La politica in pezzi

Chi scrive, come molti sapete già ma la premessa è lo stesso obbligatoria, è un uomo profondamente, autenticamente e sinceramente di sinistra che da quando (correva l’anno 1991) ha iniziato a occuparsi di politica – sia come attivista che come semplice appassionato – non si è spostato di un centimetro dai propri ideali e dai propri valori. Soltanto ho provato, specie negli ultimi anni, a dare una possibilità alle varie ‘svolte’ e alle varie ‘trasformazioni’ del centrosinistra e dintorni. Possibilità puntualmente, una dopo l’altra, inesorabili come la morte, deluse e fallite nei modi più atroci.
Oggi come oggi sono lontano, lontanissimo pressoché da tutto. Lontano dalle follie fratricide, dalle logiche degne del peggior democristianismo possibile di un PD ridotto a nemmeno l’ombra di un partito, a nemmeno l’ombra di quel progetto che lo fece nascere qualche anno fa. Lontano sia dai renziani e dalle loro derive leaderistiche, sia dagli antirenziani, che oggi lo rimproverano delle loro stesse colpe (dimenticano, forse, che il governo Letta sull’asse PD-PDL è stata proprio l’ala antirenziana del PD a farlo nascere?). Lontano anche da Vendola, che ho votato e sostenuto proprio in questi ultimi anni; lontano dalla sua mancanza di chiarezza sulle torbide vicende di corruzione che vedono implicato lui stesso e pezzi importanti di SEL, lontano soprattutto dal suo equilibrismo quotidiano tra la continua minaccia di rottura senza ritorno con il PD e il continuo occhiolino alla classe dirigente di quel partito.
Lontananza a parte, il resto è profondo disgusto. Disgusto per l’ennesimo ritorno di Casini alla corte di Berlusconi, disgusto per la stessa sopravvivenza politica di Berlusconi, disgusto per l’impresentabilità oggettiva di Forza Italia. Per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, invece, sono semplicemente stanco e annoiato. Tutta la polemica intorno alla Presidente Boldrini, oltre che becera e degna del peggior maschilismo fascista, è anche assurda, sia dal punto di vista di chi l’ha inscenata (i 5 Stelle), sia da quello di chi la contesta. I 5 Stelle, o almeno molti di loro, si ostinano a dire che quel famoso video – che io ho visto, quindi posso parlare – era semplicemente satirico. Mi dispiace, io la satira so cosa è e ci ho vissuto a lungo: è un’altra cosa. Così come scrissi anni fa nei confronti di Sabina Guzzanti e della sua sparata sulle fellatio della Carfagna, riscrivo oggi a proposito di quel video: non è satirico e nemmeno polemico, è solo stupido, sessista, brutto e volgare. Un insulto senza contenuto, frutto cioè dell’unica modalità di polemica che il berlusconismo in vent’anni è stato capace di insegnarci: l’urlo, la volgarità, la violenza verbale feroce e aggressiva. Ma anche chi, parlando di questo video o dell’assalto grillino alla camera, parla di eversione, sbaglia e passa per ridicolo. Ma quale eversione? L’eversione è una cosa seria e, in certi contesti storici, pure nobile. A Grillo e compagni gli piace pensarsi giacobini e sanculotti, ma di Robespierre, Danton e Saint-Just non hanno né il carisma né, soprattutto, lo spessore politico e il coraggio.
Per di più io sono pure un intellettuale, quindi pericolosamente snob per natura e vocazione. E questo mio snobismo letterario mi porta a sentirmi non solo lontano, ma anche superiore a tutto questo, a vedere – dal PD a Forza Italia, passando per i 5 Stelle, SEL, SC e via dicendo – nemmeno più una classe politica, ma una grottesca caricatura senza possibilità di salvezza di ciò che la politica, almeno nella mia testa, dovrebbe essere.
Amen.

RL

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