Hanno detto di “Con il tuo sasso” – recensioni allo spettacolo

Qui di seguito, una selezione delle principali recensioni e dei principali commenti detti e/o scritti su “Con il tuo sasso”  nel corso degli anni…

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Nonluoghi, luglio 2004

Nonluoghi nel 2004 ha presentato a Libri in Campo, in piazza Santa Maria in Trastevere a Roma, una serata attorno al libro di Enrica Bartesaghi “Genova, il posto sbagliato. La Diaz, Bolzaneto, il carcere: diario di una madre”. L’attore Riccardo Lestini ha poposto il suo monologo sui fatti di Genova “Con il tuo sasso”. Al dibattito seguente c’erano, oltre all’autrice, il giornalista Lorenzo Guadagnucci, autore del libro “Noi della Diaz” e del prossimo”La seduzione autoritaria” in uscita per Nonluoghi a maggio 2005.

La serata è stata anche un’occasione per avere un’aggiornamento sulla situazione giudiziaria, dopo l’apertura del processo genovese nei riguardi dei poliziotti sotto accusa per la sanguinosa irruzione alla scuola Diaz.

Enrica Bartesaghi è presidente del comitato Verità e Giustizia per Genova del quale fanno parte anche Lorenzo Guadagnucci e Riccardo Lestini.
Pubblichiamo un articolo di quest’ultimo, che illustra il monologo teatrale che presenterà a Roma.

di Riccardo Lestini

Ho scritto il lungo monologo Con il tuo sasso quasi un anno fa, in poco meno di un mese, come mosso da una sorta di febbrile necessità. A differenza di altri miei lavori teatrali, non c’è stato, alla base, alcun progetto, alcuna intenzionalità. Semplicemente, l’ho scritto come se non potessi fare nient’altro, come se non avessi altra scelta. Appena tornato da Genova dopo quei giorni d’inferno, ormai quasi tre anni fa, due domande, più di ogni altra cosa, mi ossessionavano e mi toglievano il sonno: qualcuno crederà mai a quello che dico di aver visto? E soprattutto: riuscirò, un giorno, a superare in qualche modo tutto questo?

Per molti mesi ho avuto la sensazione, terribile e distruttiva, di essere semplicemente un sopravvissuto, una sorta di miracolato a cui il destino aveva riservato il privilegio di tornare a casa senza un graffio, senza un solo segno sulla pelle. I segni erano tutti dentro, nella coscienza e negli occhi, incapaci di strapparsi via di dosso quelle immagini. Fortunatamente, col tempo, la volontà di parlare, la presa di coscienza di essere stato testimone non di un evento isolato, ma di un’agghiacciante pagina nera della democrazia pronta in ogni istante a ripetersi, hanno sostituito quell’insostenibile e paralizzante senso di impotenza. Allora ho iniziato a parlare, nell’unico modo per me possibile, col solo linguaggio che so usare, che è quello della scrittura e del teatro.
Ho sempre inteso il teatro, che è il mio lavoro e la mia passione, come uno straordinario mezzo di comunicazione, un veicolo diretto e prorompente di ideologie e sentimenti. In molti mi chiedono cosa significhi per me fare “teatro civile”. Non significa niente di particolare, è semplicemente il mio modo naturale di concepire e fare teatro.
All’inizio c’è stato Genova Libera, un breve monologo di dieci minuti, scritto ancora a caldo, più di due anni fa, dove in dieci minuti mettevo in scena una miriade di personaggi, un accavallarsi di voci volutamente caotico, seguendo il filo dei ricordi e delle emozioni: una sintesi estrema di due giorni di follia.

Con il tuo sasso è venuto dopo, a mente più lucida, quando ai terribili fatti di strada, da Piazza Alimonda alla scuola Diaz, da Bolzaneto a Piazza Manin, già si aggiungevano in triste sequenza scandali giudiziari sempre più gravi. Ho cercato, in questo lungo monologo, di dare una ricostruzione il più possibile completa di quanto successo in quei giorni. Per questo lo spettacolo inizia da molto lontano, partendo dalla stessa costituzione del Genoa Social Forum, dai mesi antecedenti al G8, dalle difficoltà organizzative, dalla preparazione della repressione con le forze dell’ordine dotate di equipaggiamenti fuori ordinanza e addestrate alla mattanza, dal “teatrino della tensione” messo in piedi dalle stesse istituzioni con l’aiuto dei mezzi d’informazione, dalla progressiva militarizzazione di Genova, dalla progressiva restrizione dei diritti civili.Inizia da lontano proprio perché vuole andare lontano, tanto per usare una frase ad effetto. Non vuole cioè fermarsi a quei giorni, ma andare oltre, a quei processi appena iniziati, processi per i quali sono stati riesumati reati eccessivi (vedi “devastazione e saccheggio”, per cui un ragazzo che ha lanciato un sasso può rischiare fino a otto anni di carcere) o addirittura grotteschi (vedi la “compartecipazione psichica”!). Vuole andare ai numerosi avvisi di garanzia nei confronti delle forze dell’ordine che, almeno nel caso delle indagini relative alla scuola Diaz, investono alcuni tra i più alti vertici della nostra polizia. E vuole andare, anche e soprattutto, al terrificante silenzio mediatico e alla becera indifferenza politica che hanno accompagnato tutti questi eventi. Ho cercato di scrivere un testo che fosse il meno possibile “recitato” e il più possibile “raccontato”, un testo comprensibile a tutti, anche a quelli che di Genova non hanno mai sentito parlare, un testo che rinunciasse a ogni tecnicismo a favore della semplicità e della chiarezza, e che sapesse, quando possibile, anche stemperare la tensione mettendo in luce i fatti più paradossali, ricorrendo a toni prettamente comici.Spero di esserci riuscito. I fatti, almeno per il momento, sembrano darmi ragione. Da ormai nove mesi lo sto portando in giro in tutta Italia, e le richieste di date continuano ad arrivare. Fatta eccezione per qualche spiacevole episodio (che comunque, trattando certe tematiche, si mette necessariamente in conto), la risposta del pubblico è stata davvero straordinaria: in questi mesi di vagabondaggio randagio e militante, ho trovato una società civile arrabbiata, smaniosa di sapere, domandare, conoscere, affamata di perché. Ho trovato finalmente una fetta d’Italia indignata, incapace di voltare la testa, tapparsi il naso e dimenticare.In più, in questi casi, la valutazione va ben al di là dei meriti e dei risultati puramente artistici: questo è uno spettacolo fatto con e per il Comitato Verità e Giustizia per Genova, del quale sono entrato a far parte, per la raccolta fondi al fine di tutelare al meglio le spese processuali relative al G8, per la raccolta di firme della petizione popolare…e in questo sì, la risposta della gente è stata davvero incredibile. Per tutta questa avventura, che spero duri ancora il più a lungo possibile, dovrei ringraziare una quantità sterminata di persone, a partire da tutti quelli che mi hanno messo a disposizione i loro spazi per esibirmi, il cui entusiasmo e la cui determinazione mi hanno fatto dimenticare anche la stanchezza del continuo su e giù per l’Italia con gli zaini pieni di libri e videocassette del Comitato. Non potendo ringraziare tutti, ringrazio la persona che, oltre a regalarmi una nuova e bellissima amicizia, per prima e praticamente a occhi chiusi, ha creduto in questo progetto: Lorenzo Guadagnucci. Grazie Lorenzo, grazie a tutti…continuiamo a vagabondare perché, come scriverebbe in un’e-mail Antonio Bruno, “eppure il vento soffia ancora”.
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Deviazioni deviate”, di Albano Ricci, settembre 2003

