della Colombia, che con questa fa appena cinque partecipazioni su venti. Inizia tardi, la MondialStoria di sta squadra qua, che il biglietto per la prima qualificazione ai campionati del mondo lo stacca solo nel 1962, quando si gioca in Cile. Fu breve l’avventura, che però iniziò benissimo: in vantaggio contro l’Uruguay dopo manco venti minuti, però poi rimontata e battuta 2 a 1. Nella seconda partita pazzesco pareggio 4 a 4 contro l’Unione Sovietica che fece andare i colombiani al match contro la Jugoslavia con ancora un lumicino di speranza per il passaggio del turno. Macché: i giocolieri dei balcani li asfaltano con un inglorioso 5 a 0 e Colombia a casa a testa bassa. A testa bassissima, perché prima di rivederli ai mondiali tocca aspettare qualcosa tipo ventotto anni. Li si ribeccano infatti a Italia ’90, ma a sto giro qui l’è tutta un’altra musica, che la nazionale è forte e cazzuta, e soprattutto in porta c’ha un pazzo che si chiama René Higuita, che fa impazzire il mondo intero perché dribbla, va all’attacco, tira rigori e punizioni e fa una caterva di gol, e in più in attacco ha un certo Valderrama che è scarso, ma sembra il cantante dei Cugini di Campagna e sta simpatico a tutti. Epperò ti vanno a capitare in un girone facile manco per il cazzo, con il materassino fragile degli Emirati Arabi, ma con due colossi da controcazzi come Jugoslavia e, soprattutto, Germania. Battuti gli Emirati Arabi, ti perdono 1 a 0 una battaglia memorabile contro la Jugoslavia di Stojkovic, ma non si perdono d’animo, e nell’ultima partita contro la Germania acciuffano il pareggio all’ultimo secondo con un gol di tale Rincon, che non mi ricordo chi cazzo fosse, ma sto gol vale lo storico passaggio agli ottavi come ripescati. Qui, agli ottavi, la missione pare a portata di mano, visto che davanti c’è mica Brasile, Italia o Argentina, ma il piccolo Camerun. Piccolo una ceppa, vien da dire, visto che i leoni d’Africa sono indemoniati e in particolare in panchina hanno un attaccante di nome Roger Milla nel più assurdo stato di grazia della sua vita, e lo metton su sempre a partita in corso, che c’ha tipo 40 anni (dichiarati, poi nella migliore tradizione africana ne avrò almeno 53) e ‘na partita tutt’intera la regge mica, però gli bastan tipo dieci minuti per fare a pezzetti le difese. Fatto sta che si va ai supplementari sullo 0 a 0, e proprio quando ai rigori manca appena una pisciatina di minuti, il pazzo portiere Higuita ha la pensata geniale di mettersi a fare dribbling sulla trequarti, così che nonno Milla, scattante come un puledrino, lo fulmina, gli frega il pallone, lo merdizza e lo smerdizza e va a far gol nella porta più libera d’un parcheggio cittadino a ferragosto. Figura di merda ultramondiale per Higuita e Colombia a casa con mille rimpianti.
Ci riprova a Usa ’94, ma a sto giro davvero era meglio che non si fosse mai qualificata. Sì perché stavolta il giochino finisce davvero male, malissimo. Che c’entra mica niente l’ultimo posto nel girone e l’eliminazione al primo turno. È che cazzodibudda il povero Escobar, autogol contro gli USA padroni di casa, viene aspettato dai narcos e accoppato senza manco passare dal via. Ma checcazzo. Ma vaffanculo. Ma porcodio.
Dopo quella tragedia senza parole, la Colombia è ancora ai mondiali, terza volta consecutiva, a Francia ’98. Copione identico: una vittoria contro la Tunisia, sconfitta con Romania e Inghilterra e a casa dopo il primo turno. Stavolta almeno senza ammazzamenti. Poi niente, basta così, assente dai mondiali per altri sedici anni. Fino a oggi insomma, con in tasca il traguardo ultra storico dei quarti di finale e giocatori forti fortissimi. Sulla sua strada, adesso, l’ultra favorito Brasile. Ma la pelota, si sa, l’è rotonda…
Si starà a vedere…

