Lacrime

Oggi mi sono commosso. Sconsideratamente.
Erano secoli che non mi trovavo, al mio paese, di sabato e alle tre del pomeriggio, esattamente a metà strada tra piazza Trento e Trieste e la salita di san Bernardino.
In lontananza uno sciame di macchine, una dietro l’altra. Tutte si fermavano appena dopo il Municipio, si apriva lo sportello posteriore e sputavano fuori bambini, bambini a ripetizione e d’ogni dimensione: da quelli minuscoli fino ai ragazzetti della terza media. Tutti, appena sputati fuori dalle portiere, mi sfrecciavano accanto correndo come pazzi su per la salita di san Bernardino. Andavano a catechismo.
Molti di loro li ho riconosciuti senza conoscerli. Portavano in faccia i miracoli della genetica, porzioni di viso esattamente identiche a quelle dei miei compagni di giochi, di scuola e di catechismo. Sono i loro figli, i figli di quei miei antichi e remoti compagni che, insieme a me e chissà quanto tempo fa, sempre di sabato e sempre alle tre di pomeriggio correvano su per quella stessa salita, dopo essere stati sputati fuori da altre macchine e da altri genitori…cazzo…

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