Questa volta per le mie DEVIAZIONI ho ospitato una voce preziosa ed amica, quella dell’attore Riccardo Lestini. Ho voluto che lui stesso raccontasse CON IL TUO SASSO spettacolo/inchiesta sulle giornate di Genova (16-22 luglio 2001) di cui è autore e interprete. Quindi il rafforzativo “Deviazioni deviate” del sottotitolo acquista ancora più forza e sfaccettature.

Avevo parlato del G8 nel breve monologo Genova Libera…con cui aprivo i concerti dei Modena City Ramblers nella turnè del 2002, quindi ancora Genova con questo nuovo lavoro Con il tuo sasso…si vede che sono recidivo! A parte gli scherzi, il progetto di parlarne attraverso uno spettacolo intero, che potesse essere teatro e inchiesta al tempo stesso, è nato improvvisamente, come improvvisamente sono nati tutti gli altri miei lavori. Alla base c’è stata, e c’è tuttora, una necessità…e soprattutto un malessere, un disagio. Io sono quello che si dice un “militante”, faccio attivamente parte del Social Forum, e le giornate di Genova sono state per me, e per moltissime altre persone, un momento centrale di tutta quanta la mia esistenza. Sono stato testimone di eventi che non ritenevo possibili in un paese civile e democratico come l’Italia…abbiamo assistito alla sospensione totale dello stato di diritto, alla militarizzazione di una città, al pestaggio indiscriminato di manifestanti inermi e pacifici, a rastrellamenti coatti, a umiliazioni e torture d’ogni sorta, alla morte sicuramente non accidentale di un ragazzo di ventitré anni…una delle pagine più nere della nostra democrazia.

A soli due anni di distanza ho avvertito che l’Italia stava dimenticando Genova, complice ovviamente un preoccupante e voluto silenzio mediatico. Ma il problema è che Genova non è finita in quei giorni, nel luglio 2001, tutt’altro. Anzi, forse si potrebbe affermare che le cose peggiori sono successe dopo, e continuano a succedere. Sto parlando di ragazzi tuttora sottoposti a misure restrittive di libertà, di agenti delle forze dell’ordine che, nonostante siano indagati per reati gravissimi, non vengono rimossi dall’incarico oppure ottengono una promozione, dell’assurda archiviazione dei fatti di Piazza Alimonda, e di tanto altro ancora. E nessuno parla…i mezzi d’informazione tacciono. Mentre la società civile ha il diritto di sapere. Ha il diritto di sapere perché su Piazza Alimonda non si è voluto arrivare ad un processo pubblico, perché esponenti dei vertici della nostra polizia sono finiti sotto inchiesta. Quindi Con il tuo sasso non nasce tanto “per non dimenticare”, ma piuttosto per continuare a parlare di avvenimenti per nulla conclusi e che non si concluderanno certo a breve termine. Così, più che uno spettacolo, ho costruito una sorta di lungo racconto in forma di monologo, dove in circa un’ora e mezzo di rappresentazione cerco di ricostruire i fatti, proprio alla luce delle violazioni costituzionali, delle sospensioni dei diritti e delle inchieste ancora aperte.

Ho usato, come sempre nei miei lavori, un linguaggio molto diretto, che possa arrivare a tutti. Ho sempre fatto teatro “civile” e “sociale”…ma Con il tuo sasso si distacca dagli altri miei spettacoli perché in questo caso non c’è l’espediente, più o meno mascherato, della fiction. I fatti in questo caso si presentano senza mediazione. Non sono stato solo in questo spettacolo. Prima di tutto c’è da dire che si tratta di un lavoro che si inserisce nelle attività del Comitato Verità e Giustizia per Genova, del quale faccio parte, che si occupa di raccogliere fondi per sostenere le spese processuali dei manifestanti coinvolti nelle inchieste. Ogni rappresentazione è accompagnata dal materiale del Comitato e, ovviamente, dal salvadanaio per le offerte. Tra poco inizieranno i processi, e c’è quantomai bisogno di soldi per garantire al meglio la tutela dei diritti legali. E il mio spettacolo, nel suo piccolo, cerca di contribuire a questa raccolta fondi. Colgo l’occasione per ringraziare in particolar modo Lorenzo Guadagnucci, l’anima di questo Comitato.