LESTOrie MONDIALI: la Germania

E gnamo a contar una storia gloriosa e complicatissima come quella del Brasile padrone di casa. Contiamo la storia della Germania, che oltre a esserci stata in diciotto occasioni su venti, è pure la squadra che di partite mondiali ne ha giocate di più, più pure del Brasile, che vuol dire che in fondo o giù di lì, i tedeschi ci arrivano sempre. E che per abbatterli, serve l’artiglieria quella pesante.
Nel 1930 in Uruguay non c’erano, e come facevano ad esserci, visto che la crisi del ’29 s’era rovesciata come lava infuocata soprattutto sulla Germania di Weimar, i crucchi tutto avevano in capo tranne che di farsi una traversata intercontinentale per dar du’ calci a un pallone. Il loro esordio arriva nel ’34 e arriva con la bandiera nefasta della croce uncinata nazista, a casa del quasi alleato Mussolini. Fanno subito un bel po’ di strada, i panzer, e dopo aver strapazzato Belgio e Svezia crollano solo in semifinale, messi sotto dal grande attacco della Cecoslovacchia che fu. Terzo posto al primo tentativo. Così quel rotto in culo di Hitler si esalta, e nel ’38 in Francia ci va sicuro di vincere per fare le prove su erba di quel che farà di lì a poco. Frattanto, fresco di anschluss, non solo ti riduce il Campionato del Mondo da 16 a 15 squadre, visto che l’Austria non esiste più, ma ti ingloba pure in nazionale tutti i fenomeni austriaci. Ma la tronfiaggine di Hitler&Co. si sgonfia in un bau, che al pronti via a sopresa impattano 1 a 1 con la Svizzera e, nella ripetizione – che ai tempi la partita pari e patta si ripeteva e i supplementari alla prima c’erano mica, la cruccaglia nazista viene messa sotto 4 a 2 e rispedita dritta dritta a Berlino. Prima e unica volta che la Germania è stata eliminata al primo turno, segno che il fottuto di Hitler, pure nello sport era un’emerita testa di cazzo. Ovviamente nel 1950 la Germania ai mondiali c’è mica, che è un tutta una maceria e oltretutto c’è pure la tragedia della divisione tra est e ovest. Però da quelle parti, in Germania dico, si ripiglian presto e si ritiran su dai collassi in una pisciata di farfalla. Così in Svizzera, ai mondiali del ’54, sti tedeschi qua si presentano con una formazione già forte, attrezzata e cazzutissima. Però a sto punto della novella, occorre precisare che da questo momento in poi di Germanie ce ne son due, così in politica e così nel calcio, Germania Ovest e Germania Est. E siccome, almeno nel calcio, tutti i campioni tedeschi se ne stanno a Ovest, a Est compicciano poco o nulla, e noi così è della Germania Ovest che per lo più facciamo d’ora innanzi il conto. Insomma, sti qua della Germania Ovest nel ’54 son già cazzutissimi, epperò, già nel girone del primo turno, si prendono ‘na scoppola secolare che fortuna loro non avrà ne antecedenti né postcedenti. Va bene che la qualificazione ai quarti l’era roba matematicamente acquisita, ma l’Ungheria che era la squadra più forte del mondo e splendeva nel fuoriclasse Puskas, va a sfancularli con una roba tipo 8 a 3, che manco, che so, Brasile – Tibet sarebbe finita co sto risultato qua. Metabolizzano subito, li tedescoccidentali, e così ai quarti fanno fuori la Jugoslavia e in semifinale giocano il derby con l’Austria e vanno a batterla con un tennistico e smerdante 6 a 1. Si tratta della prima finale della storia, per la Germania Ovest, che però davanti si ribecca chiaramente l’Ungheria di Puskas e soprattutto dello sfanculante 8 a 3. E’ la squadra più forte del mondo, l’Ungheria, ha demolito tutti, e infatti nel primo tempo della finale i tedeschi la sfera rotolante manco la vedono; rotolano loro, i tedeschi, sotto i dribbling e gli schemi degli ungheresi che segnano la bellezza di due gol e vanno a riposo col successo ipotecato e mezza coppa in saccoccia. Manco per il cazzo: com’è come non è, i tedeschi, nella miglior tradizione teutonica, si rimboccano le maniche e, culo stretto e bandiera mai ammainata, vanno avanti pure con la forza della disperazione, e nel secondo tempo prima agguantano il pareggio andando sul 2 a 2, e a tre minuti dalla fine ti segnano il gol della clamorosa vittoria con un tiro da fuori area. Primo successo della storia per la Germania. Sì però fermi tutti, che qui va bene la determinazione mai doma degli allemagni, bene l’arrendersi mai prussiano, ma il fatto che sti qua in mezza partita sian riusciti a fare il culo a strisce a quell’Ungheria là, che li abbian messi sotto di botto proprio sulla velocità ch’era l’arma in più di Puskas e compagni, l’è di molto strano. Infatti, come da subito hanno denunciato gli ungari, pare che negli spogliatoi tra primo e secondo tempo, i tedeschi si sian strafatti di chissà quale merda dopante. Ora per carità, noi il beneficio del dubbio gli si lascia, ma il fatto che il giorno dopo mezza squadra tedesca era all’ospedale con un’infezione al fegato ci fa fare più d’una domandina, e il rodimento di culo che ancora oggi nefasta gli ungheresi per quella finale è più che giustificato.
In ogni caso nel ’58 in Svezia la Germania Ovest ci va da campione del mondo e, manco a dirlo, arriva lontano lontano. Dopo aver vinto il girone, batte ai quarti la Jugoslavia e si ferma solo in semifinale, quando un 3 a 1 senza troppi perché della Svezia padrona di casa, gli spezza il sogno di bissare il successo di quattro anni prima. Quarto posto comunque, mica cazzi. Peggio gli va nel ’62 in Cile, dove dopo aver vinto il girone (dove c’era pure l’Italia), la Germania Ovest si sfracella ai quarti contro la Jugoslavia, che rottasi il cazzo di prendere sfanculate dai tedeschi, decide di sfancularli a sua volta battendoli 1 a 0. Nel ’66 però sti tipi qua della Germania Ovest ritornano alla carica, con una squadra che fa paura da quant’è forte, roba tipo Beckenbauer, Haller, Weber e Seeler. E infatti t’esordisce con un 5 a 0 alla Svizzera tanto per gradire, e un girone vinto a man bassa. Ai quarti, visto che son forti di brutto e te lo voglion far capire, prendono a sassate l’Uruguay spappolandolo 4 a 0, e in semifinale schiacciano l’Unione Sovietica 2 a 1. Per la seconda volta, i crucchi dell’Ovest si ritrovano in finale, e stavolta davanti hanno i padroni di casa, gli inventori del calcio in persona. L’Inghilterra, insomma. E la storia di sta finale qua è appassionante e contorta come fosse un libro giallo, che i tedeschi vanno subito in vantaggio, ma gli inglesi prima pareggiano e poi ribaltano, che ci stanno mica a perdere davanti a Sua Maestà e han tutti voglia di esser fatti baronetti come i Beatles. Solo che quella che noi si chiama “Zona Cesarini”, ai mondiali si chiama “Zona Tedesca”, vale a dire che sti qua, i germanici appunto, ti van sempre a riacciuffare le partite allo scadere. E infatti, puntuali come la morte, pareggiano proprio sul gong al novantesimo, e si va ai supplementari. Ed è qui che va in scena il thriller, perché esattamente al minuto 101, l’inglese Hurst fa partire una sventola da fuori area che si sfracella sulla traversa e poi rimbalza sulla linea di porta per schizzare definitivamente via. È gol o non è gol? Oggi noi si sa, vedendo e rivedendo le immagini, che gol non era manco per il cazzo, ma l’arbitro, sotto pressione inglese, lì per lì non sa che minchia fare, si consulta col guardalinee che parla solo turco e russo, comunicano a gesti e a gesti decidono che la palla è entrata: 3 a 2 per gli inglesi, che sul finale fanno pure il 4 a 2, e i tedeschi tra mille polemiche schiumanti rabbia bavosa e fottuta arrivano secondi, iniziando a maledire i supplementari che, nel seguitar della storia, gli porteranno sempre più sfiga maledetta.
Infatti nel ’70 in Messico, i vicecampioni in carica della Germania Ovest si presentano con una formazione sostanzialmente simile a quella di quattro anni prima, e come quattro anni prima fanno paura e fanno pure la loro porca figura, vincendo come sempre il girone e vendicandosi sugli inglesi ai quarti, rispedendoli a casa dopo una gran bella battaglia finita 3 a 2 per i crucchi. In semifinale ci trovano l’Italia, e da qui innanzi i tedeschi scopriranno che non solo i supplementari, ma pure e soprattutto l’Italia sarà una maledizione con cui fare i conti nei secoli dei secoli. Sta semifinale qua si dice sia stata la più bella partita della storia del calcio, oppure come dice il mio dio della penna sportiva Gianni Brera, la più brutta, in uno dei suoi cari paradossi per sottolineare che in trenta minuti di supplementari le due squadre han giocato un anticalcio privo di tattiche e schemi, solo cuore e istinto e vattelapesca com’è che succedono certe cose dentro un rettangolo verde. Fatto sta che l’Italia stava vincendo 1 a 0 e si gestiva tranquilla e paciosa l’approdo in finale. Ma la Zona Tedesca l’era in agguato, e difatti al novantesimo che più novantesimo non si può, un tizio di nome Schnellingher che negli anni a venire dirà che la palla l’ha colpita casualmente, che lui stava solo andando verso gli spogliatoi che pensava la partita fosse già finita, segna l’1 a 1 inatteso che porta tutti ai supplementari. E lì succede il finimondo, l’armageddon, l’apocalisse. Come disse il dio Brera, si gioca senza tattiche e schemi, e i tedeschi vanno avanti 2 a 1, poi gli italiani pareggiano e infine vanno sul 3 a 2. Finita? Macché, su un calcio d’angolo Rivera si scorda di tenere il palo e i crucchi pareggiano 3 a 3, ma alla fine proprio Rivera devastato di sensi di colpa a cinque minuti dalla fine segna il 4 a 3 per l’Italia e tanti saluti per la Germania Ovest, che si piazza terza.
A sto punto i tedeschi dell’Ovest, nel ’74, il mondiale se l’organizzano a casa loro. E stavolta, prima e unica volta nella storia, ci son pure i gemelli della Germania Est che, ironia della sorte, finiscono nello stesso girone. Così si gioca il derby ad Amburgo, e a sorpresa vincono quelli dell’Est per 1 a 0, e al secondo turno ci vanno i comunisti filosovietici come primi e i capitalisti filoamericani come secondi. Nel secondo turno, la Germania Est non compiccia però una minchia di buono, e con un punto in tre partite se ne torna zitta zitta dietro il muro, mentre la Germania Ovest sfodera tutta la classe dell’eterno Beckenbauer, di Gerd Muller, Breitner e Vogts, vince nettamente tre partite su tre e stacca il biglietto per la terza finale della sua storia. Qui ti va a incontrare una sorpresa che più sorpresa non si può: l’Olanda di Crujff, quelli del calcio totale, quelli dallo stile fricchettone che si portano le bonazze di mogli in ritiro, che giocano a tutto campo e paiono indiavolati. Ma i crucchi son quadrati che dio li manda, e ci stanno mica a perdere un’altra finale, per giunta a casa loro. Allora quando gli olandesi totali se ne vanno in vantaggio dopo manco due minuti, gli west cruccos non si scompongono, riordinano le idee e pian piano sgonfiano la furia orange. Prima pareggiano, sempre su rigore con Breitner, e alla fine ribaltano con quel falco d’area ch’era Gerd Muller. 2 a 1 e secondo mondiale per la Germania Ovest. In Argentina, nel ’78, va invece maluccio, visto che dopo aver superato il primo turno per il rotto della cuffia, al secondo riescono a mettere insieme solo due pareggi e una sconfitta, tornandosene a casa senza aver lasciato un segno che sia uno. E maluccio pare andare pure nell’82 in Spagna, dove al primo turno perdono addirittura la prima partita contro l’Algeria, e passano alla seconda fase soltanto grazie a una “combine” epocale con gli austriaci, battendoli con l’unico risultato che avrebbe qualificato sia Germania Ovest sia Austria, cioè 1 a 0, e rispedendo a casa i poveri e sfigati algerini. Manco al secondo turno gli west cruccos fanno vedere qualcosa di buono, scialbo 0 a 0 con gli inglesi e vittoria risicata contro i padroni di casa, ma tanto basta per giungere in semifinale contro la Francia. E qui va in scena un’altra di quelle partite da antologia: ai supplementari infatti, sull’1 a 1, i blues di Francia si scatenano e con un tremendo 1-2 che avrebbe steso pure il Rocky Balboa dei tempi migliori vanno sul 3 a 1 e praticamente in finale. Manco per il cazzo: i tedeschi s’arrendono mica, e quatti quatti tomi tomi prima accorciano le distanze, e poi, in mischia, con una rovesciata di un tizio di nome Fisher agguantano un pari pazzesco che fa scivolare il match ai rigori. E pure qui, all’infame lotteria, il tedesco Stilike batte un rigoraccio nelle mani del portiere transalpino portando i francesi a un passo dalla finale e i crucchi sull’orlo del tracollo. Ma culo stretto e nervi saldi, la Germania Ovest raddrizza pure i rigori e vince con un pazzesco 8 a 7. Solo che alla quarta finale della sua storia, i tedeschi ci arrivano rattoppati e sfiniti da un cammino più tortuoso d’un sentiero di guerra, e per di più al Bernabeu di Madrid si trovano davanti la maledizione Italia. E si sa com’è che andò, che questa è storia nostra: l’Italia con tanto di presidenziale esultanza pertiniana li sfancula 3 a 1 senza manco farli entrare un secondo in partita. Tedeschi secondi e azzurri campioni del mondo. A sofferenze e cammini claudicanti i tedeschi però a sto punto paiono quasi farci l’abitudine, e pure a Messico ’86 il copione si ripete quasi pari pari: il primo turno Rumenigge, Briegel e compari (tra cui i giovanissimi Voeller e Matthaeus), lo passano a cazzo di cane, a culo oseremmo dire, nonostante una sonora bastonata presa dalla sorpresa Danimarca. Agli ottavi passano solo per una ciabattata di Mattaeus in piena Zona Tedesca, a un minuto dalla fine, contro il modesto Marocco, mentre ai quarti la spuntano solo ai rigori contro i padroni di casa del Messico, con quel folle portiere che era Schimacher che ai messicani glie ne para qualcosa come 3 su 5. In semifinale gli allemagni dell’ovest ti ribeccano ‘n’artra vorta li francesi, pari pari a quattro anni prima, ma stavolta decidono di mettere in pausa le sofferenze e li sfanculano col più classico dei 2 a 0. Quinta finale, stavolta contro l’Argentina, che fa no paura, ma paurissima, visto che c’è DioScesoInTerraMaradona all’apice della forma. Come da copione, l’Argentina l’è troppo forte, e manco il tempo di dire ahi i biancocelesti son avanti 2 a 0. Storia chiusa e copione già scritto. No, son tedeschi questi, e prima che crollino li devi ammazzare. Così, in maniera del tutto insperata, ti vanno a riacciuffare la partita pareggiando 2 a 2. Ma manco il tempo di festeggiarlo, sto pareggio, che Burruchaga imbeccato da Maradona corre come un centometrista, smerdizza Schumacher e Argentina campione del mondo. Germania Ovest di nuovo seconda, come Toto Cutugno. Allora i tedeschi s’incazzano e a Italia ’90 ci arrivano con una corazzata da far tremare le gambe: Littbaski, il trio interista Matthaeus-Klinsmann-Brehme, Voeller e chi più ne ha più ne metta. Al primo turno infatti sfracellano tutti segnando 10 gol in 3 partite, agli ottavi demoliscono la fortissima Olanda di Gullit-Van Basten-Rijkard con quella che forse, a parte lo sputo di Rijkard nell’orecchio di Voeller, è stata la partita più bella del Mundial. Dai quarti in poi però, la macchina da guerra tedesca un pochino s’inceppa, che va bene che son crucchi sangue freddo e nervi saldi, ma dopo due finali perse il culo si stringe un po’ anche a loro e gli piglia la paura di perdere. Così ai quarti vincono solo 1 a 0 contro la Cecoslovacchia, e per battere l’Inghilterra ci vogliono i rigori. In finale ci ritrovano l’Argentina, ma a differenza di quattro anni prima i pronostici son ribaltati, visto che i sudamericani all’Olimpico ci arrivano abborracciati e malconci, con una sfilza d’infortunati e squalificati da incubo e con tanto di pioggia di fischi all’inno nazionale perché Maradona quattro giorni prima aveva rispedito a casa l’Italia. In sostanza, la finale è Germania contro Maradona. I tedeschi attaccano tutta la partita, ma di far gol non c’è proprio verso. Finché, a una pisciatina di minuti dalla fine, con l’Argentina in nove e distrutta, l’arbitro Codesal s’inventa un rigore a favore della Germania Ovest. Tira il terzino Brehme, gol e Germania Ovest campione per la terza volta.
Da Usa ’94 comincia un’altra storia. Il muro è crollato e la Germania torna a essere una e indivisibile. Ma non va molto bene st’esordio unificato. Passato il primo turno senza patemi, battuto a fatica il Belgio agli ottavi, i tedeschi riuniti vanno fuori ai quarti sgretolati dalla sorpresa Bulgaria di Stoichkov e Leitchkov. Idem come sopra a Francia ’98: primo turno in scioltezza, battuto il Messico agli ottavi, e schianto ai quarti con la sorpresa di turno, che stavolta è la Croazia che li merdizza con un secco 3 a 0. La musica torna a essere dolce in Corea e Giappone nel 2002, quando la Germania decide di rivivere i fasti degli anni ’80, e con un cammino tribolatissimo dove battono tre squadre molto modeste come Paraguay (ottavi), USA (quarti) e Corea del Sud (semifinali), con un triplo 1 a 0 e soprattutto soffrendo le pene dell’inferno, approdano per la settima volta nella storia in finale. Davanti c’è il super favorito Brasile di Ronaldo, ma tanto che ci sei, in finale, ci speri e ci provi senz’altro. Niente da fare: pronostico rispettato, poco da raccontare, 2 a 0 per i carioca e Germania che si piazza seconda per la quarta volta nella storia. L’ottava finale, e soprattutto il quarto titolo, i tedeschi lo sognano nel 2006, quando i mondiali tornano a organizzarseli a casa propria. Il primo turno lo vincono lisci come l’olio, vincendo tre partite su tre e dando spettacolo, e agli ottavi mantengono il trend spappolando 2 a 0 gli svedesi. I cazzi amari arrivano ai quarti, quando davanti si trovano l’Argentina di Crespo, Zanetti, Maxi Rodriguez e Cambiasso. La seleccion fa stringere il culetto alla Germania intiera, andandosene in vantaggio con Ayala e mantendolo fino a pochi minuti dalla fine, quando il super Milo Klose, in piena Zona Tedesca, riacciuffa il pareggio e porta il match prima ai supplementari e infine ai rigori. E qui i tedeschi, sangue freddo da vendere, rispediscono a casa gli argentini e volano in semifinale. Ma a Dortmund ritrovano la maledetta Italia e tutti sappiamo come andò a finire, che pure questa è storia nostra: Klose, Podolski, Ballack e compagni si battono ancora in tempi supplementari che dire epici è dire poco, finché alla fine, dopo pali, traverse, parate clamorose e rovesci di fronte a bizzeffe, quando i rigori sembrano inevitabili, arriva MioDioFabioGrosso che t’inventa il gol del secolo e 90 secondi dopo Del Piero va pure in raddoppio. Tedeschi sotto shock, addio sogni di gloria e Italia in finale. Terzo posto per la Germania. Che nel 2010, in Sudafrica, di fatto si ripete: primo turno passato in sostanziale scioltezza (nonostante la sconfitta con la Serbia), e poi un’accelerazione pazzesca agli ottavi dove disintegra l’Inghilterra 4 a 1, e ai quarti, dove ritrova l’Argentina allenata dal Pibe, e stavolta di rigori manco se ne parla, visto che i crucchi sfanculizzano la seleccion 4 a 0. Insomma rieccoli in semifinale, in una sfida equilibratissima contro la Spagna, che si spezza solo a un quarto d’ora dalla fine con un gol di Puyol. Di nuovo fuori in semifinale e di nuovo terzo posto.
Oggi, 2014, i crucchi ai quarti ci son giunti ancora una volta. E ci trovano la Francia.
Si starà a vedere….

