I desaparecidos e il silenzio

Nel giorno della morte del criminale assassino Jorge Rafael Videla, vorrei ricordare soprattutto il silenzio.
Non il silenzio rispettoso che si deve alla memoria degli oltre 30mila desaparecidos torturati e uccisi, alla lotta incessante delle madri di Plaza de Mayo che ancora cercano e gridano verità e giustizia, agli incubi degli ex bambini ora adulti strappati alle loro famiglie e venduti ai torturatori dei loro genitori.
No, non questo.
Ma il silenzio vergognoso dei “bravi e onesti cittadini” che hanno girato la testa dall’altra parte mentre migliaia e migliaia di uomini e donne venivano massacrati e gettati con una pietra al collo nell’oceano.
Il silenzio interessato dei grandi gruppi industriali che hanno favorito e finanziato l’ascesa al potere dei militari di estrema destra.
Il silenzio osceno dell’Europa che ha ignorato le grida di aiuto e le urla di morte che soffiavano dalla Pampa, che ha ignorato le denunce degli esuli argentini in fuga.
Il silenzio spaventoso degli Stati Uniti che per l’ennesima volta hanno creato il terreno ideale per una dittatura militare in sudamerica, dandole sostegno implicito e compiacenza.
Il silenzio mortale del Vaticano, che per bocca del suo nunzio apostolico in Argentina, l’italiano Monsignor Pio Laghi, dichiarava che “difendere la Patria equivale a difendere Dio, perciò i militari, difendendo la Patria, compiono il loro dovere prioritario di difendere il volere di Dio….Chiesa e militari, marciano fianco a fianco nel processo di riaffermazione dei valori cristiani”.
Ricordare questo.
Perché ancora si aspetta verità e giustizia.

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