Lorenzo è stato fondamentale per l’aiuto e le precisazioni fatte al mio testo, ma soprattutto lo ringrazio per la sua amicizia, l’appoggio e il continuo incoraggiamento. Portare in giro tematiche così delicate non è impresa facile, e il sostegno morale di belle persone è davvero una risorsa incalcolabile.

Lo spettacolo, in collaborazione con COMITATO VERITA’ E GIUSTIZIA PER GENOVA e COMITATO PIAZZA CARLO GIULIANI, è no-profit: gli eventuali proventi saranno devoluti al comitato verità e giustizia per Genova al fine di sostenere le spese processuali dei manifestanti indagati.
Ci vuole forza e coraggio per prestare voce e figura ad uno degli episodi più tristi e irrisolti della nostra ancor giovane seconda Repubblica. Siamo con te piccolo giullare, con tutte le nostre più sbagliate o esatte deviazioni.
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Luglio 2001, Genova non dimentica di Graziarosa Villani

Liberazione 1 ottobre 2004

«I segni, anche quando scomparsi dalle ossa, dalla carne, dalla pelle, ciascuno se li porta dentro, nella paura per le ombre, nell’ossessione dei rumori, nel turbamento dei sogni, negli incubi delle notti insonni». E’ l’eredità di Genova del luglio 2001 nelle parole di Giuliano Giuliani, una esperienza che non si dimentica, che a distanza di anni resta indelebile nella mente e nell’inconscio di quanti nella città blindata del G8, sprofondata in un’atmosfera cilena col potere armato di manganello, gas al peperoncino e scudi, furono travolti dai pestaggi della Diaz, dalle torture nel lager di Bolzaneto. Ferite ancora aperte che solo una vera giustizia potrà in parte rimarginare. Ma la verità su cosa accadde in quei giorni, su chi furono i veri responsabili della mattanza che tinse di sangue Genova ancora non arriva. E più si assiste al tentativo dei poteri forti di sottrarsi alle responsabilità attraverso assurdi depistaggi e accuse infamanti, più cresce il desiderio di giustizia. E se ancora non è stato raccolto l’appello di istituire una vera e propria Commissione d’inchiesta parlamentare sui “fatti di Genova”, le vicende dei tanti le cui esistenze sono cambiate in quella città, in quei giorni, tornano ad incontrarsi faccia a faccia nelle aule di giustizia. Una verità processuale che si va via via delineando, giunta alla richiesta di rinvio a giudizio per i 28 poliziotti che fecero irruzione alle Diaz e verso l’udienza preliminare per le sevizie di Bolzaneto.

I protagonisti schierati dalla parte dell’accusa non sono soli. Dietro di loro, per un sostegno morale ma soprattutto per il sostegno economico all’attività legale portata avanti dal team di avvocati del Genoa Legal Forum, c’è tutto un movimento che si mobilita, si organizza per reperire fondi attraverso libri, spettacoli, concerti. Tutto per riempire il vuoto del silenzio mediatico calato su Genova, per dire «noi non dimentichiamo, noi chiediamo la verità».

Le pagine di Bartesaghi e Poggi

In assemblee, incontri, conferenze alle università, la Genova del 2001 ritorna dalle pagine scritte, dolorosamente autobiografiche, di chi si trovò suo malgrado protagonista, ritorna con lo spettacolo-inchiesta “Col tuo sasso” sull’uccisione di Carlo Giuliani a piazza Alimonda, ritorna con l’impegno di un gruppo musicale come la Bandabardò che ieri ha suonato al centro sociale Terra di Nessuno di Genova per sostenere le spese del Genoa Legal Forum. Non si stanca di chiedere l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta Enrica Bartesaghi, presidente del Comitato Verità e Giustizia per Genova, autrice di “Genova: il posto sbagliato” (Edizioni Nonluoghi 12 euro) presentato nei giorni scorsi in due incontri a Roma alla libreria Feltrinelli e al centro congressi di via Salaria per la giornata “Genova, per non dimenticare” alla Facoltà di Scienze della Comunicazione. Il suo è il “Diario di una madre”. Sua figlia, all’epoca ventenne, fu desaparecida per tre giorni. Ebbe la sfortuna di trovarsi alla Diaz al momento dell’irruzione. «Per Sara – scrive – fu l’inizio di un incubo: la fuga verso i piani superiori della scuola, il tentativo di nascondersi in bagno, l’arrivo degli agenti e la furia delle violenze, il passaggio in ospedale e poi il trasferimento a Bolzaneto». Una cronaca scritta di getto tra l’agosto e il settembre 2001 spinta da un bisogno di denunciare. «Sara – dice la madre Enrica che è parte civile al processo per la Diaz – oggi in qualche modo si sente sollevata dal fatto che sia io a portare avanti la battaglia per avere giustizia dei soprusi da lei subiti». Schiettamente autobiografico anche il libro “Io, l’infame di Bolzaneto” (Edizioni Yema) che l’autore Marco Poggi ha presentato nelle stesse occasioni a Roma. «I proventi del mio libro – dice – vanno al Sindacato degli Infermieri Penitenziari». Quasi una necessità, dopo Genova. Un “mea culpa” sincero per non aver avuto il coraggio di opporsi alle torture di Bolzaneto che lo hanno portato oggi, dopo l’assoluzione dall’accusa di diffamazione, ad essere uno dei testimoni chiave delle sevizie perpetrate ai danni degli inermi ragazzi. «Ho visto un agente alzarsi dalla sua postazione alla matricola – scrive – e andare a dare un calcio violentissimo alla gamba di un altro detenuto che faceva il “cigno” contro il muro. Anche questo succedeva senza alcuna giustificazione plausibile: lo hanno fatto solo per il gusto di farlo».