LESTOrie MONDIALI: la Francia

Va là che ora vi si conta la storia della nazionale francese, quattordici partecipazioni su venti ai mondiali e una storia di certo gloriosa, pure se un po’ altalenante e schizofrenica. Più o meno come quella della nostra Italia, in sintesi. Solo che a differenza nostra, i cuginetti d’oltralpe a raggiungere le vette del MondialCalcio e a imporsi come una delle squadre più cazzute del pianeta, ci riescono solo in tempi relativamente recenti, anni ’80 o giù di lì. Prima, solo delusioni e sfanculate di vario genere.
Ciononostante essi, les français, alla prima edizione in Uruguay del 1930, ci sono, tra le pochissime squadre a rappresentare il continente europeo (le altre sono Romania, Jugoslavia e Belgio). Potevano mica mancare, visto che la coppa del mondo l’ha inventata e organizzata un francese, Jules Rimet per l’appunto. E, manco a farlo apposta, è francese il primo gol della storia dei mondiali: a segnarlo la punta Lucien Laurent, al diciannovesimo minuto della partita inaugurale (giocata sotto la neve!!) contro il Messico, poi vinta dai francesi per 4 a 1. Nonostante il bell’esordio, e nonostante fossero figliocci di Rimet in persona, i transalpini perdono le altre due partite, contro l’Argentina e contro il Messico, non riuscendo a superare il primo turno. C’è anche nel ’34 in Italia, ma la musique ne change pas: di nuovo fuori al primo turno, sconfitta senza troppi complimenti dall’Austria. Al che i francesi, che sta storia che la coppa del mondo l’ha inventata e continua a organizzarla un francese e a loro tocca sempre essere sfanculati al primo turno, fanno la voce grossa, s’impongono e si pigliano l’organizzazione del mondiale del ’38, con codazzo di polemiche infinite delle sudamericane che volevano la legge dell’alternanza. Ma Rimet dice non scassate la minchia quindi sti cazzi, ho detto Francia e Francia sia. Al terzo tentativo e a casa loro, a superare il primo turno stavolta ci riescono, battendo il Belgio per 3 a 1. Ai quarti gli tocca l’Italia campione del mondo in carica, e la partita va in scena in un clima arroventato come una fornace in agosto. Perché a parte la secolare rivalità italofrancese, a Parigi a fischiare e a contestare l’Italia fascista ci son pure tutti gli esuli italiani antiregime. Non serve a nulla: l’Italia di Pozzo, che grazie a una di quelle stronzate che venivano in mente solo a Mussolini scende in campo in completa tenuta nera, disintegra la Francia 3 a 1 e come se non bastasse a fine partita fa ciao al pubblico col saluto romano. E sì che c’è da esserne orgogliosi, di quel mondiale là, bah.
Quindi francesi fuori ai quarti a casa loro e addio sogni di gloria. Ai mondiali del ’50, quelli giocati in Brasile, la Francia manco si qualifica, e manco viene ripescata, nonostante il primo mondiale postbellico abbia avuto un sistema di qualificazione, ripescaggi ed esclusioni all’ultimo momento da incubo e più paradossale d’un dramma di Beckett. Tipo l’India, che s’era qualificata a tutti gli effetti, ma una volta giunta in Brasile viene squalificata e rispedita a casa senza manco farla scendere in campo perché i giocatori pretendevano di giocare a piedi scalzi. E vien da chiedersi, sti qua, le qualificazioni, come minchia l’hanno giocate? Ma questa, vivaiddio, è un’altra storia.
Nel ’54 in Svizzera si torna all’antico, nel senso che la Francia si qualifica, ma va di nuovo fuori al primo turno, nonostante una bella vittoria contro il Messico. Le prime MondialSoddisfazioni giungono in Svezia nel ’58, quando i gallici al centro dell’attacco schierano tale Just Fontaine, un cecchino mica da ridere, che in sei partite segna la bellezza di 13 gol stabilendo il record assoluto di reti siglate in una sola competizione. Guidati da sto fenomeno qua, la Francia supera il primo turno battendo 7 a 3 il Paraguay e 2 a 1 la Scozia, mentre ai quarti fa a fettine senza troppi complimenti l’Irlanda del Nord 4 a 0 e per la prima volta nella sua storia stacca il biglietto delle semifinali. Legittimo sognare, a sto punto, che quando arrivi tra le prime quattro come fai a non sperarci? Solo che qui vanno a beccare i brasiliani di Garrincha-Didì-Vavà-Pelè, e con quelli là di Fontaine ne puoi avere pure dodici, non c’è trippa per gatti. E infatti i brasiliani abbattono i francesi 5 a 2, tripletta di Pelè e transalpini alla finale per il terzo e quarto posto, dove beccano la Germania Ovest che tritano 6 a 3 con poker di Fontaine e medaglia di bronzo in saccoccia. Ma il bel terzo posto è solo una lieta e brevissima parentesi, che per i mondiali del 1962 mancano la qualificazione ancora una volta. Ai mondiali ci tornano nel ’66 in Inghilterra, ma pure qui la storia va male male: fuori al primo turno con due sconfitte e un pareggino del menga. Siccome al peggio non c’è mai fine, i cugini nostri ciccano la qualificazione sia nel ’70 sia nel ’74, e per rivederli all’opera ci tocca aspettare il ’78 in Argentina. Ma pure qui, nonostante il genio di MichelLeRoiPlatini, la Francia esce al primo turno, sconfitta dall’Italia di Rossi e Bettega e dall’Argentina di Kempes e Passarella.
Finalmente però, con l’arrivo degli anni ’80, i tempi cupi finiscono sul serio, e attorno a Platini viene costruita una squadra mica da ridere, che si presenta ai mondiali spagnoli dell’82 cazzuta e corazzata. Qui, nonostante l’Inghilterra li smerdizzi 3 a 1, il primo turno lo passano agile agile, con tanto di pazzesco episodio da cinecomica nel match contro il Kuwait. In sta partita qua, alla fine vinta dalla Francia per 4 a 1, sul punteggio di 3 a 1 va a succedere l’impossibile: il centrocampista francese Gires segna un gol regolare che più regolare non si può, ma i kuwaitiani si lamentano, dicono che si son fermati perché han sentito un fischio. Roba da chiodi che in qualsiasi altra situazione l’arbitro li avrebbe sfanculati e spediti alla neuro. Ma non quel giorno, che in campo, a dar man forte ai mediorienti pertrolieri, scende lo sceicco capo in persona, che tanto fa da costringere l’arbitro ad annullare quel gol. Follie a parte, la Francia supera pure il secondo turno, rispedendo a casa Austria e Irlanda del Nord e staccando per la seconda volta nella storia il biglietto per le semifinali. Qui si trovano davanti i crucchi della Germania Ovest, dove va in scena lo psicodramma per eccellenza della MundialStoria transalpina, un incubo che monsieur Platini ‘ncora oggi si sogna. Supplementari sull’ 1 a 1 e Francia che inizia a giocare un calcio spettacolo e spumeggiante come lo Champagne delle Ardenne, va sul 3 a 1 e quando i bleus in tribuna e in campo stanno già festeggiando la finale prossima ventura contro noi italici cuginetti, i teutoni crucchi gli rovinano la festa e in 5 minuti segnano due gol pazzeschi e pareggiano 3 a 3. Si va ai rigori, e dopo l’errore clamoroso del germanico Stilike, pure qui la Francia si guadagna l’ennesimo match point. Ma di vincere Platini e compagni proprio non ne vogliono sapere, e pure ai rigori si fanno raggiungere e superare. Così a giocarsi la finale contro l’Italia ci va la Germania, e la Francia sotto shock perde pure la finalina per il terzo posto contro la Polonia. Nella speranza d’essere meno spreconi e più fortunati, a raggiungere sta finale maledetta i franchi ci riprovano a Messico ’86. Qui passano senza patemi il primo turno, e agli ottavi, sempre senza patema alcuno, sfracellano l’Italia campione del mondo in carica col più classico dei 2 a 0, fondamentalmente senza farci vedere palla. Più complicata la storia ai quarti, dove nel big match col Brasile la partita finisce 1 a 1 e quindi ai rigori. L’incubo di quattro anni i francesi lo scacciano, e nonostante l’errore dal dischetto di Platini, vincono e rispediscono a casa Zico e compagni. In semifinale, riecco la Germania Ovest, come a Spagna ’82, e come l’altra volta Germania in finale e Francia a leccarsi le ferite. Senza psicodrammi però, bensì con uno 0-2 senza troppe discussioni. Consolazione, la finalina stavolta la Francia la vince e per la seconda volta nella storia si guadagna il terzo posto.
Il problema è che Messico ’86 segna pure il pensionamento di monsieur Platini e di tutta la sua generazione, così che per i francesi riparte un nuovo periodo di merda. Qualificazioni fallite sia a Italia ’90 sia a Usa ’94, con in mezzo i vari calci volanti di Cantona e le sue squalifiche annuali a complicare il tutto. Le Roi Michel Platini, visto che sti mondiali maledetti non li ha vinti da calciatore, e da allenatore manco s’è qualficato, pensa bene di provarci da organizzatore, dicendo tra sé e sé se non vinco manco così mi sparo in bocca. Così nel ’98 i mondiali sessant’anni dopo vengono riportati en France, con una squadra finalmente di nuovo cazzuta, con difesa e centrocampo da urlo e progettata bell’apposta per vincere, costruita attorno a ZizouZinedineZidane con gente tipo Dechamps, Trezeguet, Djorkaeff e Henry. Il primo turno lo passano spappolando tutte le avversarie, ma vincere i mondiali è un’impresa mica da ridere, e dagli ottavi in poi il giochino si fa tutt’altro che facile. Prima di tutto il Paraguay, che si fa presto a dire chi cazzo sono sti paraguayani, però poi quando te li trovi davanti son cazzi mica da ridere, soprattutto se non hai Zidane, che è impazzito come al suo solito e s’è fatto squalificare per due turni. Così per vincere è necessario il golden gol d’un difensore, Blanc. Eppoi ai quarti riecco l’Italia, che t’inchioda di nuovo sullo 0 a 0 e ai supplementari la Francia intera deve ringraziare ab aeternum la sorte e CristoNostroSignore, che se RobyAmoreMioBaggio (occazzodibudda che nostalgia) quel tiro al volo pazzesco riusciva a spostarlo di mezzo centimetro, in semifinale ci si andava noi e buonanotte ai francesi. Ma quel tiro al volo pazzesco non entra e si va ai rigori dove, si sa, gli italiani perdono sempre e perdono pure stavolta, con la traversa di Di Biagio che spedisce in semifinale la Francia contro la sorpresa Croazia. Anche qui c’è da soffrire e parecchio, che in vantaggio ci vanno loro, i croati, ma poi Thuram s’improvvisa goleador e in men che non si dica ti firma una doppietta da antologia e per la prima volta nella sua storia la Francia va in finale. Ironia della sorte, è proprio la finale la partita più facile. Coi brasiliani a pezzi per il dramma di Ronaldo finito in ospedale per misteriose convulsioni e poi sbattuto a forza in campo dalla Nike, i francesi passeggiano allegramente sui verdeoro e li fanculizzano 3 a 0, doppietta di Zizou e gol all’ultimo secondo di Petit. Chapeau, prima volta Francia campione del mondo e festa grande sui boulevards de Paris.
In Giappone e Corea, visto che due anni prima la Francia era andata a vincere pure gli europei, i Bleus ci tornano per vincere, sempre con una squadra ultra cazzuta e corazzata. Ma siccome a quel mondiale là nove pronostici su dieci se ne sono iti beatamente a puttane, ecco che la Francia ti fa uno dei mondiali più smerdi della storia, steccando la prima contro l’ex colonia Senegal, perdendo pure contro la Danimarca e pareggiando con l’Uruguay. Morale, due sconfitte, un pareggio e zero dico zero gol fatti. A casa e pioggia di polemiche. Ci si rifa nel 2006, in Germania, dove nonostante la squadra francese parta tra lo scetticismo generale e l’allenatore Domenech faccia di tutto per stare sul culo all’intero pianeta, la Francia passettino dopo passettino, quatta quatta e nell’indifferenza di tutti, avanza e avanza e avanza. Al primo turno passa vincendo una sola partita contro il Togo, agli ottavi però merdizza la Spagna fanculandola con un secco e spietato 3 a 1, mentre ai quarti sbatte a casa niente di meno che il Brasile campione del mondo in carica. Alla quinta semifinale della storia, la Francia stavolta ti becca il Portogallo. La partita è tesa ed equilibrata, ma alla fine la vincono i gallici 1 a 0 e se ne vanno in finale per la seconda volta nella storia, dove trovano l’Italia in un derby destinato a passare alla storia. Prima di tutto perché la Francia va in vantaggio dopo soli dieci minuti, su rigore con un mezzo cucchiaio di Zidane, poi perché si fanno raggiungere e dominare per un tempo e mezzo, ma resistono e arrivano ai supplementari. Poidé perché ai supplementari l’Italia è un po’ bollita e i francesi prendono improvvisamente le redini del gioco e son lì lì per rifarci lo scherzetto stile Euro 2000. Ma poi succede che MarcoProvvidenzaMaterazzi si mette a offendere mamma e sorella di Zizou, e quest’ultimo, che dà di matto spesso e volentieri, perde il senno e sferra la celebre testata sullo sterno dell’italiano. Espulso, carriera finita, assedio francese in soffitta e partita ai rigori. Dove, e si sa, stavolta si vince noi senza sbagliarne manco uno. Italia quadricampione e Francia seconda.
In Sudafrica invece, 2010, la Francia va fuori subito al primo turno, ma il finimondo succede dentro lo spogliatoio, dove Domenech riesce a farsi stare sul culo pure ai propri giocatori, che come pirati d’altri tempi gridano l’ammutinamento e si rifiutano d’allenarsi. Fine ingloriosa e rissosa e tutti a casa.
Oggi, rieccoli i Blues, nuovo squadrone e ancora ai quarti, in un match da brivido contro la Germania che non vedo l’ora di gustare.
E si starà a vedere, eh….

