La quarta volta

Ti amavo, dio mio quanto ti amavo. Ti amavo d’uno di quegli amori spaventosi e assoluti, tu esistevi e questo mi bastava.
Abbiamo fatto l’amore tre volte tu ed io. Una volta d’estate, con la finestra aperta e le zanzare che ci divoravano. Un’altra volta d’autunno, che faceva già freddo e ci siamo infilati sotto le coperte. E un’altra volta in primavera, che fuori c’era un profumo frizzante da togliere il fiato.
E tutte e tre le volte ti amavo. Ti amavo e avrei messo in gioco ogni cosa per te. Ti amavo e ti dicevo molla tutto e vieni via con me.
Ti amavo e dopo l’amore il tuo corpo si chiudeva e mi diceva vai via. Ti amavo e tu no. Tu la prima volta l’hai fatto perché eri curiosa. La seconda volta perché volevi vendicarti. E la terza volta perché ti sentivi sola. La quarta volta è adesso, stasera che tu torni ad accarezzarmi le mani e i tuoi occhi tornano a dirmi facciamolo ancora, stasera che è ancora estate e stasera che io non t’amo più. E solo adesso che finalmente non t’amo riesco a capire che la prima volta eri curiosa, la seconda volevi vendicarti, la terza ti sentivi sola e la quarta, stasera, lo faresti solo perché hai paura. Solo stasera che finalmente non t’amo riesco a dirti no, ad alzarmi e a sparire da solo nella notte.
Che cosa assurda la vita. Cerchi reclami smani e vuoi amore come unica gioia possibile e solo nel disamore riesci a capire, l’amore e ogni altra cosa.

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