Lo spettacolo inchiesta

Un’altra pagina nera dei “fatti di Genova” rivive nello spettacolo-inchiesta “Col tuo sasso” di Riccardo Lestini andato in scena a margine dell’incontro a Scienze della Comunicazione. «”Col tuo sasso” nasce – spiega Lestini – per continuare a parlare di avvenimenti per nulla conclusi. In un monologo di un’ora e mezzo cerco di ricostruire i fatti, alla luce delle violazioni costituzionali, delle sospensioni dei diritti e delle inchieste ancora aperte».

I siti internet

La giustizia negata è il filo rosso che unisce anche il coordinamento di comitati e organizzazioni tutt’ora alla ricerca di verità che su Internet hanno dato vita al sito-denuncia www.reti-invisibili.net. Si va da Walter Rossi a Giuseppe Pinelli, da Dax alla strage di Ustica. «Troppo spesso i colpevoli e i mandanti degli omicidi non sono stati individuati, e quando individuati sono quasi sempre rimasti impuniti…» si legge sul sito. «Ci unisce, pur nella diversità delle singoli associazioni – spiega Lucia Bruno (sorella di Piero, rimasto ucciso nel 1975 a seguito degli scontri di protesta contro l’aggressione dello Zaire all’Angola) che ne ha parlato all’incontro a Scienze della comunicazione – il filo comune dell’impunità, dell’ingiustizia, della mancanza di verità». Il coordinamento reti-invisibili. net si batte anche per l’istituzione di una Giornata della Memoria e per ottenere vere inchieste parlamentari. E il sostegno al Genoa Legal Forum arriva anche in musica, dalla Bandabardò che ieri ha suonato in concerto a Genova per sostenere le spese legali dei processi in corso presentato il recente album “Tre passi avanti”. «Il nostro appoggio – dice il chitarrista Finaz – è totale. Non dobbiamo delegare. Ogni epoca ha la sua forma di lotta. Oggi ognuno ha il dovere di scendere in piazza per denunciare la stupidità umana».

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Chioggialab, agosto 2004

Al Chioggialab Festival il monologo“Con il tuo sasso” per non dimenticare Carlo Giuliani