 

giornata 23

LESTOrie MONDIALI: l’Olanda

Conta qui e conta là, eccoci giunti alla storia dell’Olanda, una tra le più strane e indipercui affascinanti che si rammentino. Anzitodo vi si dice che essi orangi ai mondiali vi son stati dieci volte su venti, la metà esatta esatta. E questo l’è un po’ strano, visto che noi appena si dice Olanda si pensa a calcio spettacolo, divertimento, fuoriclasse, velocità e compagnia bella, e alla luce di questo dieci mondiali sembrano un po’ pochini. Il fatto gli è che da queste parti, Amsterdam, Rotterdam, Eindoven e annessi e connessi, le scuole calcio coi controcazzi arrivano tardi, e di fatto fino agli anni sessanta e anche anche di palle che rotolano ce ne son davvero pochine.
Ma facciamo che la si va per ordine, che l’è meglio. Come la maggior parte delle grandi europee, l’Olanda in Uruguay nel 1930 non c’è, e il suo MundialEsordio lo fa in Italia nel ’34. Un esordio che dura il tempo d’un bau, manco il tempo di iniziare l’avventura che la Svizzera li rispedisce a casa battendoli 3 a 2. Ci si riprova quattro anni dopo, nel ’38 in Francia, ma anche qui la solfa è quella solita: pronti via e subito eliminata al primo turno con uno 0 a 3 a opera della Cecoslovacchia.
Poi basta, i Mondiali per gli olandesi non esistono più per un tempo a dir poco geologico, visto che mancano tutte le qualificazioni possibili dal 1950 al 1970.
Ti ricompaiono nel ’74 in Germania, gli olandesi, praticamente sconosciuti al resto del mondo. Ed è qui che la storia si fa strana e affascinante. Perché loro, gli orangi, ti arrivano così dal nulla, spuntati fuori come tulipani nel deserto, e anche se la loro tradizione di nazionale è pressoché inesistente a quel mondiale là ci vanno a fare tutto tranne che le comparse. E manco a fare l’outsider simpatica e divertente. No, santiddio, l’Olanda arriva al mondiale del ’74 prendendosi direttamente la porta principale. Sì perché sti qua, che mica si chiamano Pinco o Pallino, né Caio o Sempronio, ma si chiamano Neeskens, Rep e, soprattutto, Johan Crujff, SuaGenialità Johan Crujff. E allora la banda di Crujff senza la spocchia dei professori arriva ai mondiali non a dettare legge, ma proprio a insegnare un nuovo modo di giocare a calcio, di intendere il gioco del pallone, che poi corrisponde con un altro stile di vita, un’altra visione del mondo. Più libero, più veloce, più allegro, più divertente. Che santiddio siamo negli anni ’70, e le rivoluzioni sono all’ordine del giorno. Così sti olandesi arrivano che paiono ‘na banda de fricchettoni appena usciti da Woodstock, un delirio di barbe, capelli lunghi, pantaloni scampanati e camicie sgargianti, scandalizzando il mondo intero perché loro, gli olandesi, in ritiro ci portano pure mogli e fidanzate. Che, tra l’altro, son bonazze da paura. Allo scandalo, sti olandesi in stile Beatles-mistico, rispondono ridendo, che se nel resto del mondo la rivoulzione sessuale è in lento e faticoso svolgimento, dalle parti loro, patria di Erasmo, s’è compiuta da un pezzo. Tornando al calcio giocato, sti qua al mundial tedesco stupiscono e impressionano subito, al primo turno, che mica s’era vista mai una squadra che ti va all’attacco in dieci e ti difende in undici e pare ne abbia il doppio in campo, di giocatori. A vederli tocca riconsiderare un po’ tutto, che magari avere la fidanzata in ritiro e farsi una pigiatina prima della partita, invece di fiaccar le membra come sempre s’era ritenuto, rinvigorisce e fa correr di più. Fatto sta che il primo turno lo superano in scioltezza, ma è al secondo turno che il mondo s’accorge davvero di loro e iniziano a far paura sul serio. Prima ti sfanculano l’Argentina 4 a 0, poi la Germania Est 2 a 0 e infine il Brasile campione del mondo in carica con un 2 a 0 che epocale è dir poco. Insomma, 3 partite, 8 gol fatti e manco uno subito. Mica seghe. Quindi approdano dritti dritti in finale contro i padroni di casa della Germania Ovest: novità contro tradizione, fantasia contro potenza, in un incontro che promette fuoco e fiamme. E le previsioni son rispettate in pieno, visto che quella là del ’74 è una delle più belle finali di tutti i tempi. Gli orangi vanno in vantaggio dopo due minuti, su rigore con Neeskens, manco il tempo di far toccare palla ai tedeschi. Che però, appunto, son tedeschi, e con calma e pazienza la partita la rimettono in piedi già alla fine del primo tempo, prima pareggiando con Breitner e poi andando in vantaggio con Muller. Il secondo tempo è un assedio orangista alla cruccoporta, ma non c’è niente da fare, le libellule arancioni non ci riescono mica a buttar giù il muro di granito tirato su dai panzer, che infatti vincono il loro secondo mondiale mentre l’Olanda si prende il secondo posto e l’ammirazione del mondo intero.
E ovviamente, da vicecampioni in carica, gli olandesi volanti ritornano in Argentina nel ’78. Fanno sempre paura, anche se a onor del vero bisogna dire che sono meno forti di quattro anni prima. I perché son presto detti: è svanito l’effetto sorpresa, nel senso che ormai sta storia del calcio totale l’hanno vista tutti, il giochino s’è capito e le squadre han studiato le debite contromosse; ma soprattutto, la squadra è orfana di capitan Crujff. Non perché l’eroe di Germania ’74 abbia appeso le scarpette al chiodo, tutt’altro: egli è sempre sgambettante e sfanculante lungo i prati verdi di mezza Europa, ma di sua sponte s’è rifiutato di partire per l’Argentina. Perché? Perché all’epoca in Argentina c’è uno dei regimi militari più atroci della storia, quello dell’esimia testa di cazzo del generale Varela appoggiato dalla chiesa cattolica coi nunzi apostolici merdosi. Quello dei desaparecidos, per intenderci. E Crujff, che oltre ai piedi c’ha pure un cervello e due palle così, dice che lui, in casa dei militari assassini non ci mette piede, che a fare da sponsor a un regime non vuol proprio contribuire, che ancora la mattina si vole guardare allo specchio senza per forza sputarci addosso. Quindi gloria eterna al grande Johan, che un calciatore così oggi come oggi non si trova manco a cercarlo col lanternino. Pure senza di lui però, tornando al calcio giocato, l’Olanda certo non fa sfraceli come in Germania, ma si comporta bene. Talmente bene che prima passa il primo turno con sostanziale disinvoltura, e al secondo prima disintegra l’Austria 5 a 1, e dopo un 2 a 2 con la Germania Ovest si ritrova a giocare la sfida decisiva per l’accesso in finale proprio contro l’Italia. Qui gli azzurri vanno in vantaggio, e dominano gran parte della partita. Ma gli olandesi son tipi da accelerazioni improvvise, e in dieci-minuti-dieci ribaltano il risultato con due tiri da fuori area che Dino Zoff manco vede partire. 2 a 1 per l’Olanda, arancioni in finale e Italia alla finalina. In finale l’Olanda trova i padroni di casa militarizzati dell’Argentina. Verso la fine del match si sta sull’1 a 1, e proprio allo scoccare del novantesimo, succede che gli orangi vanno a centrare un palo pieno a portiere battuto. Niente di fatto e partita ai supplementari. E soprattutto rammarico eterno, perché l’Olanda ai supplementari crolla e l’Argentina vince la sua prima coppa del mondo per 3 a 1.
Ma le squadre come l’Olanda son così, eroiche, giovani e belle ma sfigate, che arrivano in fondo incantandoti e poi ti crollano di schianto negli ultimi cento metri.
Finito il mundial del ’78, finisce pure la generazione d’oro, così gli olandesi mancano la qualificazione sia per l’82, sia per l’86. Li si rivede a Italia ’90 dove, manco a dirlo, si presentano nel lotto dei favoriti. Perché hanno una squadra pazzesca fresca vincitrice dell’europeo nell’88, con tanto di trittico milanista Gullit-Van Basten-Rijkard. Epperò la squadra pazzesca è grigia e arrugginita, non gira per niente e delude come poche altre cose nella storia. Il turno, in un girone non proibitivo assieme a Eire, Inghilterra ed Egitto, te lo passano per il rotto della cuffia come ripescate, e agli ottavi si fanno spappolare come budini dalla Germania di Matthaeus-Klinsmann-Brehme. A casa e festa finita. Va meglio, decisamente meglio, nel 1994 negli Usa, dove passato il primo turno senza affanni e agli ottavi si spupazzano 2 a 0 l’Eire versando pure poco sudore. Ma ai quarti gli olandesi di Bergampk e Jonk ti vanno a incrociare il Brasile di Dunga e Romario, che sto mondiale voglion vincerlo a tutti i costi, e lo vinceranno. L’Olanda alla fine perde 2 a 3 e torna a casa, ma dà vita a una battaglia epica memorabile: sotto di due gol, riesce a rimontare, e solo un siluro del terzino carioca Branco a cinque minuti dalla fine riesce a piegarli. Ancora meglio va nel ’98 in Francia, dove si presentano – record assoluto – per la terza volta consecutiva. Qui gli orangi col solito Bergkamp e i vari De Boer e Overmars, passato bene il primo turno, agli ottavi fanno fuori la Jugoslavia e poi niente di meno che l’Argentina, con un doppio 2 a 1, e in entrambi i casi la vittoria arriva al novantesimo spaccato, alla prima grazie a un gol di Davids e alla seconda con capolavoro di Bergkamp. In semifinale riecco il Brasile e riecco un’epica battaglia, che stavolta si trascina prima ai supplementari e poi ai rigori. Rigori fatali, per gli arancioni, visto che Taffarel, come già quattro anni prima contro l’Italia, ipnotizza i tiratori olandesi e porta i verdoro in finale. Olanda a casa, ma con un buon quarto posto.
Quarto posto però senza seguito, visto che nel 2002, per l’ennesima volta, l’Olanda non riesce a qualificarsi. La ritroviamo in Germania nel 2006, dove tanto lontano non vanno, visto che passato il primo turno si spengono subito agli ottavi, puniti 0 a 1 dal Portogallo. Il mondiale della riscossa è quello del 2010 in Sudafrica, quando l’Olanda si presenta con uno squadrone forte forte forte al servizio di gente tipo Snejder, Robben e Van Persie. Uno squadrone che ci fa subito capire l’antifona vincendo tre partite su tre. Agli ottavi, quarta vittoria consecutiva contro la Slovacchia, mentre ai quarti, dopo i due precedenti sfigati, arriva la sospirata vendetta contro il Brasile. I brasiliengi vanno in vantaggio 1 a 0, ma nel secondo tempo il genietto Snejder sfodera due-gioielli-due da manuale del calcio che ribaltano il risultato e spediscono i carioca a casa. Prova di forza in semifinale, dove l’Olanda piega 3 a 2 un forte e cazzutissimo Uruguay, andando dritta alla terza finalissima della sua storia. Qui trova la Spagna, in una finale inedita assoluta tra due squadre che il mondiale non l’hanno mai vinto (cosa che non succedeva dal 1978, quando c’era sempre l’Olanda a giocarsi la posta). La partita è tesa e dominata per lo più dal cagarsi addosso, e sullo 0 a 0 si arriva ai supplementari. Qui Snejder offre sui piedi di Robben un pallone d’oro che va solo spinto in rete, ma a Robben viene il cagozzo e spedisce la palla affanculo. Gol sbagliato, gol subito: pochi minuti dopo Iniesta insacca e la Spagna è campione del mondo. Per l’Olanda, terzo secondo posto su tre finali disputate.
Oggi, 2014, la si ritrova ai quarti, con uno squadrone sempre fortissimo, ossatura sostanzialmente identica a quattro anni fa.
E si starà un po’ a vedere…

