La bambina di neve

Un giorno la Primavera s’innamorò dell’Inverno. Fu un
amore così forte che nacque una bambina. Aveva preso dal padre: tutta bianca,
ricoperta di neve e col cuore di ghiaccio.

Sua mamma, la Primavera, l’amava
così tanto che per non separarsene decise di non tornare a baciare sui campi e
sul viso degli uomini, lasciandoli freddi e innevati.

Il Sole, adirato, andò allora
dalla Primavera.

“Cosa stai facendo?”, le disse,
“I miei raggi devono tornare a splendere, a far fiorire le piante, a innamorare
gli esseri umani!”

“Mi dispiace”, rispose la
Primavera, “Ma io non tornerò! Mia figlia è fatta di neve, e se io tornassi
dovrei separarmi da lei…”

“Quand’è così”, disse ancora il
Sole, “fai come vuoi, ma ricorda quel che ti dico: sulla tua adorata figlia io
adesso lancio questa maledizione: ella morirà, se mai un giorno si dovesse
innamorare di un uomo. A questo la condanno: a vivere senza amore!”.

Dette queste parole, il Sole
sparì.

Primavera, impaurita, riferì
tutto all’Inverno, che per evitare che la Bambina fatta di neve e ghiaccio si
innamorasse, la nascose nella casa di un vecchio contadino, lontano da tutto e
da tutti.

E così crebbe la Bambina di Neve,
mentre l’inverno non finiva mai.

Ma un giorno il Principe Folle,
che vagava da mesi senza una meta, si smarrì proprio vicino alla casa del
vecchio contadino, al quale chiese ospitalità. Il contadino offrì al Principe
Folle ospitalità, dandogli un pasto caldo e un riparo per la notte.

Appena vide la Bambina di Neve,
il Principe Folle se ne innamorò perdutamente. E per tutta la notte le raccontò
storie e le cantò canzoni innamorate. La Bambina di Neve pianse e rise e poi
ancora rise e poi ancora pianse. Ma quando il Principe Folle le dichiarò il suo
amore, lei rispose: “Mi dispiace, ma io non posso amare, il mio cuore è di
ghiaccio”.

Passarono i giorni e benché il
Principe Folle non si rassegnasse e continuasse a cantarle le sue canzoni, il
cuore di ghiaccio della Bambina di Neve non si sciolse.

Ma una notte la Bambina di Neve
non riuscì a dormire e fino all’alba si disperò di se stessa e del suo cuore
ghiacciato. Così il giorno dopo corse e corse fino a raggiungere sua madre, e
gettandosi in ginocchio al suo cospetto la implorò: “Mamma, ti prego, liberami
da questo cuore sordo, torna a rifiorire i mandorli, fa che io possa amare!”.

E la supplica della Bambina fu
così struggente che sua madre, la Primavera, decise che era giunto il momento
di tornare e di porre fino all’inverno.

Allora l’inverno se ne andò e
qualche ora dopo tornarono tutti i profumi della primavera, salutati con grida
di gioia di tutti gli uomini, che mai avevano vissuto un inverno così lungo. La
Bambina di Neve corse dal Principe Folle e commossa e gonfia d’emozione gli
disse: “Guarda il mio cuore…adesso posso amarti!”.

E non appena ebbe pronunciato
queste parole, il cuore della Bambina di Neve fu colpito da un raggio di Sole,
che ne sciolse il ghiaccio e la uccise. Il Principe Folle disperato si gettò
sul corpo della sua amata e gridando verso il Sole disse: “Perché? Perché?”.

“Non hai motivo di disperarti”,
gli rispose il Sole, “Se si vuole amare è necessario morire…per questo l’amore
fa così paura! Alzati e vai a cercarla adesso….è tornata la primavera!”.

(favola tradizionale russa, liberamente riadattata da me)

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