di Fabrizio Boscolo Caporale

Chioggialab, piazzale della stazione ferroviaria. Ai piedi della cisterna dell’acquedotto. Sera di fine estate. Sbuffi intermittenti di un vento acido ed impietoso. Riannuso la stessa aria malata e crudele che avvertimmo subito noi di Chioggia quella mattina del 21 luglio 2001, appena arrivati a Genova, scendendo dal pulmino nei pressi di piazzale Kennedy. Il giorno dopo la morte cruenta di Carlo Giuliani, un ragazzo. Il giorno del corteo dei trecentomila con entrambe le mani protese verso un cielo barricatosi dietro le pale assordanti di un elicottero fisso sopra le nostre teste. Un corteo straordinariamente pacifico. Un serpentone variamente colorato. Non se ne vedeva la testa. Non se ne vedeva la coda. Si era tutti lì per un altro mondo possibile.
Schizzano via, sospinti da folate gelide, i fogli dal tavolino bianco e solitario al centro di un palco quanto mai nudo. Sono i fogli prima predisposti con certosina cura da Riccardo Lestini: gli “altri” documenti, le “altre” testimonianze raccolte dal Genoa Social Forum sui fatti di Genova 2001. Carte che parlano di un’altra verità. Opposta a quella ufficiale, fatta passare con archiviazioni indebite, manipolazioni, depistaggi ed omertà. I crudi fatti rimessi a fuoco, Riccardo li riproblematizza e tenta con onestà, senza facili ideologismi precostituiti, di riconnetterli nella loro dinamica, interna e contestuale, effettiva. Una rigorosa ricostruzione logica e storica possibile solo dentro la libertà critica di un “altro” orizzonte etico, giuridico e civile.
Un teatro diretto. Duro. Vibrante. Un teatro/inchiesta senza mediazioni, e tanto meno senza gli artifici della fiction, questo di Riccardo Lestini: autore, regista, attore e militante. Uno spettacolo messo in piedi e fatto girare con grande successo per mezza Italia anche allo scopo di sostenere le abnormi spese legali del Comitato Verità e Giustizia per Genova. La vicenda di Genova, infatti, non è ancora finita. Non si tratta solo di non dimenticare Carlo. È altrettanto doveroso difendere tutti coloro che manifestarono e che ingiustamente sono stati colpiti da accuse ingiuste ed infondate, tuttora alle prese con percorsi giudiziari che si prevedono ancora lunghi, costosi e tormentati. Come non si può fare a meno di togliere del tutto il velo a quanto è successo nella notte alla scuola media Diaz, dove dormivano inermi numerosi esponenti del movimento. Una irruzione violenta della polizia motivata poi con il ritrovamento di una lista risibile di oggetti considerati alla stregua di armi, tra cui spicca per pericolosità una crema antiabbronzante, che rasenta il grottesco. Per non parlare delle due bottiglie molotov introdotte di soppiatto da un poliziotto nella scuola, come ormai tutti sappiamo dopo la sua confessione. Ci sarebbe da ridere se solo si potesse non piangere. Non ci sono parole, poi, per le torture agghiaccianti ed inquietanti di tantissimi partecipanti alla manifestazione contro il G-8 all’interno della caserma-lager di Bolzaneto.
Incurante di un vento sbagliato come quei lontani giorni di Genova e dei fogli-documenti volanti, a loro modo protagonisti e compagni attivi di scena, Riccardo Lestini continua imperterrito, modulando con perizia espressiva la sua limpida voce toscana, nella sua ritmata e stringente controargomentazione e nel contempo nella sua incalzante orazione civile. Non una pausa. Di fronte a lui, al suo corpo esile che mima e gesticola per accenni misurati, le menti ed i cuori di un pubblico insolitamente variegato, totalmente assorto e coinvolto nel profondo.
Il racconto-monologo “Con il tuo sasso”, molto opportunamente, parte da molto prima delle giornate di Genova del luglio 2201. Inizia con la lettura critica degli antefatti politici e mediatici precedenti alla fase terminale di preparazione del G8. Ovvero prende le mosse dall’interpretazione e dalla sottolineatura del meccanismo artificioso di innalzamento progressivo della tensione e della provocazione già in atto a partire da febbraio. Il ministro Bianco ed il governo Amato di centrosinistra non sono, da questa angolatura, esenti da critiche. Il subentrante Scagliola, ministro agli Interni di Forza Italia, alzerà tragicamente il tiro.
Illuminanti, teatralmente efficaci ed affatto secondari sul piano dell’analisi, sono alcuni “dettagli” sottoposti ad un lucido ingrandimento. Giusto per fare un esempio: le decisioni governative e le conseguenti “misure giuridiche” che consentiranno di passare dalle fondine “strette” d’ordinanza alle fondine “larghe” cosiddette “a coscia” (cioè ad estrazione rapida) delle pistole delle forze dell’ordine. Altro “dettaglio”: il passaggio ai manganelli cosiddetti “tonfa” con manico a T. Assai più “efficaci” di quelli normali, come dimostreranno le gravi contusioni e le fratture subite dai manifestanti pestati e passati per il Pronto Soccorso. Senza poter contare, però, di un regolare referto medico con tanto di diagnosi e di prognosi.
Lo stato di diritto spappolato. I diritti civili violati. I principi costituzionali calpestati. Questo il filo rosso dell’avvolgente ricostruzione di Lestini. Non solo, quindi, lo scandalo della gabbia della zona rossa, che include/esclude, penalizzandoli, centro storico, porto ed attività commerciali primarie. Anche tutto il resto della città è sostanzialmente negato dalla strategia della tensione. Ed ecco la trappola di chi provoca chi. Il rovesciamento mediatico sistematico. Le campagne televisive e giornalistiche martellanti, che distorcono in profondità l’immagine del movimento dei movimenti in funzione di una sua criminalizzazione e conseguente repressione a livello di piazza. Altro che l’apertura ipocritamente annunciata di un dialogo tra il G8 ed il Genoa Social Forum, il movimento plurale “per un altro mondo possibile”, da Berlusconi all’indomani della sua nomina a premier, seguita alla sconfitta bruciante del centrosinistra nelle elezioni politiche della primavera 2001. Sicuramente più preveggente e nel contempo inquietante l’allusione berlusconiana di maggio che a Genova durante le giornate del G8 ci sarebbe potuto scappare il morto. Cosa puntualmente e drammaticamente avvenuta, purtroppo.
Il clou del monologo coincide, non poteva essere altrimenti, con la triste vicenda umana dell’uccisione di Carlo Giuliani. Carlo, solo un ragazzo. Non un eroe. Non un martire. Sarebbe un cedimento sbagliato ad una vuota e falsa retorica. Qui il ritmo delle parole viene a coincidere con quello dei fotogrammi di una videocamera digitale. Il racconto diventa impetuosamente visivo. La topografia di piazza Alimonda. La quasi mancanza di vie di fuga. Le distanze tra Carlo ed il Defender dei carabinieri. Tutto minuziosamente rimisurato e riverificato. La documentazione fotografica viene ripassata al setaccio e criticamente reinterpretatata, tenendo degli effetti distorsivi eventualmente prodotti per esempio dai teleobiettivi.
E veniamo al fatidico sasso. Anzi ai due sassi, per precisione. Il primo sasso, un calcinaccio, che avrebbe deviato verso il basso, secondo la versione ufficiale, il proiettile sparato in alto dal giovane carabiniere Mario Placanica, successivamente prosciolto. Tragicamente “deviato” da un banale calcinaccio piovuto dall’alto, quindi, il proiettile che colpisce fatalmente alla fronte Carlo. Questa l’inaccettabile “verità” che giuridicamente è passata. Un secondo, ben più concreto e meno misterioso sasso, su cui insiste il racconto di Lestini: quello dell’accanimento di qualcuno (chi?) contro Carlo già a terra colpito a morte, che gli produce una nuova ferita a stella sempre sulla fronte. Probabilmente un gesto compiuto per dissimulare quanto prima successo. Un atto subitaneo di depistaggio. Un secondo sasso, il cui lancio viene attribuito seduta stante ad un altro lontano manifestante, giusto per scaricare in altra direzione una responsabilità fin troppo grande e terribile.
Grazie, Riccardo!
Ancora grazie per questo tuo alto contributo civile ed artistico, che può essere considerato a ragione l’evento teatrale dell’anno in questa nostra città.