LESTOrie MONDIALI: il Costa Rica

Se venti giorni m’avessero detto guarda che te dovrai contar anche la storia del Costa Rica o della Costa Rica, gli avrei detto curati grullerello, che io conto soltanto le storie delle prime otto. E sto Costa Rica (o stA Costa Rica), tra le prime otto ci è arrivato e beato chi c’ha scommeso du’ euri sopra.
Breve breve davvero, sta storia qua, mica per cattiveria, ma con questa qua per il/la Costa Rica fanno appena quattro partecipazioni su venti, e tutte in tempi recenti, per di più. La prima mundialapparizione la fanno a casa nostra, Italia ’90, che prima di allora chi li aveva mai sentiti nominare? Eppure esistevano, e in continente qualcosina vincevano pure. Ma tant’è, è Italia ’90 ai nastri di partenza figura tra le super materasso, ma la storia ci dice attenzione, occhio, che ai mondiali le super materasso son rogne mica da ridere. E infatti, puntualmente, che ti va a combinare Costa Rica? Con una squadra di gregari e con in panchina una vecchia volpe serba quale Bora Milutinovic, al pronti via ti va subito a sfanculare la Scozia. Che tu dici va bene, la Scozia si sa, ai mondiali fa sempre la figura della pippa, che non ha manco mai superato il primo turno, però Costa Rica al secondo incontro si trova davanti nientepopodimenoche il Brasile. E perde, ma solo 1 a 0 e facendo stringere il culetto ai verdeoro più d’una volta. Col Brasile già agli ottavi, Costa Rica si va a giocare la qualificazione con la Svezia al terzo e ultimo incontro. E il risultato pare scontanto, tanto che gli svedesi passano in vantaggio e pensano vai è fatta, visto che a un quarto d’ora dalla fine ancora vincono 1 a 0. Ma il/la Costa Rica gli gioca lo scherzetto memorabile, e nel tempo d’un bau prima pareggia e poi, a due minuti dalla fine, segna il gol della vittoria e della incredibile qualificazione agli ottavi. Agli ottavi incontrano la Cecoslovacchia, e stavolta gli va malissimo, visto che il ceco Skhuravy segna una tripletta e il/la Costa Rica si becca un 1 a 4 senza possibilità d’appello. Ma chissenefrega, visti i pronostici, essere arrivati agli ottavi, vale come una finale.
Le due edizioni successive le bucano, e per rivederli ai mondiali tocca aspettare il 2002, in Giappone e Corea. Qui parte bene, battendo al pronti via 2 a 0 la Cina, ma la ripetizione dei fasti di Italia ’90 è pura illusione, visto che poi sia la Turchia, sia il futuro campione del mondo Brasile glie le suonano di santa ragione. Niente da fare, e Costa Rica a casa al primo turno. Ritornano in sella al mondiale successivo, Germania 2006, ma stavolta va malissimo: tre sconfitte su tre partite e di nuovo a casa al primo turno senza manco accorgersi d’esserci arrivati.
Mancata la qualificazione nel 2010, rieccoli nel 2014: stavolta non va bene come a Italia ’90, ma va benissimo, e a ultra sopresa t’arrivano ai quarti. Certo, davanti hanno quei colossi d’olandesi, ma come già detto e risaputo, il pallone l’è rotondo…
E si starà a vedere…

LA SCHEDA DEL MATCH (primo quarto di finale)

ore 18 – quarti di finale
FRANCIA – GERMANIA

Precedenti ai mondiali: 3 (1958, 1982, 1986)
Vittorie Francia: 1 (Svezia 1958, finale 3 e 4 posto: Francia – Germania 6-3)
Vittorie Germania: 2 (Spagna 1982, semifinale: Germania – Francia 8-7 ai rigori)
(Messico 1986, semifinale: Germania – Francia 2-0)

Partecipazioni ai mondiali:
Francia: 14/20
Germania: 18/20

Raggiungimento quarti di finale/prime otto:
Francia: 7/14
Germania: 17/18

Risultati precedenti ai quarti di finale/prime otto:
Francia: la Francia ha passato il turno 5 volte su 6 (1958; 1982; 1986; 1998; 2006), 1 sola volta è stata eliminata (1938)
Germania: la Germania ha passato il turno 12 volte su 16 (1934; 1954; 1958; 1966; 1970; 1974; 1982; 1986; 1990; 2002; 2006; 2010), 4 volte è stata eliminata (1962; 1978; 1994; 1998)

Ultimo quarto di finale disputato:
Francia: Germania 2006, Francia – Brasile 1-0
Germania: Sudafrica 2010, Germania – Argentina 4-0

Storia mondiale delle squadre ai supplementari:
Francia: la Francia ha terminato un match mondiale ai supplementari 1 sola volta, vincendolo (Francia 1998, ottavi di finale, Francia – Paraguay 1-0)
Germania: la Germania ha terminato un match mondiale ai supplementari 6 volte, con 2 vittorie (Messico 1970, quarti di finale, Germania – Inghilterra 3-2; Brasile 2014, ottavi di finale, Germania – Algeria 2-1), 3 sconfitte (Inghilterra 1966, finale, Germania – Inghilterra 2-4; Messico 1970, semifinale, Germania – Italia 3-4; Germania 2006, semifinale, Germania – Italia 0-2) e 1 pareggio (Francia 1938, ottavi di finale, Germania – Svizzera 1-1, all’epoca non erano previsti rigori, e la partita finita in parità dopo i supplementari, veniva rigiocata)

Storia mondiale delle squadre ai rigori:
Francia: la Francia ha terminato un match mondiale ai rigori 4 volte, vincendo 2 volte (Messico 1986, quarti di finale, Francia – Brasile 4-3; Francia 1998, quarti di finale, Francia – Italia 4-3) e perdendo 2 volte (Spagna 1982, semifinale, Francia – Germania 7-8; Germania 2006, finale, Francia – Italia 4-5)
Germania: la Germania ha terminato un match mondiale ai rigori 4 volte, vincendo in tutte e 4 le occasioni (Spagna 1982, semifinale, Germania – Francia 8-7; Messico 1986, quarti di finale, Germania – Messico 4-1; Italia 1990, semifinale, Germania – Inghilterra 5-3; Germania 2006, quarti di finale, Germania – Argentina 4-2)

