Primavera

È primavera anche nelle rondini che non vengono, anche nei
fiori che tardano la loro festa.

È primavera e io non invecchierò. Svenderò la mia infanzia, la
distillerò a gocce come vino prezioso e ammalato in ogni giorno a venire. E per
sempre resterò intrappolato sulla quercia con un romanzo illustrato e rimediato
tra le dita a immaginare la vita e le savane assolate e le tundre impossibili,
sempre aspettando la bambina in bianco per vedere margherite tra i suoi corti
capelli e fiumi di pianto nei suoi occhi celesti come gli addii.

È primavera e io sono Puro e Immacolato e Cattivo e cerco
l’Impossibile frugando tra gli spazi bianchi delle parole. So vivere in ogni
corpo e creare ogni epoca. Mai saprò seppellire passato e immaginazione sotto
cumuli di macerie e per sempre attraverserò gli oceani e le persone
abbandonandole sempre e dimenticandole mai.
È primavera ed è finita. Perduto nei miei stracci e sepolto
dall’eterna e stupefatta menzogna dell’arte, a chi dare la mia mano, a chi il
mio corpo e il mio cuore?

Ma saprò ritrovarmi e non nel sole che viene, ma nello specchio
ingiallito di una pozzanghera dove, guardandomi, crederò ancora all’amore.

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