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INTERVISTA A RICCARDO LESTINI APPARSA SU “ETRURIA”, NUMERO IX, ANNO XVIII

  • Ciao Riccardo, prima di tutto complimenti per il tuo successo artistico e il tuo coraggio. Sono stato sempre tra i primi a venire a conoscenza dei tuoi successi: mi hai regalato telefonate intense con cui ti sei confidato con me, passandomi con leggerezza la tua felicità. Bene, ma li raccontiamo questi due anni che ti hanno stravolto? Partiamo dall’incontro con i Modena, praticamente due anni fa…

“Stravolto” penso sia proprio il termine più esatto. All’inizio c’è stato Gatti Randagi, il mio spettacolo di monologhi, grazie al quale sono uscito dalla dimensione strettamente “amatoriale”, nel senso che ho iniziato a girare tutte le settimane per locali, feste e piazze…e per la prima volta ho iniziato a tirar su due lire, e non è poco…pensa, dopo più di dieci anni che fai teatro per la prima volta ricevi un compenso: anche questo è uno stravolgimento! All’interno di questo spettacolo c’era un monologo di dieci minuti dedicato, guarda caso, ai giorni del G8, Genova Libera. Succede poi che un gruppo di amici di Firenze, autori del documentario Genova senza risposte, riescono ad infilarsi alla mostra del Cinema di Venezia, e vogliono organizzare, il giorno della proiezione, alcune iniziative per attirare l’attenzione del pubblico sul loro film…lo slogan era “facciamo girare le scatole alla mostra del cinema”. Mi chiamano per recitare Genova Libera, e così, di colpo, mi ritrovo a esibirmi sulla passerella rossa di Venezia, davanti a un arsenale di telecamere…pazzesco! Una di quelle giornate che non fai in tempo a finirle di vivere che già nella tua testa sono completamente trasfigurate, come una specie di sogno. Insieme a noi c’erano i genitori di Carlo…ecco, io credo che uno dei momenti più intensi della mia vita sia stato l’abbraccio di Haidi Giuliani subito dopo la fine del monologo, un abbraccio imprevisto, lunghissimo, straziante, bellissimo. E insieme a noi c’erano, appunto, i Modena City Ramblers. Immagina, io già ero al settimo cielo per averli conosciuti, negli anni passati li avevo visti dal vivo qualcosa come quindici volte! Ripeto, parlare con loro per me era già il massimo, e le emozioni di quella giornata sarebbero potute bastare per almeno dieci anni! Invece il giorno dopo mi sveglia il suono del cellulare. Dall’altro capo del telefono c’è Cisco che mi dice “Ti andrebbe di aprire i nostri concerti con il tuo monologo?”. Io salto sul primo treno per Genova, dove avevano il concerto quella sera, e senza avere nemmeno il tempo di pensare a quello che mi stava succedendo, mi ritrovo davanti a cinquemila persone a recitare Genova Libera. Aggiungi poi che tutto questo stava accadendo proprio a Genova…insomma, io di quella sera non è che mi ricordi granché…mi ricordo che mi tremavano le gambe prima di entrare in scena, penso di essere stato sul punto di svenire! Ho difeso quelle gambe che tremavano e me le sono tenute strette, e oggi me le porto dietro ovunque vada. Stare in turné con i Modena, al di là del divertimento e delle emozioni, è stata anche una doppia lezione, artistica e umana. Ogni sera recitavo davanti a qualche migliaio di persone che non solo non erano lì per me, ma neppure erano lì per vedere uno spettacolo teatrale. Il pubblico di un concerto è radicalmente diverso da quello del teatro: non conosce la sacralità del silenzio, non sta seduto ad aspettare che lo spettacolo cominci…tutto questo per un attore può essere profondamente destabilizzante. E invece io credo che ogni uomo di teatro dovrebbe passare per questa esperienza: artisticamente ti fa crescere di più una serata davanti a un pubblico da concerto piuttosto che un anno in accademia. La lezione umana poi, è stata davvero incalcolabile. In pochi giorni ero passato dai pub di provincia alla Festa Nazionale de l’Unità, da cento a cinquemila spettatori…a Piacenza addirittura mi sono ritrovato sul palco a cantare Bella Ciao assieme a Gianni Minà, Sepulveda e Paco Ignacio Taibo II…sono cose splendide ma che ti possono far perdere di colpo il senso del reale, ti possono far impazzire, specie se capitano all’improvviso. Ma per fortuna i Ramblers sono persone splendide, e soprattutto sono persone vere, che mi hanno fatto vivere tutte queste cose con semplicità e leggerezza. C’è il palco, le urla della folla, il casino, gli autografi…ma poi c’è la vita vera, che resta la cosa più importante, ben più importante di qualsiasi tua creazione…e se la perdi di vista sei finito. I Ramblers sono stati degli stupendi e involontari maestri di “gestione razionale del successo”. E dopo la turné con i Modena ho iniziato a tutti gli effetti a lavorare con il teatro…ho ripreso Gatti Randagi e ne è venuta fuori un’altra bellissima turné…

  • Quindi Con il tuo sasso. Com’è nato il progetto e come si è sviluppato?