Quarti di finale terminati ai supplementari:
Francia: 0/6
Germania: 1/17 (1 vittoria)

Quarti di finale terminati ai rigori:
Francia: 2/6 (2 vittorie)
Germania: 2/6 (2 vittorie)

Peggior quarto di finale:
Francia: Francia 1938, Francia – Italia 1-3
Germania: Francia 1998, Germania – Croazia 0-3

Miglior quarto di finale:
Francia: Svezia 1958, Francia – Irlanda del Nord 4-0
Germania: Sudafrica 2010, Germania – Argentina 4-0

Ultima eliminazione ai quarti:
Francia: 1938
Germania: 1998

Ultima vittoria ai quarti
Francia: 2006
Germania: 2010

Lestini tifa per: superpartes abbestia

LA SCHEDA DEL MATCH (secondo quarto di finale)

ore 22 – quarti di finale
BRASILE – COLOMBIA

Precedenti ai mondiali: NESSUNO

Partecipazioni ai mondiali:
Brasile: 20/20
Colombia: 5/20

Raggiungimento quarti di finale/prime otto:
Brasile: 16/20
Colombia: 1/5

Risultati precedenti ai quarti di finale/prime otto:
Brasile: il Brasile ha passato il turno 10 volte su 15 (1938; 1950; 1958; 1962; 1970; 1974; 1978; 1994; 1998; 2002), 5 volte è stato eliminato (1954; 1982; 1986; 2006; 2010)
Colombia: —

Ultimo quarto di finale disputato:
Brasile: Sudafrica 2010, Brasile – Olanda 1-2
Colombia: —

Storia mondiale delle squadre ai supplementari:
Brasile: il Brasile ha terminato un match mondiale ai supplementari 2 volte, con 1 vittoria (Francia 1938, ottavi di finale, Brasile – Polonia 6-5) e 1 pareggio (Francia 1938, quarti di finale, Brasile – Cecoslovacchia 1-1, a quei tempi non erano previsti rigori, e quando la partita finiva in parità ai supplementari, veniva rigiocata)
Colombia: la Colombia ha terminato un match mondiale ai supplementari 1 sola volta, perdendolo (Italia 1990, ottavi di finale, Colombia – Camerun 1-2)

Storia mondiale delle squadre ai rigori:
Brasile: il Btasile ha terminato un match mondiale ai rigori 4 volte, vincendo 3 volte (Usa 1994, finale, Brasile – Italia 3-2; Francia 1998, semifinali, Brasile – Olanda 5-3; Brasile 2014, ottavi di finale, Brasile – Cile 4-3) e perdendo 1 volta (Messico 1986, quarti di finale, Brasile – Francia 3-4)
Colombia: —

Quarti di finale terminati ai supplementari:
Brasile: 1/15 (1 pareggio)
Colombia: —

Quarti di finale terminati ai rigori:
Brasile: 1/15 (1 sconfitta)
Colombia: —

Peggior quarto di finale:
Brasile: Svizzera 1954 Brasile – Ungheria 2-4
Colombia: —

