Ciao Sergio

Si dice e si scrive da secoli che l’arte, quella con la A maiuscola, sia l’unico modo per sconfiggere la morte. Che la persistenza di opere straordinarie garantisca qualcosa di molto più grande di un posto in paradiso: l’eternità terrena.
Eppure Sergio Bonelli ci mancherà. Uno dei più grandi editori e autori italiani del ‘900 ci mancherà tantissimo. Lui che (quasi un miracolo, di questi tempi) non appariva mai, lui che (doppio miracolo) pensava che le sue opere venissero prima della sua faccia, lui che (triplo miracolo) perdeva nottate intere a rispondere personalmente alle lettere di migliaia e migliaia di lettori, lui che (molto più che un miracolo) ha saputo fare e diffondere arte e cultura senza pubblicità e senza sponsor. Ci mancherà davvero Sergio Bonelli. Ci mancherà questo signore garbato del fumetto italiano, sia popolare sia d’autore. Con lui se ne va molto più che un uomo straordinario. Se ne va uno stile, una concezione del mondo, se ne va l’idea assurda (ma dio solo sa quanto importante) che la fantasia posso veramente salvare la nostra vita. Figlio del grande Luigi, inventore del leggendario Tex, Sergio ha saputo raccogliere senza battere ciglio quell’eredità così pesante, migliorando se possibile le avventure del tenebroso pistolero amico degli indiani e creando un marchio immenso che ha fatto la storia della nostra editoria, la “Sergio Bonelli editore”, inconfondibile per stile (quel bianco e nero così bello), qualità delle storie (che sapevano essere popolari, divertenti e profonde al tempo stesso), originalità dei personaggi e prezzi sostenibili degli albi.
Dalla sua sterminata fantasia sono nati personaggi che hanno segnato le vite di intere generazioni, eroi così diversi dagli stereotipi di perfezione dei colleghi americani. Gli eroi di Bonelli non erano perfetti, non erano invincibili. Erano prima di tutto umani. Soprattutto per questo li abbiamo amati. Per questo abbiamo amato l’avventuriero Zagor e la sua spalla, il comicissimo, grassoccio e disastroso Chico. E per questo abbiamo amato Mister No, ex pilota d’aviazione rifugiato in Amazzonia, frequentatore di prostitute, amante delle sbronze e con un cuore immenso e onestà da vendere.
Zagor e Miste No nacquero direttamente dalla sua penna. Il suo intuito di editore favorì la nascita di altri personaggi straordinari. Fu Sergio Bonelli a dare carta bianca ad Alfredo Castelli e far sì che nascesse Martin Mystère, il detective dell’impossibile. E soprattutto fu sempre Sergio Bonelli a intuire la genialità di Tiziano Sclavi, a dargli carta bianca e a far sì che nascesse quell’autentico fenomeno di costume che fu, ed è tuttora, Dylan Dog.
Grazie al successo straordinario di questi personaggi, oggi la “Sergio Bonelli editore” è un impero. Ma un impero, in questi tempi di capitalismo cannibale e disumano, davvero diverso. Sergio è stato forse l’unico imprenditore a non abbandonare mai un suo collaboratore, uno sceneggiatore, un disegnatore. L’unico a inventarsi serie e albi speciali pur di far lavorare sempre tutti. L’unico a non mettere nelle sue pubblicazioni pubblicità, e a preferire alla pubblicità le campagne contro la vivisezione e l’abbandono degli animali.
A me torna in mente quel lontano settembre del 1986, quando io, nemmeno dieci anni ma già appassionato d’horror e nuvole parlanti, comprai per caso in edicola il numero uno di Dylan Dog. E da allora non ho mai saltato un mese, e oggi esibisco con orgoglio la mia collezione completa. E da allora ho seguito molte altre pubblicazioni della Bonelli. Vorrei ringraziarti per tutte le ore di evasione e riflessione che hai regalato alla mia infanzia, alla mia adolescenza e alla mia età adulta. E vorrei ringraziarti per quel giorno del 1993, quando scrissi una lettera alla redazione di Dylan Dog e tu mi rispondesti di persona.
Ci mancherai davvero Sergio. Con la tua morte il mondo delle nuvole parlanti oggi è più solo e più vuoto. Ma anche e soprattutto grazie a te, quel mondo, oggi, può rivendicare un posto d’onore nell’olimpo dell’arte.
Ciao Sergio…

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