Come ho già detto avevo parlato del G8 nel breve monologo Genova Libera…quindi ancora Genova con questo nuovo lavoro Con il tuo sasso…si vede che sono recidivo! A parte gli scherzi, il progetto di parlarne attraverso uno spettacolo intero, che potesse essere teatro e inchiesta al tempo stesso, è nato improvvisamente, come improvvisamente sono nati tutti gli altri miei lavori. Alla base c’è stata, e c’è tuttora, una necessità…e soprattutto un malessere, un disagio. Io sono quello che si dice un “militante”, faccio attivamente parte del Social Forum, e le giornate di Genova sono state per me, e per moltissime altre persone, un momento centrale di tutta quanta la mia esistenza. Sono stato testimone di eventi che non ritenevo possibili in un paese civile e democratico come l’Italia…abbiamo assistito alla sospensione totale dello stato di diritto, alla militarizzazione di una città, al pestaggio indiscriminato di manifestanti inermi e pacifici, a rastrellamenti coatti, a umiliazioni e torture d’ogni sorta, alla morte sicuramente non accidentale di un ragazzo di ventitré anni…una delle pagine più nere della nostra democrazia. A soli due anni di distanza ho avvertito che l’Italia stava dimenticando Genova, complice ovviamente un preoccupante e voluto silenzio mediatico. Ma il problema è che Genova non è finita in quei giorni, nel luglio 2001, tutt’altro. Anzi, forse si potrebbe affermare che le cose peggiori sono successe dopo, e continuano a succedere. Sto parlando di ragazzi tuttora sottoposti a misure restrittive di libertà, di agenti delle forze dell’ordine che, nonostante siano indagati per reati gravissimi, non vengono rimossi dall’incarico oppure ottengono una promozione, dell’assurda archiviazione dei fatti di Piazza Alimonda, e di tanto altro ancora. E nessuno parla…i mezzi d’informazione tacciono. Mentre la società civile ha il diritto di sapere. Ha il diritto di sapere perché su Piazza Alimonda non si è voluto arrivare ad un processo pubblico, perché esponenti dei vertici della nostra polizia sono finiti sotto inchiesta. Quindi Con il tuo sasso non nasce tanto “per non dimenticare”, ma piuttosto per continuare a parlare di avvenimenti per nulla conclusi e che non si concluderanno certo a breve termine. Così, più che uno spettacolo, ho costruito una sorta di lungo racconto in forma di monologo, dove in circa un’ora e mezzo di rappresentazione cerco di ricostruire i fatti, proprio alla luce delle violazioni costituzionali, delle sospensioni dei diritti e delle inchieste ancora aperte. Ho usato, come sempre nei miei lavori, un linguaggio molto diretto, che possa arrivare a tutti. Ho sempre fatto teatro “civile” e “sociale”…ma Con il tuo sasso si distacca dagli altri miei spettacoli perché in questo caso non c’è l’espediente, più o meno mascherato, della fiction. I fatti in questo caso si presentano senza mediazione. Non sono stato solo in questo spettacolo. Prima di tutto c’è da dire che si tratta di un lavoro che si inserisce nelle attività del Comitato Verità e Giustizia per Genova, del quale faccio parte, che si occupa di raccogliere fondi per sostenere le spese processuali dei manifestanti coinvolti nelle inchieste. Ogni rappresentazione è accompagnata dal materiale del Comitato e, ovviamente, dal salvadanaio per le offerte. Tra poco inizieranno i processi, e c’è quantomai bisogno di soldi per garantire al meglio la tutela dei diritti legali. E il mio spettacolo, nel suo piccolo, cerca di contribuire a questa raccolta fondi. Colgo l’occasione per ringraziare in particolar modo Lorenzo Guadagnucci, l’anima di questo Comitato. Lorenzo è stato fondamentale per l’aiuto e le precisazioni fatte al mio testo, ma soprattutto lo ringrazio per la sua amicizia, l’appoggio e il continuo incoraggiamento. Portare in giro tematiche così delicate non è impresa facile, e il sostegno morale di belle persone è davvero una risorsa incalcolabile.

  • Il momento più bello e quello più duro di questa esperienza?

Sono in turné dalla metà di giugno, quindi di momenti belli e di momenti duri ce ne sono stati tanti. Perciò sarebbe meglio parlare di sensazioni generali. La cosa più bella è stata accorgersi che la società civile è affamata di sapere, vuole capire, pretende quelle notizie che l’informazione ufficiale si rifiuta di dargli. Ed è stato bellissimo veder nascere domande, smuovere qualche coscienza, suscitare dubbi…tutte cose che mi hanno convinto ancora di più circa la necessità del mio spettacolo. E ovviamente c’è la cosa splendida di ogni turné, e cioè conoscere gente splendida ogni sera, sentire il calore del pubblico, la gente che ti dice “grazie per tutto quello che fai”…che poi è ciò che ti fa andare avanti. Difficili da affrontare sono stati invece i tentativi di strumentalizzazione. Quando fai spettacoli di questo tipo ti esponi in prima persona a molti rischi, e nonostante la risposta del pubblico sia stata generalmente stupenda, non sono mancate le critiche feroci, le insinuazioni, le minacce…addirittura a Magione (PG) ho subito un’aggressione in piena regola, con un tizio che è salito sul palco per impedirmi di fare lo spettacolo. Ma quello che fa più male, stavo dicendo, sono le strumentalizzazioni. Quando ero con i Modena qualcuno mi ha accusato di speculare su Genova, adesso che per questo spettacolo non prendo soldi altri dicono che mi faccio pubblicità gratis…insomma, ci vuole un bello stomaco per sopportare tutto questo. Appena abbassi la guardia un istante sono tutti pronti ad appiccicarti una bandiera addosso, un’etichetta…tutti pronti ad accusarti di fare l’interesse di questo o quell’altro partito, di questo o quell’altro gruppo…ognuno pretende che dica quello che vogliono sentirsi dire. Ma io sono un attore, mica un politico…io sono solo una persona che, attraverso il teatro, cerca di interpretare la società in cui vive secondo la sua ideologia. Se mi permetti rubo un pensiero a Paolo Rossi, che diceva “non sono un attore politico, o meglio l’attore di una parte politica. Semmai sono attore del popolo. È il popolo che mi mantiene, da sempre. Colgo anche l’occasione per ringraziarlo”.

  • Il teatro civile è un tentativo di scalare il cielo o una necessità?