Miglior quarto di finale:
Brasile: Messico 1970, Brasile – Perù 4-2
Colombia: —

Ultima eliminazione ai quarti:
Brasile: 2010
Colombia: —

Ultima vittoria ai quarti
Brasile: 2002
Colombia: —

Lestini tifa per: Colombia tutta la vita

giornata 24

LESTOrie MONDIALI: l’Argentina

Ora tocca contare un’altra storia lunga e complicata, quella della selecion Argentina, tra le più celebri e illustri, che l’albiceleste vanta ben sedici partecipazioni su venti, e in tempi recenti non è mai mancata.
La mundialstoria argentina comincia col botto, che alla prima edizione del 1930 è tra le squadre più forti e favorite per tirar su la coppa, che in attacco schiera un fenomeno che si chiama Guillermo Stabile e che come la tocca la imbuca. Pronostico rispettato, che al primo turno vince tutte e tre le partite segnando la bellezza di dieci gol e subendone la miseria di due. Così la selecciòn t’arriva dritta in semifinale, dove davanti si trova l’unica europea superstite, che sarebbe la Jugoslavia. Non c’è proprio storia, l’Argentina asfalta i balcanici 6 a 1 manco fosse una partita di tennis e va a giocarsi la finalissima coi padroni di casa dell’Uruguay. A sto punto qua, c’è il fatto pazzesco del pallone, na roba che a sentirla ci si crede mica. La storia va che nei giorni prima della finalissima le federazioni di Argentina e Uruguay si mettono a litigare su chi debba portare il pallone. Come quando s’era piccini e si giocava nel piazzale sotto casa, e il proprietario del pallone contava più del più forte, che se ne usciva con robe tipo il-pallone-l’è-il-mio-e-decido-io, oppure basta-porto-via-il-pallone-e-non-si-gioca-più. Solo che qui mica siamo al piazzale sotto casa, siamo alla finale della coppa del mondo, solo che erano altri tempi, e allora il pallone lo si portava ancora da casa propria. Sta storia del pallone la si risolve con un compromesso: un tempo lo si gioca col pallone dell’Argentina e l’altro col pallone dell’Uruguay e festa finita. Così va insomma, e la finale davvero la si gioca con due palloni diversi. E ste bizze qua noi le si posson prender per il culo quanto si vole, ma la storia ci dice che ci avevano ragione loro, a litigar così forte per la palla. Il primo tempo infatti, che si gioca col pallone di Buenos Aires, finisce 2 a 1 per l’Argentina. Ma nel secondo tempo, pallone di Montevideo, l’Uruguay si scatena e segna tre gol, vince 4 a 2 e si piglia la coppa, mentre all’Argentina tocca la medaglia d’argento, e il titolo di capocannoniere al super Stabile, che di gol in cinque partite ne ha fatti la bellezza di otto.
Si diceva una storia cominciata col botto, che un secondo posto è roba mica da ridere. E invece, nonostante l’inizio schioppettante, subito dopo inizia un’era geologica di buio dove l’Argentina sprofonda nell’anonimato così nero che più nero non si può. Essi argentini ci son pure nel ’34 in Italia, che non gli interessa di restituire lo sgarbo fatto dalle europee quattro anni prima, a loro interessa giocare indipercui nello stivale ci vanno. Ma giocano pochino, visto che vengono sfanculati al primo turno dalla Svezia. Per rivederla ai mondiali ci tocca attendere la bellezza di ventiquattro anni, mica seghe, che nel ’38-’50-’54 non ci vanno per scelta.
Rieccoli perciò in Svezia nel ’58, al mundial che gli odiati cugini brasiliengi si pigliano la prima coppa della loro storia. La spedizione è pessima, due sconfitte pesantissime con Cecoslovacchia e Germania Ovest, ultimo posto nel girone e fuori al primo turno senza tanti complimenti. Ci si rifarà nel ’62 in Cile, si pensa, e invece manco per il menga, che pure qui la selecciòn va fuori al primo turno, fatta fuori dall’Inghilterra, inaugurando una serie di mundialsfide infinite tra i sudditi dell’Elisabetta e i bandoleros della Pampa. È nel ’66 in Inghilterra che si torna a vedere un pochino di luce, e soprattutto che finalmente ce la si fa a passare sto primo turno maledetto e smerdo, facendo fuori Svizzera e Spagna e pareggiando con la Germania Ovest. A sto giro la corsa finisce ai quarti, 0 a 1 con la solita Inghilterra, che oltre a diventare la più classica delle avversarie stavolta è pure la padrona di casa e la futura vincitrice del mundial.
L’esser giunti ai quarti non dà sta gran spinta per il futuro, anzi. Per Messico ’70 infatti, l’Argentina manco si qualifica. Allora si ritenta nel ’74 in Germania, e qui a passare il primo turno ce la fa, ma proprio sul filo, grazie alla miseria d’un golletto in più nei confronti dell’Italia, con cui aveva pareggiato ed era arrivata a pari punti. Superato il primo turno per il rotto della cuffia, al secondo è un disastro che più disastro non si può, spappolata 0 a 4 dall’Olanda del calcio totale, sconfitta 1 a 2 nel derby col Brasile e racimolante uno scialbo pareggio 0 a 0 con la Germania Est.
Si torna a casa con la consapevolezza, che avendo ottenuto l’organizzazione del mondiale del ’78, qualcosina in più in quel frangente toccherà farla, che essere smerdati a casa propria proprio non lo si accetta. Allora la federazione si mette paziente al lavoro, e in quattro anni tira su una generazione di campioncini mica da ridere, gente tipo Ardiles, Fillol, Passarella e soprattutto un bisonte d’area infallibile che risponde al nome di Mario Kempes. In due parole, sto mondiale lo si vol vincere. Però tra ’74 e ’78 da quelle parti là succede una cosa orrenda, vale a dire un colpo di stato militare di quel fotturo fascista del generale Varela. Così il mondiale lo si va a giocare coi militari a fucile spianato, con i dissidenti che spariscono dentro i garage e poi dopo torture atroci gettati nell’oceano. E visto che il regime ha intenzione di far bella figura col mondo, il ‘si vole vincere’ diventa ‘si deve vincere’. Al primo turno vincono contro Ungheria e Francia, e si vanno a giocare il primo posto del girone proprio con l’Italia: e qui un guizzo di Bettega li sfancula di brutto, l’Italia vince 1 a 0 e i padroni di casa si qualificano come secondi. Fin qui tutto a posto, anche se quando giochi un mondiale sotto regime a posto non c’è proprio un cazzo. Il casino succede al secondo turno, quando l’Argentina si trova a pari punti col Brasile, e chi delle due super sudamericane andrà a giocarsi la finalissima lo deciderà la differenza reti. Gli argentini son costretti a vincere col Perù con almeno cinque gol di scarto, e va bene che il Perù è già matematicamente fuori da un pezzo, ma cinque gol di scarto mica è facile farli. Se poi ci metti che l’Argentina vince 6 a 0 e di sti sei gol qua, cinque nascono da papere spaventose e ridicole del portiere peruviano Quiroga, due sospetti ti vengono. Insomma, al fatto che gli scagnozzi di Varela abbiano ricoperto d’ora quel salame di Quiroga un pensierino ce lo fai. Ma tant’è, co sta marmellatona l’Argentina va in finale con l’Olanda, che si presenta all’appuntamento decisivo per la seconda volta consecutiva, e che pure se priva di Crujff (rifiutatosi di partire perché lui dove c’è dittatura non ci vuol proprio mettere piede) è sempre quella del calcio totale, sempre quella che quattro anni prima gli argentini li ha sfanculati 4 a 0. Stavolta però la musica è tutt’altra. Il cecchino Marione Kempes porta subito in vantaggio i padroni di casa, ma nel secondo tempo l’Olanda prende a mulinare che è una meraviglia, la selecciòn soffre come CristoInCroce e a dieci minuti dalla fine si fa raggiungere. Non solo, all’ultimo secondo rischia pure la debacle, che l’Olanda prende il palo più clamoroso della storia dei mondiali. Il palo, appunto. Così si va ai tempi supplementari, dove gli olandesi, che han corso come pazzi per tre quarti d’ora, si spompano di schianto, gli argentini vengon fuori a poco a poco e li puniscono con due golazos. 3 a 1 e Argentina per la prima volta campione del mondo. Festa grande, pure se col fucile puntato alla schiena.
I campioni del mondo in carica si presentano al mundial spagnolo dell’82 con tanti reduci del ’78 un po’ invecchiati ma sempre cazzuti, con una ritrovata democrazia ma soprattutto ci si presentano col grande escluso del mondiale vinto, un tizio alto manco 1,70 che risponde al nome di Diego Armando Maradona, che nel ’78 ci aveva appena 18 anni, era già un fenomeno ma mister Flaco Menotti aveva pensato fosse troppo inesperto per simili palcoscenici. Sto scugnizzo di Villa Fiorito, periferia di Buenos Aires, cascata di riccioli in fronte, in questi quattro anni ha fatto impazzire l’Argentina intera: ha vinto scudetti col Boca e, soprattutto, il mondiale Under 20 nel ’79, e come se non bastasse è stato appena acquistato dal Barcellona per una cifra record mai pagata nella storia del calcio per un giocatore. E l’Argentina è già tutta sulle sue spalle. Troppo, per un ragazzo di manco ventidue anni. Infatti el pibe a sti mondiali qua gira poco e male, non gli riesce nulla e s’innervosisce ogni tre per due. Il primo turno lo passano, a fatica ma lo passano, solo che al secondo si sfracellano letteralmente, e soprattutto si sfracella Dieguito: prima viene annullato da Claudio Gentile che lo butta per terra ogni volta che tocca un pallone, e poi contro il Brasile perde la testa e rifila un calcio nella milza al carioca Batista. Espulso, mondiale finito e Argentina a casa dopo un torneo all’insegna del nulla e della delusione.
Visto sto precedente qua, visto che i campeon del ’78 son tutti in pensione, e visto pure che il capitano Passarella ha lasciato la nazionale perché gli sta troppo sul culo Maradona, a Messico ’86 gli argentini ci arrivano tutt’altro che da favoriti. Anzi per molti, argentini in primis, l’albiceleste andrà fuori al primo turno. Non importa se c’è Maradona, il giocatore più forte del mondo, che da solo ha trasformato il Napoli da squadra di serie B ad aspirante scudetto: il resto della squadra, si dice, è un insieme di pippe, l’allenatore Bilardo un incapace e pure Maradona sarà forte, ma la tensione internazionale non la regge e fa casino. Ma questo è il mondiale per eccellenza delle critiche sfanculate in un balletto. Perché Maradona dimostra a tutti che non è forte, e non è nemmeno il giocatore più forte del mondo. È dio. Proprio lui, in spirito e superpoteri, sceso in terra per deliziare occhi e cuore d’ogni calciofilo del mondo. Così Diego si piglia sulle spalle sta squadretta di gregari e, tanto per cominciare, gli fa passare il primo turno in scioltezza, pure davanti all’Italia, bolitta da far paura ma pur sempre l’Italia e pur sempre campione del mondo in carica. Agli ottavi, tanto per continuare, Diego e proletarcompagni si sbarazzano con un paio di comode spallate dei cugini dell’Uruguay e volano ai quarti, dove t’incontrano l’eterna rivale Inghilterra. Che non è semplicemente l’eterna rivale, ora è diventata proprio la rivalissima, visto che s’è appena conclusa la tragedia delle Falkland/Malvinas, e sto quarto di finale è tanto, troppo di più che una partita di calcio. Allora contiamolo per bene, che lo merita. Primo tempo stitico e segaligno, Argentina un pizzico più spavalda ma sostanzialmente bloccata come i calciatori dell’Elisabetta. Nel secondo tempo, Maradona e i suoi accelerano, ti beccano due pali in cinque minuti ma il risultato non si sblocca. Allora succede qualcosa. Succede che Diego va a svettare su una palla smerda a palombella, ma non ci arriva, che el Dieguito l’è proprio mignon, allora va a prendersi la pelota con la furbata del secolo, ovvero col pugno sinistro attaccato alla testa, così che fotte il portiere inglese Shilton e la deposita comoda comoda in rete. L’arbitro non se ne accorge ed è 1 a 0. Ora, se la partita fosse finita così, avremmo parlato per secoli del furto più assurdo della mundialstoria. Ma Diego, che è Dio, e quando Dio decide di manifestare una cosa son cazzi per tutti, tipo quando aprì le acque del mar Rosso, si mette in testa di segnare il gol più bello della storia del calcio per mettere tutti a tacere e dimostrare che lui, la partita, l’avrebbe vinta comunque, mano de dios o non mano de dios. Va che Dieguito prende palla nella SUA trequarti, si fa SESSANTA METRI in DIECI SECONDI e UNDICI TOCCHI (UNDICIIIIIIII!!!!!!!), scartando nell’ordine Hoddle, Reid, Sansom, Butcher, Fenwick e il portiere Shilton, SEI GIOCATORI, più di MEZZA INGHILTERRA, e SEGNANDO UN CAPOLAVORO CHE ANCORA METTE I BRIVIDI. Morale: Maradona è dio, gli inglesi sono sfanculati e l’Argentina va in semifinale. Qui incontra la sorpresona del mundial, il Belgio, che Diego e compari asfaltano con un 2 a 0 comodissimo, con doppietta del pibe ovviamente. Ad attendere l’Argentina nella terza finale della sua storia c’è la Germania, azzoppata quanto vuoi, ma pur sempre la Germania, quindi il risultato è tutt’altro che scontato. L’allenatore tedesco, che è quella vecia volpe di Beckembauer, decide di annullare il genio di Maradona mettendogli alle costole Matthaeus per novanta minuti. E il giochino, gli riesce alla perfezione, tanto che dio non tocca pelota, e la finale si gioca sostanzialmente dieci contro dieci. Solo che gli apostoli di dio ormai sanno fare pure senza di lui, gli basta vederlo in campo per sentirsi sicuri e correre come le mine. Così Brown-Valdano e l’Argentina va sul 2 a 0. Però si sa, quelli di là son tedeschi, e appena l’Argentina si rilassa pensando d’aver già vinto, la Germania riacciuffa il 2 a 2. Tutto da rifare. C’è bisogno di dio, e dio puntualmente arriva. Maradona prende l’unico pallone buono che gli arriva in tutta la partita e lancia Burruchaga con un passaggio pazzesco trovando un pertugio impossibile. 3 a 2 e Argentina campione del mondo. E grazie dio per averci fatto rifare gli occhi.
La banda di Maradona arriva a Italia ’90 da campione del mondo, ma malconcia, con poco gioco e con un’infermiera più zeppa che in tempi di guerra. Così soffre in maniera pazzesca, e dopo aver perso la prima partita contro il Camerun a San Siro, il turno lo passa come ripescata. Agli ottavi becca un Brasile in gran forma e di conseguenza super favorito. Infatti i brasiliani mettono subito sotto i cugini biancocelesti, li mettono alle corde senza manco fargli vedere il pallone. Ma non segnano: prendono pali, traverse e soprattutto incoccciano contro un tizio di nome Goycoechea, che sarebbe il secondo portiere, ed è lì solo perché il numero uno Punpido s’è sfracellato tibia e perone alla seconda partita. Morale della favola, dopo ottanta minuti di assedio, Maradona esce dalla difesa palla al piede, semina il panico scartando mezzo Brasile e serve Caniggia che comodo appoggia in rete. Pazzesco, Argentina ai quarti. Qui, tra Argentina e Jugoslavia, va in scena la peggior partita del mondiale, pochi tiri, zero gioco da ambo le parti e botte manco fossimo al torneo dei mediomassimi. 0 a 0 e calci di rigore. Maradona il suo lo sbaglia, ma quel paraculo di Goycoechea diventa protagonista e ne para due. Ancora più pazzesco: la sempre più claudicante Argentina va in semifinale. Qui pare sia destinata a soccombere, visto che si trova davanti l’Italia, che oltre a essere padrona di casa ha dalla sua pure la squadra più forte di sempre. Però di là c’è Maradona e, oltretutto, si gioca a Napoli, e il popolo partenopeo va un po’ in crisi, che a mettersi troppo contro chi negli ultimi sei anni li ha portati dal baratro al paradiso, proprio non se la sentono. L’Italia segna, gioca, domina. Solo che a metà del secondo tempo un’uscita suicida di Walterone Zenga permette a Caniggia di pareggiare, e di portare il match ai supplementari, dove gli argentini menano di brutto e Goycoechea para l’impossibile, pure la punizione più perfetta che RobyAmoreMioBaggio abbia mai tirato in tutta la sua vita. Si va ai rigori, e il solito Goycoechea ne para altri due. Strapazzesco: Argentina per la quarta volta in finale, e Italia sotto shock. E incazzata per di più, così tanto non accettante il non esser arrivata in finale a casa sua che all’inizio della finale, a Roma, gli italici sommergono di fischi l’inno argentino, e Dieguito risponde dandoci in mondovisione dei figli di puttana. E ha fatto bene, dico io. La finale con la Germania ha il solito copione: gli altri tirano, giocano, dominano e l’Argentina si difende e mena. Fino a cinque minuti dalla fine, quando Codesal s’inventa dal nulla un rigore per i tedeschi che l’interista Brehme trasforma regalando alla Germania il mondiale. Furto grosso come una casa, Argentina seconda e Maradona in lacrime scroscianti.
Tra il ’90 e il ’94 per il Pibe c’è un calvario di squalifiche per via della cocaina e lontananza forzata dai campi che quasi sembra non ci possa essere, ai mondiali americani. Ma alla fine si rimette in sesto e ce la fa. Boia se ce la fa. A Usa ’94 l’Argentina si presenta con una squadra da paura che davanti schiera il poker delle meraviglie Maradona-Balbo-Batistuta-Caniggia, senz’altro il più forte della storia. E infatti al pronti via l’albiceleste sfancula la Grecia con un secco 4 a 0, soprattutto con un gol del Pibe che pare un canto elegiaco da quanto è bello. Ma la tragedia è nell’aria. Gli organizzatori fanno un pacco-contropacco-contropaccotto da antologia e ti vanno a incastrare dio squalificandolo per un doping ridicolo: l’efedrina, contenuta in una bevanda dissetante regolarmente in commercio. Maradona squalificato dal mondiale (e sbattuto fuori per sempre dal calcio), Argentina sotto shock e, da favorita che era, fuori agli ottavi. Vergogna… e fanculo a tutti, da Blatter in poi.
Il dopo Maradona è facile mica, anzi è un casino al punto che l’Argentina si presenta sì sempre infarcita di campeon, ma colleziona ‘na delusione dopo l’altra. La prima a Francia ’98, dove dopo un avvio scintillante con tre-vittorie-tre, e soprattutto dopo la vittoria ai rigori agli ottavi nell’ennesimo incontro con l’Inghilterra, va a sbattere proprio dove non se l’aspettava nessuno, ai quarti contro l’Olanda che non considerava nessuno. Ma tant’è, l’Olanda vince a sorpresa 2 a 1 e l’Argentina torna a casa tra miliardi di rimpianti. In Giappone e Corea, nel 2002, non si parla solo di rimpianti, ma di tragedia vera e propria. L’Argentina ha stavolta una formazione stellare, potenzialmente la più forte del torneo, ma nel mundial delle sfanculate eccellenti va clamorosamente fuori al primo turno, sbattuta fuori, guarda un po’, proprio dagli odiati inglesi. Cornuti e mazziati, in sintesi. In Germania nel 2006 la corazzata non è così clamorosa, ma pur sempre cazzuta, tant’è che dopo aver superato facilmente il primo turno passeggia pure agli ottavi contro il messico. Qui però becca la Germania padrona di casa, gioca una gran partita andando pure in vantaggio ma viene raggiunta a dieci minuti dalla fine. Si va ai rigori e qui, dove i tedeschi sangue freddo e occhi di ghiaccio non perdono mai, vengono rispediti a casa. In Sudafrica copione identico. In panchina c’è Maradona, che dopo averli stravinti da giocatore, vorrebbe rivincerli da allenatore, i mondiali. E all’inizio l’Argentina gira che è una meraviglia: primo turno con tre vittorie, sette gol fatti e solo uno subito, mentre agli ottavi spappola il Messico 3 a 1. Ai quarti gli ritocca la Germania. E stavolta c’è mica bisogno dei rigori: nello stupore generale la Germania asfalta l’Argentina 4 a 0, che per l’ennesima volta torna a casa ai quarti.
Oggi, Brasile 2014, gli argentini son di nuovo ai quarti. E partono da favoriti, ma visto il recente passato a sto turno qua tutti son autorizzati a toccarsi gli zebedei…
Indi, si starà un po’ a vedere…

