Il mio Natale violento

La casa dove tuttora vivono i miei genitori, e dove torno d’estate e a natale, è la stessa dal 1978. C’è un piccolo ingresso. A sinistra uno studiolo, a destra la cucina e davanti il soggiorno. Dal soggiorno, a sinistra, si arriva al bagno e alle camere da letto, divise da un piccolo disimpegno. Ripeto: è la stessa dal 1978. Quando ci siamo venuti a vivere avevo poco più di un anno, ci sono cresciuto e tuttora ci torno a ogni occasione di vacanza. Le distanze tra i mobili, le porte, le finestre e le stanze, le conosco a memoria. Un luogo, forse l’unico, in cui sono assolutamente in grado di muovermi a occhi chiusi. E infatti, a occhi chiusi mi ci muovo da più di trent’anni. E il momento in cui, da sempre, posso esibirmi nel numero ‘movimento al buio’, è quando torno a casa in piena notte. Questo natale non ha fatto eccezione. Tuttavia c’è un però enorme. Dal 1978 in soggiorno c’è sempre stato QUEL tavolo, rotondo. Quando sono tornato a casa ho trovato una novità quasi sconvolgente: dopo 33 anni il tavolo tondo e secolare è stato sostituito da un tavolo rettangolare. Un dramma, e non per l’affetto nei confronti di oggetti con cui sei cresciuto, ma proprio per motivi esclusivamente pratici. Col tavolo rotondo funzionava così: rientravo in piena notte, richiudevo la porta alle mie spalle, dall’ingresso facevo una curva stretta a sinistra per entrare in soggiorno e poi, dal soggiorno, mi allargavo leggermente verso destra per raggiungere senza alcun ostacolo il disimpegno e, da lì, entrare in camera mia. Il tavolo rettangolare ha cambiato tutto. Tutto e senza soluzione. Questo tragitto decennale non è più valido. Tre sere fa sono tornato in piena notte, ho curvato leggermente a sinistra, mi sono allargato leggermente verso destra e poi me ne sono andato spedito come sempre ma….bum! Ho dato un colpo secco e dolorosissimo sbattendo violentemente con la gamba sul tavolo rettangolare. L’altro ieri sono tornato ancora più tardi e la scena si è ripetuta: bum! Secondo colpo spaventoso alle gambe. E stanotte, terzo colpo, il peggiore, ai fianchi.
Risultato: terzo giorno di vacanza natalizia, tre lividi, due alle gambe e uno ai fianchi.
Soluzioni possibili: tornare prima a casa la notte; gettare dalla finestra lo stramaledetto nuovo tavolo rettangolare.
Vista l’impraticabilità oggettiva delle soluzioni, credo che per salvare la mia integrità fisica dovrò andarmene da qui. Alla svelta e al più presto.

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