E’ un modo di intendere il teatro, e l’arte in genere. Io vedo nel teatro uno straordinario mezzo di comunicazione, un veicolo di idee eccezionale. Il teatro ha in sé una forza primitiva di coinvolgimento collettivo assolutamente incredibile: per questo l’attualità, le tematiche “civili”, vi sono inscindibilmente legate, al punto che, almeno per quanto mi riguarda, si inseriscono con una naturalezza sconcertante. Il teatro civile c’è sempre stato: pensa all’antica Grecia, o meglio ancora ai giullari nel medioevo, che venivano considerati, prima che attori, i “giornali parlati del popolo”. Per me il teatro civile è il mio modo naturale di fare spettacolo.

  • Un libro, un film, una canzone, una frase…

Vediamo un po’…il libro “Opinioni di un clown” di Boll…il film “Il Postino” di Troisi…la canzone “Amico fragile” di De André…e la frase “Siamo venuti per niente, perché per niente si va”, di De Gregori

  • Un mito

I miti sono pericolosi, anzi pericolosissimi…preferisco parlare di grandi maestri, persone che, senza volerlo, finiscono per influenzare…nel mio caso sicuramente Dario Fo in testa, poi Paolo Rossi, Lenny Bruce, Paolini…grandi esempi che non vanno però imitati (sarebbe impossibile, oltre che patetico e ridicolo)…semmai studiati…per me averli osservati attentamente a teatro ha voluto dire moltissimo.

  • Quanto è facile oggi per un artista precorrere i tempi, intuirli? Non c’è in giro un clima d’immobilismo culturale?

Si dice che il segreto del teatro è il ribaltone continuo, buttare sempre tutto all’aria, stupire, anticipare i tempi, sia quelli dello spettacolo, sia quelli sociali. Certo oggi le cose cambiano continuamente, e abbiamo dei politici che a noi attori ci stracciano, vogliono renderci tutti disoccupati! Il Presidente del Consiglio ne combina così tante da mettere in crisi anche gli attori più arditi…uno scrive un monologo, non fa in tempo a recitarlo che lo deve buttar via, perché nel frattempo il Presidente ne ha combinata una più grossa! Precorrere i tempi è molto difficile, perché per farlo c’è bisogno di avere una visuale molto ampia della società…invece oggigiorno la comunicazione è essenziale, telegrafica, è l’era degli sms, tanto per capirci. Ed è soprattutto l’informazione, la diffusione delle notizie, a risentire di questo: ogni avvenimento viene esaminato e commentato come singolo episodio in sé, senza tenere minimamente conto dei vari contesti e circostanze che lo possono aver generato. Si vogliono semplificare anche le problematiche più enormi e complesse, e questo finisce per generare confusione, distrugge ogni prospettiva critica, impedisce la comprensione. Perciò occorre andare oltre, non accontentarsi delle cose così come ce le propongono e soprattutto non accontentarsi delle facili semplificazioni…solo così si può tentare di analizzare e decifrare i nostri tempi. Riguardo all’immobilismo culturale…bé, sicuramente è un immobilismo imposto, perché io al contrario vedo un grande fermento culturale, sia a livello artistico sia a livello sociale. C’è il movimento, la società civile ha riportato in piazza i grandi temi, i contenuti, abbiamo assistito a splendide manifestazioni come quella di Roma o Firenze, sono ricominciate le discussioni, i dibattiti, i seminari…e anche a livello artistico ci sono segnali più che incoraggianti, sta nascendo un nuovo cinema, un nuovo teatro… Il problema però è che la maggior parte di queste non hanno la visibilità che meritano, finiscono per essere stritolate dal mercato…e quello sì, è il vero responsabile dell’immobilismo.

  • Mi regali un sogno o un pensiero leggero?

Di sogni ne ho troppi, quindi ti regalo un pensiero…un pensiero che forse con quanto detto finora non c’entra niente, o forse c’entra tutto. Hai presente gli aquiloni? Ecco, secondo me gli aquiloni sono angeli di carta che riflettono l’angoscia e la leggerezza di ogni esistenza…non spezziamo quei fili…

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“CON IL TUO SASSO”, dal “Manifesto”, 12 luglio 2003

Dopo aver raccontato i tragici giorni del G8 nel monologo Genova libera assieme ai Modena City Ramblers, Riccardo Lestini torna a parlare di Genova in questo suo ultimo lavoro. Uno spettacolo/laboratorio scritto basandosi interamente sui documenti (filmati, fotografie, perizie, referti medici, atti processuali, testimonianze…), e nato dalla necessità di continuare a parlare di un capitolo nero della nostra democrazia, di una vicenda per niente conclusasi con la fine delle manifestazioni, ma che ancora, a due anni di distanza, continua a indignare mettendo in fila sentenze ingiuste, falsità e assurdità d’ogni sorta. Per questo lo spettacolo non si limita a ricostruire le vicende della piazza, ma punta i riflettori anche e soprattutto su quello che ne è seguito (indagini, commissioni d’inchiesta, processi…).

Con il tuo sasso non pretende di dare risposte. Semmai, pone altre domande, cercando di portare alla luce nuovi elementi d’indagine, troppo presto accantonati o semplicemente ignorati, quando ancora la maggior parte dei processi sono tuttora in corso.

Nella grande tradizione del teatro civile, lo spettacolo risulta essere più una “narrazione” che una “rappresentazione”, con una continua mescolanza tra comico e tragico, per meglio evidenziare l’assurdità di due giorni di “violenze di stato” e di sospensione di ogni diritto civile.

Per la voglia di verità e per la necessità di giustizia.

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One thought on “Hanno detto di “Con il tuo sasso” – recensioni allo spettacolo

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