LESTOrie MONDIALI: il Belgio

E finiamo sto giro contando del Belgio, che ai mondiali c’è stato spesso, dodici volte su venti, ma lontano c’è arrivato di rado.
Il Belgio è anzitutto nello sparuto gruppo di europee che s’imbarcano per il primo mondiale, in Uruguay nel 1930. E sostanzialmente vengon presi a schiaffi, con due partite, due sconfitte, zero gol fatti e quattro subiti. Senza scomporsi, che i belgi son signori, ci riprovano nel ’34, ma al primo turno beccano la Germania hitleriana che li asfalta con un 5 a 2 da sbornia assoluta. E nel ’38, visto che son sfigati, ma parecchio sfigati, al primo turno beccano i padroni di casa, la Francia, che li distrugge 3 a 1. Insomma, il bilancio è pazzesco, tre mondiali, quattro partite giocate e quattro sconfitte. Roba da armata Brancaleone. Ma loro non si scompongon mica, si diceva, e dopo aver saltato il primo mondiale postbellico nel ’50, li si ritrova in Svizzera nel ’54. Qui, finalmente, ottengono il primo mundialpareggio della storia, con un epico 4 a 4 addirittura contro Sua Maestà Inghilterra. Poi però perdono 4 a 1 contro l’Italia e se ne tornano di nuovo a casa al primo turno.
Inizia un periodo di vacanze forzate dal grande palcoscenico mondiale, visto che falliscono tre qualificazioni consecutive, ’58-’62-’66, e per rivederli tocca aspettare Messico ’70. E qui, al quinto mondiale, finalmente ottengono la prima vittoria, 3 a 0, anche se contro il piccolo El Salvador. Vittoria tra l’altro inutile, visto che perdendo le altre due partite, ancora tornano a casa al primo turno.
Nuova vacanza forzata, che nel ’74 e nel ’78 si qualificano mica. Rieccoli in Spagna nell’82. E qui, al sesto tentativo, il Belgio s’è giustamente rotto las bolas di andar fuori al primo turno. Così se ne fregano di incontrare al match d’esordio i campioni del mondo in carica dell’Argentina e come niente fosse li asfaltano 1 a 0. Caricati e gasati, vincono con El Salvador e pareggiando con l’Ungheria, arrivando primi nel girone e passando finalmente sto primo turno fottuto. Al secondo turno però crollano, e perdendo sia con la Polonia, sia con l’Unione Sovietica, se ne tornano a casa.
Il mundial spagnolo però gli è servito per farsi le ossa, e a Messico ’86 ci arrivano carichi e determinati. Al primo turno faticano di brutto, e lo passano da ripescati. Poi però si scatenano, e agli ottavi giocano la partita più epica della loro storia, battendo 4 a 3 l’Unione Sovietica ai tempi supplementari. Per la prima volta ai quarti, il Belgio ci incontra la Spagna superfavorita. Ma loro, i belgi, non si scompongono e, contro ogni pronostico, ti vanno a vincere sta partita ai rigori guadagnandosi una semifinale che dire storica è dire poco. Qui però si devono arrendere, che davanti ti trovano una divinità di nome Maradona che li asfalta con due gol pazzeschi spedendoli alla finalina. Quarto posto che però, visti i pronostici, vale quasi come la coppa.
Ormai realtà stabile del calcio che conta, a Italia ’90 il Belgio si presenta corazzato e temuto. Il primo turno lo passa, ma da seconda, e così agli ottavi becca l’Inghilterra di Lineker e Gascoigne. La partita è tesa ed equilibrata, e finisce ai supplementari. Qui i belgi beccano un palo e una traversa clamorosa con Vincenzino Scifo, dominano gli inglesi che però, proprio al 120′, li rispediscono a casa con un gol capolavoro di Platt.
L’istesso succede a Usa ’94, dove di nuovo il Belgio passa il primo turno come seconda e agli ottavi va a incrociare la Germania campione del mondo in carica. Battaglia memorabile dove come contro gli inglesi quattro anni prima avrebbero meritato di vincere, ma alla fine la spuntano i tedeschi 3 a 2 e i belgi tornano a casa.
È la fine del periodo d’oro, visto che a Francia ’98 il Belgio non passa il primo turno, racimolando solo tre stitici pareggini. In Giappone e Corea son di nuovo gli ottavi a essere fatali. A rispedirli a casa è il Brasile di Ronaldo futuro campione del mondo con un seccco 2 a 0, anche se quando ancora il match era ancora a reti inviolate, l’arbitro va ad annullare un gol regolare a Wilmots, che trasforma sta sconfitta sconfitta in un’incazzatura epocale.
E con quel annullato senza motivo, finisce pure la storia, visto che nel 2006 e nel 2010 il Belgio manco si qualifica.
Ora rieccolo, Brasile 2014, a strappare lo storico secondo quarto di finale della sua storia. L’altra volta, Messico 1986, fu semifinale. Ora davanti c’è il colosso Argentina ma, ripeto sempre, la palle l’è rotonda. Per cui, si starà a vedere…

SCHEDA DEL MATCH (terzo quarto di finale)

ore 18 – quarti di finale
ARGENTINA – BELGIO

Precedenti ai mondiali: DUE
Vittorie Argentina: 1 (Messico 1986, Semifinale, Argentina – Belgio 2-0)
Vittorie Belgio: 1 (Spagna 1982, Primo turno, Argentina – Belgio 0-1)

Partecipazioni ai mondiali:
Argentina: 16/20
Belgio: 12/20

Raggiungimento quarti di finale/prime otto:
Argentina: 10/16
Belgio: 2/12

Risultati precedenti ai quarti di finale/prime otto:
Argentina: L’Argentina ha passato il turno 4 volte su 9 (1930; 1978; 1986; 1990), 5 volte è stata eliminata (1966; 1974; 1998; 2006; 2010). Curiosità: tutte e 4 le volte che ha passato questo turno, è arrivata in finale.
Belgio: Nell’unico precedente, il Belgio ha passato il turno (1986)

Ultimo quarto di finale disputato:
Argentina: Sudafrica 2010, Argentina – Germania 0-4
Belgio: Messico 1986, Belgio – Spagna 4-3 ai rigori

Storia mondiale delle squadre ai supplementari:
Argentina: l’Argentina ha terminato un match mondiale ai supplementari 2 volte, vincendo in entrambe le occasioni (Argentina 1978, finale, Argentina – Olanda 3-1; Brasile 2014, Argentina – Svizzera 1-0)
Belgio: il Belgio ha terminato un match mondiale ai supplementari 2 volte, collezionando 1 vittoria (Messico 1986, ottavi di finale, Belgio – URSS 4-3) e 1 sconfitta (Italia 1990, ottavi di finale, Belgio – Inghilterra 0-1)

Storia mondiale delle squadre ai rigori:
Argentina: l’Argentina ha terminato un match mondiale ai rigori 4 volte, vincendo 3 volte (Italia ’90, quarti di finale, Argentina – Jugoslavia 3-2; Italia ’90, semifinale, Argentina – Italia 4-3; Francia 1998, ottavi di finale, Argentina – Inghilterra 4-3) e perdendo 1 volta (Germania 2006, quarti di finale, Argentina – Germania 2-4)
Belgio: il Belgio ha terminato un match mondiale ai rigori 1 sola volta, vincendolo (Messico 1986, Belgio – Spagna 4-3)

Quarti di finale terminati ai supplementari:
Argentina: 0/9
Belgio: 0/1

Quarti di finale terminati ai rigori:
Argentina: 2/9 (1 vittoria; 1 sconfitta)
Belgio: 1/1 (1 vittoria)

Peggior quarto di finale:
Argentina: Sudafrica 2010 Argentina – Germania 0-4
Belgio: —

Miglior quarto di finale:
Argentina: Messico 1986, Argentina – Inghilterra 4-2
Belgio: Messico 1986, Belgio – Spagna 4-3 ai rigori

Ultima eliminazione ai quarti:
Argentina: 2010
Belgio: —

Ultima vittoria ai quarti
Argentina: 1990
Belgio: 1986

Lestini tifa per: c’è pure bisogno di dirlo????

SCHEDA DEL MATCH (ultimo quarto di finale)

ore 22 – quarti di finale
OLANDA – COSTA RICA

Precedenti ai mondiali: NESSUNO

Partecipazioni ai mondiali:
Olanda: 10/20
Costa Rica: 4/20

Raggiungimento quarti di finale/prime otto:
Olanda: 6/10
Costa Rica: 1/4

Risultati precedenti ai quarti di finale/prime otto:
Olanda: L’Olanda ha passato il turno 4 volte su 5 (1974; 1978; 1998; 2010), 1 volta è stata eliminata (1994).
Costa Rica: —

Ultimo quarto di finale disputato:
Olanda: Sudafrica 2010, Olanda – Brasile 2-1
Costa Rica: —

Storia mondiale delle squadre ai supplementari:
Olanda: l’Olanda ha terminato un match mondiale ai supplementari 2 volte, perdendo in entrambe le occasioni (Argentina 1978, finale, Olanda – Argentina 1-3; Sudafrica 2010, finale, Olanda – Spagna 0-1)
Costa Rica: la squadra non ha mai terminato un match mondiale ai supplementari

Storia mondiale delle squadre ai rigori:
Olanda: l’Olanda ha terminato un match mondiale ai rigori 1 sola volta, perdendolo (Francia 1998, semifinale, Olanda – Brasile 2-4)
Costa Rica: il Costa Rica ha terminato un match mondiale ai rigori 1 sola volta, vincendolo (Brasile 2014, Costa Rica – Grecia 4-3)

Quarti di finale terminati ai supplementari:
Olanda: 0/5
Costa Rica: —

Quarti di finale terminati ai rigori:
Olanda: 0/5
Costa Rica: —

Peggior quarto di finale:
Olanda: Usa 1994 Olanda – Brasile 2-3
Costa Rica: —

Miglior quarto di finale:
Olanda: Sudafrica 2010, Olanda – Brasile 2-1
Costa Rica: – –

Ultima eliminazione ai quarti:
Olanda: 1994
Costa Rica: —

Ultima vittoria ai quarti
Olanda: 2010
Costa Rica: —

Lestini tifa per: Wesley Snejder

  1. Solo per informarvi che l’amico ESTEBAN (quello che, molti di voi ricorderanno, in sequenza aveva tifato Spagna-Portogallo-Italia), poco fa in chat mi ha confessato di aver tifato Francia….
    No va be’… è il polpo Paul a rovescio…

 

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