Come nacque “Storie d’amore e di bicicletta”

Storie d’amore e di bicicletta è nato a luglio, durante una sbronza colossale presa assieme a quattro amici sciagurati. Una serata torrida, migliaia di birre ghiacciate per combattere il caldo, litri di sudore e zanzare a milioni. Certe notti, specie d’estate, cominciano così e non si sa mai come vanno a finire. Quella notte lì è finita sul piazzale della stazione di un minuscolo paesino umbro a fare a gara d’impennate. La bicicletta protagonista della sfida era un vecchio rottame, rubato per l’occasione al fratello minore di uno dei quattro amici di cui sopra. E, tra un’impennata e l’altra, racconti, ricordi – chissà quanti veri e quanti fasulli – e storie, d’amore ovviamente. Ognuno aveva il suo amore infranto, tradito, ideale, frantumato, mai accaduto, da raccontare con grazia e disperazione. Poi alle due sono arrivati i Carabinieri e abbiamo dovuto smettere.

Sono tornato a casa, stomaco gonfio e testa pesantissima, con addosso centinaia di storie d’amore e di bicicletta che mi chiedevano d’uscire. L’ho fatto subito, spargendo gocce di sudore sulla tastiera del pc, con gli occhi sbronzi che faticavano a guardare lo schermo. Alle cinque sono crollato. Per fortuna avevo salvato tutto e per fortuna, il giorno dopo, mi sembrava tutto ancora molto interessante. In quel file ubriaco di word c’era uno spettacolo che volevo mettere in scena, al più presto. Uno spettacolo che parlasse di amori e biciclette.

Ho sempre amato i “corti”, sia cinematografici sia teatrali. Affezionato come sono agli attimi e agli istanti, mi è sempre piaciuto scrivere storie e personaggi che possano svolgersi e concludersi in dieci/quindici minuti. E allora eccoli qua, questi dieci episodi, questi dieci “istanti” in cui la bicicletta è l’unico filo conduttore possibile, l’unica protagonista riconosciuta. Ho amato molto mettere in fila questi dieci corti, che alla fine, a conti fatti, raccolgono un po’ di tutto: vecchi appunti, occhi rubati chissà dove, tramonti brevissimi…ma soprattutto storie e ricordi che da troppo tempo bussavano al mio cuore.

Perché proprio la bicicletta? Perché quell’ammasso di ferraglia rotolante mi appare sempre più uno dei pochi baluardi di purezza in un mondo che di puro ha ormai ben poco. La bicicletta è come gli occhi dei bambini: innocente e donchisciottesca, stralunata e disperata, straziante e bellissima. Bellissima appunto…da cosa può essere salvato, il mondo, se non dalla bellezza? Allora questo spettacolo, in uno dei suoi dieci episodi, lancia un’idea: la bicicrazia. Un’idea che, comunque, non è affatto mia: c’è il libro, omonimo, di un amico: Zenone Sovilla, che racconta tutti i pregi e i vantaggi di un’ipotetica vita in bicicletta (a proposito: compratelo!!). Insomma, siamo realisti e chiediamo l’impossibile, siamo realisti e continuiamo a rotolare con gomme sfinite su strade sbrecciate e polverose…siamo realisti e continuiamo a sognare di alzarci da terra e volare con la bicicletta sulla luna…tanto, come dice uno dei personaggi dello spettacolo, non saremo mai in ritardo per arrivare sulla luna…

RICCARDO LESTINI

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